Insieme in Rete: “No agli aiuti di Stato per Pedemontana”

21 marzo 2016 | 23:13
Share0
Insieme in Rete: “No agli aiuti di Stato per Pedemontana”

A Seveso si parla ancora di Pedemontana, che si è bloccata a Lentate, paralizzata dall’obbligo di verificare la presenza di diossina nel terreno della tratta B2. E intanto a Bruxelles si chiede che vengano bloccati gli aiuti dello Stato italiano.

«Pedemontana è un fenomeno italiano e in questo, purtroppo, poco anomalo»: Gemma Beretta, portavoce di Insieme in Rete, riassume così la situazione nell’incontro di venerdì 18 marzo a Seveso. La serata è stata un’occasione per presentare il documento presentato alla Commissione europea sui finanziamenti governativi alle opere autostradali, firmato, tra gli altri, da Anna Donati, di Green Italy, e da Monica Frassoni, presidente dei Verdi europei. La richiesta avanzata all’Europa è quella di indagare sugli aiuti di Stato ai titolari delle concessioni, e senza permettere che Pedemontana e altre autostrade ottengano ulteriori incentivi.

«Pedemontana è partita in termini sbagliati, è costruita a pezzi e passa a zig-zag nella pianura, devastando il territorio e isolando comuni – ha commentato il geologo Gianni Del Pero -. Come società ha mostrato di non saper gestire un’opera così, e, d’altra parte, non ha nemmeno i soldi per farlo: insiste nell’andare avanti, ma deve invece fermarsi e risarcire il danno». Difficile capire con quali soldi potrebbe farlo: Strabag sta licenziando gli operai che hanno lavorato alle prime tratte, e i proventi dei pur carissimi pedaggi non bastano a rientrare dalle spese. «Nel mondo delle fiabe, o per come ce la raccontano, le autostrade non costano mai nulla, perché riescono ad autofinanziarsi con il pedaggio – chiosa Donati -. Ma ovviamente non è mai così, interviene sempre lo Stato, con aiuti come il valore di subentro e le defiscalizzazioni, e il resto ce lo mette la concessionaria». Solo che gli aiuti statali sono già stati versati e Pedemontana è stata completata solo per un terzo, e mancano ancora 2 miliardi: l’ultima speranza per chi vuole l’autostrada è rientrare nel piano Juncker, cosa di cui il Pirellone sembra peraltro certo. Un’eventualità che Donati accoglie in modo molto scettico: «Nel piano Juncker dovrebbero rientrare cose concrete, a basso rischio e importanti per l’economia, come le energie rinnovabili e i treni per i pendolari – spiega -, e questo non è certo il caso di Pedemontana». «Stranamente da mesi il governo italiano non sta avanzando su questa tematica a Bruxelles – continua Frassoni, raggiunta via skype -. Può essere un buon segno, ma è anche vero che viste da qui ci sono questioni molto più pressanti, come il caso Ilva».

Di certo la situazione non può restare così com’è: se Paolo Butti, sindaco di Seveso, teme soprattutto lo stato attuale della “vetusta” Milano-Meda, che dovrebbe farsi carico del traffico di Pedemontana, Giuliano Soldà, il primo cittadino di Bovisio, lancia la proposta della riprogettazione: «Ripensare Pedemontana si può – ha affermato -. Sul territorio c’è bisogno di sostenibilità: siamo ancora in tempo per modificare il progetto».  Evitando situazioni come quella di Cassano Magnago, punto zero di Pedemontana e ormai tagliato fuori dalla normale viabilità, come riporta Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. E anche tenendo conto dei recenti dati di traffico, che mostrano come Pedemontana sia al momento molto poco usata e di come, in realtà, il tragitto quotidiano medio di chi usa la macchina per spostarsi nel tragitto casa-lavoro sia molto minore: tra i 10 e i 30 km.

«Diciamolo: Pedemontana è un fallimento, e i sindaci dovrebbero fare un passo in più in questa direzione – conclude Alberto Colombo di Insieme in Rete -. Faremo di tutto perché questi finanziamenti non arrivino mai».