
"7 giorni" – Editoriale del numero 3
"7 giorni" – Editoriale del numero 3
Da questo numero la giornalista Stefania Arcudi diventa nostra collaboratrice. Ci racconterà le impressioni e considerazioni di chi lavora al 30° piano di un grattacielo nel cuore di Manhattan.
Strane cose succedono al tramonto, anzi appena un attimo prima. Dalla mia scrivania al 30° piano del grattacielo che dividiamo con la Harper Collins', sulla 53esima strada, all'incrocio con la Fifth Avenue a Manhattan, mi godo l'attimo più sorprendente della giornata, il momento in cui la città cambia volto, in cui la metropoli frenetica e votata agli affari si trasforma nel tempio del divertimento e della trasgressione. Dura cinque minuti, non di più.
A ben pensarci credo sia una questione di luci. Innanzi tutto quella del sole calante, che rende i colori più pieni e i contrasti cromatici più vivi, che fa sembrare più brillante il rosso degli stop delle automobili perennemente in coda e fa apparire più definiti i contorni dei grattacieli contro il cielo. Poi ci sono le luci dei palazzi, che si accendono quasi simultaneamente, rendendoli meno freddi e quasi più accessibili, svelando qualcuno dei segreti custoditi tutto il giorno.
Certo, è divertente cercare di indovinare di che colore sarà la cima dell´Empire State Building, ogni sera illuminato in modo diverso, così come lo è veder diventare sempre più nitido lo spettacolo di luci a Times Square. Tuttavia, non c´è nulla di meglio che lasciarsi rapire dalle mille possibili storie che tutti gli altri grattacieli hanno da raccontare, sbirciando all´interno complici le luci accese.
In quei pochi attimi prima del tramonto, si ha la sensazione di essere trascinati in un luogo diverso, dove tutti continuano a correre, ma lo fanno in un modo diverso, più spensierato. Un posto dove non sono solo i turisti a godersi davvero il fascino della metropoli e dove persino il traffico indiavolato sembra più accettabile.
Trovarsi per quella manciata di minuti in cima a un grattacielo, come sto facendo io, significa ammirare estasiati il cielo che prende fuoco. Tuttavia so bene, perché mi ci sono trovata tante volte, che è per le strade, trenta piani più in basso, che il piacere di assistere a una tale metamorfosi si assapora in tutta la sua pienezza. Poi si fa buio e la seconda vita di New York è pronta a cominciare.