Anche in Brianza la politica sta diventando un’azienda di famiglia…

18 aprile 2012 | 22:03
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Anche in Brianza la politica sta diventando un’azienda di famiglia…

consiglio-comunale-monza-2-mbIl notaio è il mestiere che per definizione si tramanda di padre in figlio. Capita sovente anche fra gli artigiani, fra gli imprenditori e i giornalisti. Dinastie di falegnami, panettieri, capitani d’impresa e redattori. E da qualche tempo a questa parte il medesimo fenomeno sta dilagando anche in politica. Si sa, il bubbone è scoppiato con l’affaire Bossi, ma basta prestare un po’ di attenzione per scoprire che è molto più radicato di quello che possa sembrare.

consiglio-comunale-monza-2-mbIl notaio è il mestiere che per definizione si tramanda di padre in figlio. Capita sovente anche fra gli artigiani, fra gli imprenditori e i giornalisti. Dinastie di falegnami, panettieri, capitani d’impresa e redattori. E da qualche tempo a questa parte il medesimo fenomeno sta dilagando anche in politica. Si sa, il bubbone è scoppiato con l’affaire Bossi, ma basta prestare un po’ di attenzione per scoprire che è molto più radicato di quello che possa sembrare.

Anche in Brianza. Andrea Monti, figlio del senatore leghista Cesarino, è assessore in Provincia, Federico Romani, figlio dell’onorevole del Pdl Paolo, è consigliere, Andrea Colombo, figlio di Roberto, ex sindaco di Monza targato Forza Italia, siede in consiglio comunale, Daniela Ronchi, moglie dell’onorevole leghista Fabio Meroni, già assessore a Lissone è adesso candidata alle prossime elezioni amministrative e, giusto per non frasi mancare niente, è sorella di quel Maurizio sindaco di Brugherio fino a poche settimane. Inutile continuare. L’elenco potrebbe non avere fine.
Ciò che invece sta esaurendo sul serio è la pazienza, perché se non c’è niente di male nel tramandare di padre in figlio un impresa realizzata con soldi privati, ce n’è tanto nell’approfittare di un ruolo pubblico, pagato con soldi pubblici. In sostanza, è come se si stesse privatizzando la politica con le tasse dei contribuenti.
Farlo non è un reato penale, non comporta indagini, manette, perquisizioni o intercettazioni. Molto più semplicemente, se a parlare fosse una qualche nobildonna dei salotti bene, avrebbe disapprovato dicendo che si tratta di comportamenti di cattivo gusto, così tanto da offuscare anche eventuali meriti e titoli grazie ai quali quei posti sono stati occupati.