Confindustria, la ricetta di Dell’Orto contro la crisi

È oggi un mese che è stato eletto nuovo presidente di Confindustria Monza e Brianza per il biennio 2013-2015. Andrea dell’Orto, classe 1969, è alla guida della “Dell’Orto Spa”, nota azienda del territorio fondata nel 1980, che distribuisce prodotti dedicati a moto e scooter. Lo abbiamo incontrato per conoscere le sue linee guida e il programma che ha intenzione di realizzare.
È oggi un mese che è stato eletto nuovo presidente di Confindustria Monza e Brianza per il biennio 2013-2015. Andrea dell’Orto, classe 1969, è alla guida della “Dell’Orto Spa”, nota azienda del territorio fondata nel 1980, che distribuisce prodotti dedicati a moto e scooter. Lo abbiamo incontrato per conoscere le sue linee guida e il programma che ha intenzione di realizzare.
Quali saranno le sue linee guida?
La mia presidenza sarà caratterizzata dalla continuità rispetto a Renato Cerioli di cui sono stato il vice presidente. Con Cerioli è iniziato un percorso di forte rinnovamento all”interno della struttura di Confindustria Monza e Brianza, un cambiamento dato dall’impronta manageriale che ci ha portato ad avere oggi delle basi molto solide come territoriale. Sostengo il nostro modello organizzativo che vede al suo vertice un uomo capace come Massimo Manelli. I temi strategici sono quelli legati al mercato del lavoro, al welfare e al miglioramento della competitività delle nostre aziende. Riprenderò il dialogo con le altre parti sociali, in particolare il sindacato: mai come oggi ci sono interessi in comune da portare avanti.
Mandando un messaggio al Governo, quali sono le riforme urgenti da fare?
Innanzitutto bisogna rivedere la “Riforma Fornero”, una riforma che ha introdotto troppa burocrazia e che invece che snellire le procedure le ha appesantite e complicate. Ed è proprio di questo che non hanno bisogno le aziende. Poi, che si sblocchino i fondi per creare le infrastrutture necessarie alla Brianza che è mal collegata ai principali aeroporti, per esempio che soffre un deficit infrastrutturale enorme. Sono certo che con Ministro come Maurizio Lupi che conosce bene il nostro territorio qualcosa in più si potrà fare.
Internazionalizzazione e delocalizzazione. Qual è il suo parere in merito?
Sono un convinto sostenitore della internazionalizzazione e non della delocalizzazione. Oggi è importante mantenere in Italia i quartieri generali e i centri di sviluppo delle aziende perché le nostre competenze sono molto più avanzate di quelle dei Paesi esteri. È anche vero che molte aziende che avevano deciso di trasferirsi all’estero sono tornate sui loro passi.
Ben altro discorso è favorire l’internazionalizzazione: con la stessa Confindustria organizziamo delle missioni per portare gli imprenditori all’estero. L’ultima che abbiamo fatto è in Qatar, dove assieme a noi a dicembre sono venute ben una ventina di realtà. Abbiamo creato un ufficio di appoggio e così potrebbe aprirsi un nuovo importante mercato.
Come fa un imprenditore come lei a conciliare gli impegni della sua azienda con quelli associativi?
Oggi è difficile dedicare molto tempo alla vita associativa e quindi la mia filosofia, che poi è quella che consiglio a tutti gli associati è quella di puntare sulla qualità delle ore spese in associazione. Sicuramente sconsiglio di chiudersi in azienda perché oggi più che mai è importante trovare il confronto dei colleghi imprenditori che magari stanno affrontando problematiche simili.