
Secondo le autorità, sì. Ma furti, rapine, spaccio e prostituzione preoccupano I cittadini. Il procuratore del Tribunale Pizzi: "Grandi organizzazioni criminali qui non ce ne sono".
Secondo le autorità, sì. Ma furti, rapine, spaccio e prostituzione preoccupano I cittadini. Il procuratore del Tribunale Pizzi: "Grandi organizzazioni criminali qui non ce ne sono".
A Monza, il crimine fa notizia. E non stiamo parlando della rapina del secolo, dell’assalto in villa, di un omicidio efferato, di bande criminali che terrorizzano interi quartieri. A Monza fa notizia il piccolo furto, la lite fuori dal bar, il vandalismo di alcuni graffitari che imbrattano i muri della città. I problemi ci sono, per carità: questa città benestante è un mercato appetibile che attrae anche delinquenti “in trasferta” da altri Comuni, ci sono luoghi di spaccio e luoghi di prostituzione. Tuttavia nulla di paragonabile a quello che avviene fuori dai confini comunali, dicono le autorità. E le pagine di cronaca dei giornali locali, pur avide di simili notizie, spesso devono accontentarsi di crimini minori, in mancanza d’altro. Si chiamano “crimini predatori”, con rara efficacia lessicale: sono i furti, gli scippi e le rapine. Reati gravi, certo, crimini odiosi, ma che avvengono qui in numero nettamente inferiore rispetto a molti altri Comuni italiani, lombardi e anche briantei.
A Monza si verifica qualche singolo caso, che può arrivare a presentarsi come problema per le forze dell’ordine, ma di veri fenomeni criminali, a quanto pare, neanche l’ombra. Casi isolati, quindi, o forse c’è un malessere che non affiora se non in modo sporadico, nascosto nelle pieghe di una comunità molto perbene.
“Il circondario di Monza, da un punto di vista generale – afferma Antonio Pizzi, da un anno e mezzo Procuratore del Tribunale di Monza – è tranquillo.
Non che non succeda niente, perché di reati ne avvengono, però siamo nell’ambito della fisiologia. Ogni mattina arriva notizia di 2-3 rapine, su un territorio però che è molto grande: questa è l’ottava Procura in Italia come importanza, grandezza del territorio e organico dei magistrati (14, più un magistrato aggiunto e il Procuratore). Reati di grande allarme sociale ultimamente non ce ne sono stati. L’ultimo che ricordo è stata quella rapina in villa di Aicurzio, molto violenta, però le forze dell’ordine sono intervenute con grande rapidità. Dopo cinque ore stavamo già intercettando coloro che l’avevano commessa. Li abbiamo catturati tutti”.
“Per quanto riguarda la prostituzione – continua il Procuratore Antonio Pizzi – di denunce per sfruttamento ne arrivano pochissime. È un fenomeno sociale che è legato all’immigrazione clandestina, al disagio sociale, alla povertà”.
E se il mestiere più antico del mondo non sembra destinato a scomparire, né a Monza né altrove, anche su altri fronti qualcosa emerge. “Grandi organizzazioni criminali che qui facciano il bello e il cattivo tempo non ce ne sono. Ci sono organizzazioni di ‘ndrangheta, che però sono individuate e sotto controllo. Questo fenomeno qui non ha una grande ampiezza. Tuttavia esiste, c’è sul territorio”. Ma cosa vorrà dire “sotto controllo”? “Vuol dire che le indagini nei confronti di queste persone sono numerose, come anche gli arresti e i sequestri di armi. Noi sappiamo chi sono e loro sanno che lo sappiamo”. Qualche caso di estorsione? “Non ne vengono denunciati – afferma il Procuratore Antonio Pizzi – o perlomeno pochissimi. Invece abbiamo qualcosa che ci indica che ci siano delle estorsioni: sono gli incendi a esercizi commerciali, a ditte. Spesso queste forme di violenza contro cose danno l’indicazione di un fenomeno estorsivo alla base. Però le denunce vere e proprie sono poche”.
Progetti in cantiere? “È stata mia cura cercare di dare un aiuto alle donne e ai bambini che hanno subito violenza”, conclude Pizzi. È un progetto che partirà a breve, realizzato insieme all’Amministrazione comunale: che aiuterà donne e minori a denunciare e offrirà loro un sostegno anche dopo, da un punto di vista legale, psicologico e materiale”.
Come in Procura, anche al Commissariato della Polizia di Stato i toni sono rassicuranti. “Gli stranieri residenti qui sono 9mila”, spiega il Primo Dirigente Vincenzo D’Agnano. “Non soffrono alcuna forma di disagio sociale, non si sono ghettizzati territorialmente, non vi sono case popolari – come per esempio a Cinisello – in cui esiste un forte disagio sociale: i “fortini” in cui non c’è legge, in mano alla malavita. A Monza anche l’edilizia popolare, per uno sviluppo voluto dal Comune, è stata disseminata per il territorio. I reati sono compiuti perlopiù da persone che arrivano da fuori, da Comuni limitrofi, ma si tratta quasi sempre di scippi, furti o rapine e di piccoli numeri. Non sono fenomeni che creano allarme sociale. Il problema sicurezza è molto sentito dal cittadino proprio perché la soglia di attenzione è molto alta, non essendoci un fenomeno criminale diffuso. Bisogna distinguere sempre tra sicurezza oggettiva e percezione della sicurezza”. In poche parole, i cittadini monzesi non sono (ancora) assuefatti a crimini e violenze, come altri loro connazionali.
Proprio per rassicurarli è stata istituita la “polizia di prossimità” (cioè il poliziotto di quartiere, n.d.r.). “Lo scopo è quello di avere più visibilità – spiega il dirigente Vincenzo D’Agnano – e un rapporto più immediato con il cittadino. È come un servizio a domicilio. Noi abbiamo tre pattuglie, formate da due agenti ciascuna, che percorrono a piedi tre zone: il centro storico, l’area da viale Cesare Battisti a viale Lombardia (a ovest) e infine la zona Cederna (a est). È una figura familiare, rassicurante, come un amico fidato che si incontra passeggiando sotto casa. E il riscontro l’abbiamo, perché i cittadini e i negozianti contattano i poliziotti di quartiere: questa società si fida dei poliziotti”.
“Una collaborazione sinergica con l’Amministrazione – conclude Vincenzo D’Agnano – oltre che con i Carabinieri, l’autorità giudiziaria e con la Questura di Milano, già esiste. Alcuni interventi possono essere di grande aiuto: garantire l’illuminazione della zona e un diverso utilizzo dell’area a rischio, perché è chiaro che questi fenomeni attecchiscono e si sviluppano in aree abbandonate. Bisogna tornare a far vivere anche queste zone della città. Per quanto riguarda la Polizia di Stato, riusciamo a gestire l’ordinaria amministrazione, ma il cittadino qui non si accontenta, vuole un servizio d’eccellenza e per garantirlo è necessario avere i mezzi. Visto che diventeremo provincia, e quindi il Commissariato diventerà Questura, magari a livello centrale penseranno a questo, a consentirci di fornire un servizio di eccellenza. Però è necessario che i cittadini capiscano qual è il valore di questa istituzione, che non è solo repressione, ma fornisce tanti servizi, dai passaporti alle licenze. E i politici… i politici devono farsi sentire”.