Cani, padroni e guinzagli: «Prendilo a calci!!!»

Arriviamo di corsa per un sentiero. Siamo a Montevecchia . Ad un certo punto sulla nostra strada una signora con un bel cane da caccia. È già quasi un’ora che andiamo su e giù tra guadi e torrenti. Siamo stanchi, ma abbiamo ancora le forze per trotterellare. Il cane si accorge prima della padrona del nostro arrivo e rapido si volta, ci vede e inizia ad abbaiare. Poi a ringhiare.
Arriviamo di corsa per un sentiero. Siamo a Montevecchia . Ad un certo punto sulla nostra strada una signora con un bel cane da caccia. È già quasi un’ora che andiamo su e giù tra guadi e torrenti. Siamo stanchi, ma abbiamo ancora le forze per trotterellare. Il cane si accorge prima della padrona del nostro arrivo e rapido si volta, ci vede e inizia ad abbaiare. Poi a ringhiare.
Rallentiamo il nostro passo cercando di intuire se possiamo proseguire senza essere inseguiti e morsi o è meglio fermarsi. Non abbiamo scelta: in prossimità dell’animale le sue intenzioni sono più che evidenti. La posizione è quella di un imminente attacco, i denti sono ben in vista. Sta difendendo la sua padrona a qualsiasi costo. È il suo compito.
Guardiamo la signora. Il cane non è legato al guinzaglio, ci gironzola vorticosamente intorno. Cerca un angolo da cui sferrare l’attacco? Siamo lì fermi. Dopo qualche istante con voce decisa mio fratello chiede alla signora di richiamare il cane. Una volta, due, forse, tre. La signora non fa nulla, non risponde. Ad un certo punto con voce ferma dice «Dai un calcio al cane che la smette!».
Il tempo si ferma. Non sento più neanche il cane che abbaia, sento solo quella frase che mi echeggia nelle orecchie. Devo aver sentito male. Guardo mio fratello negli occhi. Ha gli occhi anche lui di uno che ha sentito una cosa assurda. Finora non avevo fatto altro che schivare gli attacchi, vedere cosa faceva mio fratello, capire se in qualche modo ne saremmo usciti e avremmo potuto riprendere la corsa. Ora ho la certezza che le cose si stanno mettendo male.
«Signora, richiami il cane e si vergogni di quello che ha detto» – Lo dico con calma, scandendo bene le parole, guardando negli occhi quell’animale. Non il cane, naturalmente.
In qualche modo la signora acchiappa il suo quadrupede. Siamo liberi di andare. Ma prima mi avvicino e le ripeto una cosa sola «Vergognati! ».
Al di là dell’obbligo o meno di tenere i cani al guinzaglio, vi ho raccontato questo episodio realmente accaduto sabato per un motivo: perché ho visto con quale superficialità si sia sviluppato il dibattito circa la questione dei cani al guinzaglio presso il Parco di Monza. Se vogliamo convivere tutti assieme credo che sia importante non creare situazioni di pericolo per noi, ma anche per gli animali stessi. Perché se il cane ci avesse morso? Perché se al posto del sottoscritto e di suo fratello, che non picchierebbero mai un cane, ci fosse stato qualcuno che avrebbe reagito diversamente? Come sarebbe finita? Male. In ogni caso male.
Sono molti i finali che potrebbe avere questa storia, uno peggiore dell’altro (ricordate quel tassista ammazzato a Milano perché uccise i cane di una signora?), a cui non voglio neppure pensare, ma vorrei che tutti noi capissimo quanto facilmente le situazioni possano degenerare. E la colpa non è mai dell’animale, ma sempre del suo padrone irresponsabile.