Seveso, in tantissimi all’incontro su Pedemontana. Ma la situazione è ancora in stallo

Tanta attenzione, tanto interesse, tanta partecipazione: la serata organizzata alla FLA è stata seguitissima.
Lunedì 1° febbraio la Fondazione Lombardia per l’Ambiente, a Seveso, era affollatissima. Tutti e 125 i posti a sedere erano occupati (in diversi sono rimasti in piedi per più di due ore) per l’incontro su Pedemontana, «un momento di confronto importante per la città», come lo ha definito il sindaco Paolo Butti, che aveva lo scopo di fare il punto della situazione sull’autostrada con istituzioni e tecnici.
Presenti al tavolo dei relatori il geologo Gianni Del Pero, l’avvocato Claudio Colombo e l’ingegnere Andrea Debernardi. Non è mancata qualche polemica da parte dei cittadini, esasperati da un progetto che si trascina da anni e che non sembra portare alcun miglioramento per il territorio.
Dopo un riassunto degli eventi principali legati a Pedemontana, fatta da Butti, Del Pero ha affrontato la questione diossina, legata al disastro Icmesa del 1976: «Già nel 2008 l’analisi portata avanti da Pedemontana e Arpa aveva rilevato sul terreno interessato dal tracciato autostradale 47 punti su 63 di superamento dei limiti massimi di diossina, e idem nel 2010 – ricorda il geologo -. Nonostante questi dati fossero noti, il progetto non si è fermato: si parla di movimentare oltre 4 milioni di metri cubi di terreno potenzialmente contaminato». Per questo viene considerata già una prima vittoria il piano, approvato nel 2015, che prevede una serie di carotaggi per rilevare la quantità di Tcdd ancora presente nel terreno. «L’indagine ha lo scopo di avere elementi adeguati per prendere decisioni sostenibili in merito alla fattibilità di un intervento – precisa l’ex presidente di Arpa Lombardia -. Contrariamente alle promesse, però, i sondaggi non sono ancora iniziati: e, una volta partiti i primi carotaggi, l’operazione durerà almeno 120 giorni».
Ma se il rischio diossina c’è, perché non bloccare la costruzione dell’autostrada? «Gli atti amministrativi sono del 2005 e 2009, non più impugnabili – spiega Colombo -. Ma Pedemontana ha già disatteso l’impegno, preso con le amministrazioni locali, che prevedeva il completamento dell’opera per il 2016. Ora che i fondi pubblici sono stati dirottati sulle prime due tratte, e che non esistono prospettive certe di finanziamento, i tempi si dilateranno». Con un conseguente aumento di traffico sulla superstrada Milano-Meda e sulla viabilità locale, come annunciato dalle amministrazioni, rimasta inascoltate.
E proprio di traffico parla Debernardi, incaricato di un approfondimento sul tema in merito all’apertura di Pedemontana. I risultati non sono incoraggianti: quando la tratta A era gratis registrava circa 18.000 veicoli al giorno, un quantitativo piuttosto basso, più adatto a una strada provinciale che a una autostrada. Il pedaggio, salatissimo (20 centesimi/km, il triplo delle normali tariffe autostradali) non farà che diminuirlo… per aumentarlo altrove. «Per la B1 viene stimato un traffico di circa 20.000 veicoli al giorno, attirandolo sulla Milano-Meda, che nella zona tra Lentate e Barlassina ha registrato un incremento del 37% – spiega Debernardi -. La Milano-Meda è già satura e frequentatissima, nonostante sia piena di buche si parla di 100.000 veicoli al giorno. Ma quando diventerà parte della tratta B2, quanti pendolari continueranno a usufruirne? Il risultato sarà paradossale e svantaggioso sia per il territorio che per Pedemontana».
«In questi ultimi anni abbiamo ottenuto, insieme alle altre amministrazioni, di riuscire a sedere al tavolo delle trattative e gestire Pedemontana – ha voluto concludere Butti -. Continueremo su questo percorso, prima di tutto accertando che vengano fatte le dovute verifiche per la salute dei cittadini. Bisogna rispettare i patti, ma, se non ci sono le risorse, decideremo insieme un’alternativa, auspicabilmente meno impattante».