
Monza deserta. 7 luglio e per la prima volta arriva il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ma ad attenderlo lungo viale Cesare Battisti poche centinai di persone. I più non sanno neppure chi sta per giungere ma visto il gran dispiegamento di forze dell’ordine la curiosità li ha spinti a restare e commentare
Monza deserta. 7 luglio e per la prima volta arriva il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ma ad attenderlo lungo viale Cesare Battisti poche centinai di persone. I più non sanno neppure chi sta per giungere ma visto il gran dispiegamento di forze dell’ordine la curiosità li ha spinti a restare, ma soprattutto a commentare.
«Va beh che è il presidente ma tutto questo dispiegamento di forze dell’ordine mi sembra un’esagerazione – dice un uomo ad un suo amico e aggiunge – Quel elicottero, poi, è da questa mattina che vola, e sai chi paga il carburante? Noi!» «Se c’è da mettere i soldi per i servizi, ti dicono che non ne hanno, ma figurati se li hanno tagliati per i protocollo!» Il dialogo va avanti diversi minuti e gli argomenti sono quelli che potete immaginare, un po’ sullo stile si stava meglio quando si stava peggio (che oggi è più vero che mai, ndr).
Poca gente ad accogliere “Re Giorgio” e quella poca, gente comune, mica ”No tav” o “No Pedemontana” e etc, aveva il cuore freddo. Sì quello che ha intrattenuto molti davanti alla villa Reale era pura curiosità e non il senso di rispetto per l’istituzione. L’attesa per il Presidente. C’era persino chi parlava del fatto che ad arrivare non era Silvio Berlusconi, ma Napolitano. Teste scosse, insomma, per esprimere un dissenso silenzioso ed educato, ma che metteva in luce la distanza che ormai c’è tra la politica e la gente comune. «Quante auto blu!», «Quanti carabinieri, finanziari e polizia! Ma cosa pensano che ce lo vogliamo portar via?». E poi il solito ritornello «Sai chi paga? Pago io, e visto che è domenica pago doppio!».
Nel frattempo “Re Giorgio” arriva, corre lungo viale Cesare Battisti quello dove un tempo un anarchico mise fine alla vita proprio del re (ma si trattava di Umberto I). Napolitano passa via veloce (e indenne per fortuna, ndr) , il finestrino appena abbassato e con la mano accenna un saluto ai quattro gatti che sono lì incuriositi. Qualcuno gli sorride, ma di tricolori non ce n’erano.