Monza. Lambro in secca: alla scoperta della Torre Viscontea

29 giugno 2012 | 15:40
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Monza. Lambro in secca: alla scoperta della Torre Viscontea

Approfittando della momentanea (si spera) assenza di acqua nel letto del Lambro – causata dalla rottura della chiusa situata dietro il convento del Carrobiolo – mi sono avvicinata alla torretta che si affaccia su via Azzone Visconti, unica testimonianza rimasta dell’antico castello della città.

Approfittando della momentanea (si spera) assenza di acqua nel letto del Lambro – causata dalla rottura della chiusa situata dietro il convento del Carrobiolo – mi sono avvicinata alla torretta che si affaccia su via Azzone Visconti, unica testimonianza rimasta dell’antico castello della città. Fu Galeazzo I Visconti, nel 1325, ad avviare la costruzione di un edificio fortificato a Monza, verso sud, in direzione di Milano.

Ingrandito negli anni successivi, e parzialmente protetto proprio dalle acque del Lambro, divenne tristemente famoso per la cosiddetta torre dei Forni, ovvero la torre maestra che sovrastava la rocchetta (la parte fortificata del castello): qui erano collocate delle terribili prigioni – i Forni, appunto – che gli antichi documenti descrivono come una cella tanto piccola e angusta che i malcapitati prigionieri, che vi venivano calati dall’alto, non potevano neppure rimanere in piedi, ma erano bensì costretti ad assumere posizioni scomode e dolorose.

Teatro di assedi, di prigionie, ma anche di rocambolesche evasioni, il castello di Monza venne parzialmente distrutto dallo scoppio di una mina nel 1527, e i suoi ruderi vennero definitivamente abbattuti nel 1807.

La torretta sopravvissuta, chiamata Colombaro, accoglieva l’alloggio di un ponte elevatoio, che consentiva il collegamento fra il castello e la cinta muraria. Sul fianco orientale, visibile anche da via Azzone Visconti, si osservano le mensoline su cui poggiava il ponte e l’antica apertura murata. Sul lato settentrionale, quello normalmente non visibile per la presenza del fiume, scopriamo uno stemma in pietra con un’aquila, che probabilmente faceva da “pendant” allo stemma di Carlo II di Spagna collocato sul lato opposto. Il passaggio di un ratto di proporzioni ragguardevoli mi ha indotta a terminare immediatamente questo rapido e…furtivo sopralluogo.