Scarica il “Libro Bianco” dei comitati: aspre critiche all’urbanistica di Monza

13 luglio 2015 | 23:56
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Scarica il “Libro Bianco” dei comitati: aspre critiche all’urbanistica di Monza

Secondo il documento nei prossimi cinque anni su Monza si riverseranno quasi un milione e mezzo di metri cubi di residenziale e commerciale. Sotto accusa il recupero di aree dismesse.

Per il momento è sotto traccia, ma giorno dopo giorno il malcontento per la strategia urbanistica della giunta municipale sta prendendo sempre più sostanza. Fa niente se si tratta di un esecutivo di centro sinistra, che almeno nelle intenzione dovrebbe essere più sensibile a certi argomenti. Da alcune settimane, l’anima ambientalista monzese e i comitati di quartiere stanno facendo sentire la loro voce.

Pochi giorni fa, durante una conferenza stampa, l’Osservatorio Ptcp aveva parlato di un vero e proprio “caso Monza” e adesso i comitati di quartiere hanno dato vita a un Libro Bianco per spiegare nei termini più popolari possibile l’attuale situazione urbanistica monzese. Così che, nessuno, fra qualche anno possa dire: “Non lo sapevamo”. Il dato di partenza è il milione e 400 mila metri cubi di residenziale e commerciale che investirà la città nei prossimi cinque anni. Al di là degli slogan da campagna elettorale, il “Libro bianco” dell’urbanistica monzese cerca di capire cosa l’amministrazione comunale stia facendo per ridurre il consumo di suolo.

Ovviamente, sotto la lente dei comitati non è finita solo la giunta di centro sinistra di Roberto Scanagatti, ma anche quella targata Lega Pdl di Marco Mariani. Messe insieme, le due giunta hanno totalizzato ben 12 piani attuativi, più sette in fase di approvazione (l’ultimo, giusto per fare un po’ di cronaca, è quello sull’ex Feltrificio Scotti varato dal Consiglio comunale al termine di una seduta fiume durata tutta la notte). Gli interventi sono tutti calibrati su aree dismesse. Quindi, non dovrebbe esserci consumo di suolo. Tuttavia, i conti non tornano.

“Come si può capire, la parola d’ordine ‘recupero delle aree dismesse’, di per sé condivisibile, deve poi essere valutata attentamente nelle caratteristiche degli interventi, ed è questo che manca nella programmazione territoriale del Comune – hanno scritto nel Libro Bianco -. Su quelle industrie dismesse sono di fatto oggi in corso operazioni puramente finanziarie, con il raddoppio del loro valore, per una loro inutile destinazione a residenziale/commerciale, i cui effetti sulla rete infrastrutturale e sul fabbisogno di servizi non sono di fatto presi in considerazione”. I Piani integrati di intervento in itinere sono in viale Foscolo (30.000 mila mc, in,  via Bramante da Urbino (21 mila mc)in via Ghilini (19.000 mc), in via Val d’Ossolo (84 mila mc), in via Guerrazzi (14.700 mc) e in via Hensemberger (36 mila mc).

Reinserire le aree dismesse nel ciclo produttivo dovrebbe essere il primo obiettivo da perseguire – prosegue il Libro Bianco -, magari per nuove forme di organizzazione del lavoro (es. coworking; start up), ma anche per servizi pubblici e privati “open space” che possono dare nuova vita al costruito”.