Legambiente: «La “tratta Expo” di Pedemontana apre a evento finito»

Legambiente: “Con i 1200 milioni pubblici spesi si sarebbero potute realizzare tutte le opere necessarie a risolvere i nodi critici della viabilità brianzola”
“Oggi alcuni politici si sono trovati per inaugurare l’ennesimo pezzettino di una autostrada che è il monumento della cattiva spesa. Con i soldi pubblici messi finora per realizzare un’autostrada privata, 1200 milioni, si sarebbero potute realizzare tutte le opere necessarie a risolvere i nodi critici della viabilità brianzola, e sarebbero anche avanzate risorse” commenta così Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia l’apertura della tratta B1 Pedemontana che collega Lomazzo a Lentate sul Seveso (leggi qui l’articolo dell’inaugurazione).
Expo 2015 però ha chiuso i battenti il 31 ottobre e il pezzo B1 della autostrada è stato inaugurato solo oggi, 5 novembre: “Era stato definito il tratto di “Pedemontana per Expo” proprio per accelerarne la realizzazione e il risultato è che è stata aperta solo per raggiungere i tornelli ormai deserti dell’Esposizione Universale” sottolineano ironicamente da Legambiente Lombardia che solidarizza con la protesta promessa dai sindaci interessati dalla futura tratta B2, che hanno annunciato che oggi non si recheranno alla cerimonia del taglio del nastro (leggi qui la protesta dei primi cittadini).
L’apertura della seconda tratta di Pedemontana, quella che congiunge la A9 con la congestionata ex-SS35, sottoporrà la rete viabilistica brianzola al rischio di trasformarsi in un imbuto, diventando di fatto una via preferenziale per far convergere sulla Milano-Meda flussi di traffico che oggi utilizzano altre viabilità autostradali altrettanto congestionate. I disagi per le centinaia di migliaia di persone che si spostano ogni giorno da e verso Milano rischiano dunque di aumentare drammaticamente.
Legambiente inoltre mette l’accento sulle carenze finanziarie che stanno mettendo in seria crisi la realizzazione dell’opera. “Temiamo che possa esserci un intervento economico della Regione, un vero e proprio sussidio per superare le perplessità delle banche che non vogliono più rischiare risorse in progetti come la Pedemontana, finanziariamente insostenibili a meno di forti aiuti e garanzie pubbliche. E questo sarebbe inaccettabile mentre si tagliano le risorse per il trasporto dei pendolari delle linee extraurbane su autobus in tutta la regione”.
I sospetti di Legambiente derivano dall’audizione della commissione quinta del Consiglio regionale della Lombardia di venerdì scorso. “In quella occasione l’AD della Concessionaria Massimo Sarmi ha fatto intendere che esisterebbe un accordo con la Regione sul pagamento del conto della gratuità anche per i prossimi mesi, in caso di scarso traffico sulla Pedemontana. Ciò vorrebbe dire che la Regione avrebbe concesso, o promesso, un nuovo sussidio oltre a quello già assicurato dal Cipe nel piano economico finanziario. Se ciò fosse vero significa che la Regione si impegna a pagare a Pedemontana la differenza tra gli introiti previsti dal PEF e quelli che si verificheranno davvero, e visti i numeri rischia di essere una botta da decine di milioni di euro all’anno sulle casse pubbliche. Sarebbe un precedente pericoloso, perché lo stesso trattamento potrebbe essere richiesto anche da BreBeMi e TEM, anche queste autostrade in pessime condizioni finanziarie” spiega Legambiente.
Per tutti questi motivi l’associazione si unisce alle proteste di tanti e diserta l’inaugurazione: “Non ci saremo alla festa privata di Maroni e di Serravalle per inaugurare la tratta B1 che ha distrutto gli ultimi boschi della pianura comasca continuando l’opera di devastazione avviata dalla tratta Cassano-Lomazzo. Non ci saremo ad ascoltare le nuove bugie di Maroni, che solo un anno e mezzo fa aveva dichiarato che la tratta B1 era essenziale perchè si potesse fare l’Expo. Ma ci saremo nei prossimi giorni, a monitorare i flussi effettivi di traffico e rilevare i disagi di un’opera tanto gigantesca quanto inutile per la maggior parte della popolazione che vive in questi territori, e a continuare a chiedere che l’opera si fermi lì dove è arrivata, evitando di aggiungere disagi alla mobilità brianzola”.
Il no all’opera arriva però anche dal mondo ambientalista attraverso una nota stampa di “Insieme in Rete per uno sviluppo sostenibile” che raccoglie ben 12 associazioni: “Ancora una volta ci troviamo ad assistere a un taglio di nastro per inaugurare un “pezzo” dell’autostrada Pedemontana. Un pezzo di autostrada privo di opere di connessione e che si immetterà su una superstrada Milano – Meda, già satura”.
Il ordinamento snocciola uno per uno tutti i punti che non vanno: dall’insostenibilità economica per la totale mancanza dei finanziatori privati che erano stati previsti con il “project financing” ai volumi di traffico insufficienti nel tratte già aperte anche nel periodo di gratuità “dimostrando l’inutilità di quest’autostrada rispetto all’effettiva domanda. . Questa “gratuità” è stata pagata con altri soldi pubblici da Regione Lombardia con 60 milioni di Euro, una vera e propria sovvenzione ad APL”. Inoltre le associazioni sottolineano come “I pedaggi previsti sono i più alti in Italia tant’è che APL, in modo goffo, ha tentato di correre ai ripari con “sconti” che però, in un circolo vizioso, aggraveranno proprio la situazione dell’ammortamento delle tratte e della creazione di nuove risorse per proseguire nei lavori”.
C’è poi il bilancio ambientale che è pesantissimo per la Brianza: “Intere aree agricole, verdi e boschive (Rugareto, Moronera, Battù) spazzate via o compromesse dal passaggio dell’infrastruttura e dai suoi enormi svincoli. La realizzazione delle Compensazioni Ambientali che è ancora al palo e la prevista greenway che addirittura rischia di non essere mai realizzata perché vincolata al completamento dell’intera infrastruttura. Nel lungo elenco – un vero e proprio “cahier de doleance”, non può mancare la criticità diossina sulla tratta B2, fino a poco tempo fa volutamente sottovalutata e che solo ora, dal marzo 2015, ha avuto attenzione grazie alle pressioni continue dei gruppi ambientalisti, fatte poi proprie da alcuni Sindaci, con almeno un piano di caratterizzazione dei suoli per verificare il livello di contaminazione da TCDD e decidere come agire, non risolvendo comunque l’incognita e i rischi collegati ad una bonifica”.
Articolo integrato alle ore 10 del 6 novembre con le dichiarazioni di “Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile”