La Transilluminazione obliqua percutanea: ecco la nuova strategia terapeutica per il problema dei “capillari”

3 maggio 2010 | 14:05
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La Transilluminazione obliqua percutanea: ecco la nuova strategia terapeutica per il problema dei “capillari”

Veinlite_ApparecchioUn nome difficile per una geniale invenzione. Ce ne parla il professor Massimiliano Farina, specialista in Chirurgia Vascolare – Angiologia Medica e Segretario Regionale S.I.F.L., che applica questa innovativa strategia terapeutica ai suoi pazienti.

Veinlite_ApparecchioUn nome difficile per una geniale invenzione. Ce ne parla il professor Massimiliano Farina, specialista in Chirurgia Vascolare – Angiologia Medica e Segretario Regionale S.I.F.L., che applica questa innovativa strategia terapeutica ai suoi pazienti.

«La Transilluminazione obliqua percutanea è una nuova metodica basata sull’impiego di un fascio luminoso trasportato da una sorgente attraverso una fibra ottica e concentrato in un anello. Il fascio luminoso penetra attraverso la pelle (sulla quale è posto l’anello) secondo una inclinazione particolare, in modo tale da concentrarsi in un unico punto posto a una distanza compresa tra i 3 e i 6 millimetri dalla superficie. Questo punto si comporta come una sorgente luminosa profonda, in grado di illuminare da sotto i piccoli vasi venosi, che assorbendo la luce in proporzione alla loro dimensione, saranno riprodotti in modo chiaro, proprio come avviene in un teatro di ombre cinesi».

«L’uso della Transilluminazione percutanea è un punto cardine nella strategia terapeutica delle telangectasie, meglio note come “capillari”, ma in realtà piccoli vasi venosi di diametro inferiore al millimetro, o venulectasie, di diametro fino a 3 millimetri».

Questa geniale tecnica consente di rilevare la presenza o meno di quelle piccole “vene nutrici”, così definite perché sono responsabili dell’esistenza di aree cutanee particolarmente ricche di capillari, di difficile trattamento e con tendenza alla rapida ricomparsa di nuovi elementi dopo la terapia. Va detto che ciò che nasce come semplice inestetismo, se non trattato può, col passare degli anni, portare in fase avanzata a complicanze locali.

«Sotto la guida del fascio luminoso – spiega il professor Farina – è possibile incanulare le piccole vene con precisione, introdurre le sostanze idonee alla loro chiusura, controllandone istante per istante il tratto di parete “irritato”».

Importante il vantaggio: «Si ottiene maggior efficacia d’azione nel tempo. Il completo abbattimento dei maggiori livelli pressori presenti in questi vasi porta al “collasso” di gran parte dei capillari sovrastanti, che risponderanno più rapidamente al trattamento, con minor numero di sedute. La metodica è efficace, indolore ed eseguibile ambulatorialmente».

Sono necessari cicli di sedute in relazione all’estensione del problema, al tipo di telangectasie e alla risposta individuale.

«L’unico nemico è la fretta: il risultato va ottenuto gradualmente e progressivamente.

Per informazioni e richiesta appuntamenti: tel. 3471498607.