Paese Ritrovato, ecco la palestra olfattiva sensoriale per “vincere l’Alzheimer”

Perdere la memoria, purtroppo, è una triste verità che colpisce molti anziani. Ritrovare la speranza, quella di rammentare, è invece un profumo che non si può dissipare.
C’è la piazzetta, la chiesa e anche il teatro. C’è il bar e il parrucchiere. Il mini market e poi il sentiero degli orti. Non manca più niente eppure non si vede… No, c’è anche quella. La palestra olfattiva sensoriale.
“La palestra è stato il frutto di una convergenza di tante persone – dichiara Roberto Mauri, direttore della cooperativa La Meridiana – e il risultato finale è stato ottimale”. Una freccia scagliata con forza, contro il leone di Nemea. Una bestia feroce, l’Alzheimer, dalla pelle dura. E se la scienza, oggi, non può ancora dare una cura, la palestra sensoriale risulta essere un valido palliativo. “Abbiamo il dovere – sottolinea Mauri – di dare un’alternativa dignitosa a queste persone”.
DI COSA SI TRATTA?
Il Paese Ritrovato, inaugurato lo scorso 24 febbraio (leggi l’articolo), in collaborazione con il Politecnico di Milano, ha presentato ieri, martedì 29 maggio, l’ultimo ambizioso progetto del paese nel paese: la palestra olfattiva sensoriale. “Un progetto – chiarisce Andrea Dell’Orto, presidente del presidio Monza e Brianza di Assolombarda – che rappresenta un unicum. Non solo da un punto di vista tecnico, ma soprattutto – sottolinea – per il modo attraverso cui sono stati coinvolti i diversi soggetti, che lo hanno reso possibile. Dalle famiglie, che hanno contribuito con le proprie tasche, alle istituzioni come Comune e Regione.
Perdere la memoria, purtroppo, è una triste verità che colpisce molti anziani. Ritrovare la speranza, quella di rammentare, è invece un profumo che non si può dissipare. E così, quelle emozioni perse chissà dove, attraverso la dimensione olfattiva degli oggetti, tornano a galla in una memoria ritrovata. “Abbiamo fatto una ricerca su tutto ciò che già esiste – spiega Anna Barbara del Politecnico di Milano – arrivando, così, all’olfatto. Quello che i malati di Alzheimer perdono – spiega – non è la memoria olfattiva, ma la capacità associativa tra odore e oggetto”.
L’arduo compito, insomma, consiste nel ricreare un nesso logico/mnemonico tra significato e significante. “Un’esperienza verginale – asserisce Anna Barbara – che fa dei malati, dei bambini rinati in corpi di anziani”. Una parabola forte, ma di certo funzionale. Un bambino. Un anziano. Entrambi soggetti, che vanno presi per mano. Fogli di carta bianca, sui quali va ascritta la speranza.