“Quelli del Parco”… che a Monza danno un calcio al razzismo!

Il calcio, lo sport più in generale, unisce. Oltre tanti pregiudizi la tradizionale partitella al Parco che si gioca da oltre 30 anni è diventa un momento di aggregazione interrazziale.
Provate per un attimo a chiudere gli occhi, poi pensate ad un prato verde, un pallone e una ventina di “ragazzi” che cercano di fare gol. La magia del calcio è facile da riprodurre, bastano questi pochi ingredienti per trasformare un angolo del Parco di Monza in un immaginario S. Siro a cielo aperto; in cui al posto di spalti e tribune si trovano grandi alberi secolari, e invece delle urla dei tifosi il gioco è scandito dal melodico cinguettare degli uccellini. Quale inizio migliore, per inaugurare il nuovo filone legato alle storie sportive locali più intriganti, se non quello di raccontare di un gruppo che da oltre 40 anni si ritrova due volte a settimana, estate inverno fa poca differenza, per sudare dietro alla palla su questo spicchio di Parco, non lontano dalla Cascina del Sole?
Un gruppo bello e variegato, che ci permette di riassaporare il senso genuino di uno sport, il calcio, che ormai sempre più spesso è associato a scandali, loschi figuri, e giocatori fin troppo viziati nei loro salari da Paperoni. Qui invece la parola unione è di casa, ed è davvero fantastico vedere la passione che spinge questa “squadra”- formata soprattutto da uomini ormai non proprio di primo pelo( ma non diteglielo altrimenti si arrabbiano)- costruire le porte, delineare il campo, ed infine improvvisare anche una bandierina del calcio d’angolo, con un cono e un bastone. Insomma sembra di vedere all’opera dei ragazzini di dodici anni, per il gioioso entusiasmo che ognuno mette a disposizione dell’altro.
Se pensate però che tra loro viga il motto “L’importante è partecipare, non vincere” bè vi sbagliate di grosso. La partita è una cosa seria, molto seria, nonostante i risvolti comici siano sempre dietro l’angolo: un tiro lisciato, un bisticcio per un fallo non dato, una battuta sarcastica per un gol sbagliato davanti alla porta. Ciò che più fa sorridere però è il 5-5-5 scuola Oronzo Canà– il famoso allenatore nel pallone interpretato dal mitico Lino Banfi– che “Quelli del Parco” hanno deciso di mettere in pratica. Infatti poco importa se al posto del classico 11 contro 11 si gioca invece in 13 per squadra, o addirittura in 15; quello che conta è fare risultato e proprio come ragazzini di dodici anni nessuno vuole mai perdere.
Il passato e le vite di questi piccoli, grandi calciatori si mescolano in una storia di amicizia e di sport, ma non solo… Andandoli a trovare ci accorgiamo subito di come all’interno del rettangolo di gioco vi siano persone di ogni tipo. Le differenze sono davvero tante: età, origine, professione, credo religioso, nazionalità e cosi via. Perciò è facile vedere Gianni, uno dei veterani giù al campetto, passare la palla ad Adel, un ragazzo marocchino arrivato in Italia dieci anni fa come tanti suoi connazionali. Oppure ancora ci si può imbattere in un contrasto di gioco, tra l’ ex calciatore professionista Lino Golin, campione d’Italia, d’Europa e del Mondo con il leggendario Milan di Rocco, e Youssoufou, un giovane della Costa D’Avorio, nel nostro paese da soli 7 mesi. Ci colpisce molto notare la gran quantità di ragazzi di colore presenti in campo. In tempi come questi, in cui imperversa la paura del diverso, fomentata dall’odio, e dalla strumentalizzazione mediatica di problemi quali immigrazione e criminalità, è davvero una boccata d’ossigeno constatare come ci siano ancora molte persone immuni ai veleni del razzismo.
Proprio per questo vorrei chiudere con una bellissima frase di Renè Fregni, che sottolinea una volta di più la capacità del gioco del calcio di veicolare valori quali unione e integrazione: “Tutte le mattine, in ogni angolo del mondo, dalla praterie dell’Islanda ai confini della Terra del Fuoco, dalla Siberia più orientale al Brasile, il calcio abbraccia i cuori di miliardi di uomini che si svegliano”.
Testo di Luca Giovannoni foto di Alessio Morgese (tutti i diritti riservati)