Elezioni europee. Marson: «Per lavorare in Italia iniziamo a vivere in Europa»

«Italia e Europa viaggiano a braccetto, – il commento di Marson – il percorso è da considerarsi congiunto. L’Europa necessita di essere completata e di politiche uniformi. L’Italia è un paese con un forte squilibrio specialmente se rapportato ad altre realtà europee».
Un faccia a faccia un po’ atipico, sicuramente eterogeneo. È quello andato in scena giovedì 15 febbraio presso la sede dell’Ordine dei Commercialisti, a Monza, dove alcuni candidati alle prossime elezioni europee si sono succeduti rispondendo a domande varie e a un botta e risposta finale. Tra gli altri, Giacinto Mariani, sindaco di Seregno e candidato leghista, Pietro Sbaraini, candidato Nuovo Centro Destra e Udc e Paolo Marson, ligure, 52 anni, candidato nelle fila di “Scelta Europea”.
Manco a dirlo si è parlato di rilancio economico e finanziario. «Italia e Europa viaggiano a braccetto, – il commento di Marson – il percorso è da considerarsi congiunto. L’Europa necessita di essere completata e di politiche uniformi. L’Italia è un paese con un forte squilibrio specialmente se rapportato ad altre realtà europee».
Quali, questi squilibri? «È semplice – prosegue Marson – con un euro in Italia si compre meno energia rispetto alla Germania e alla Francia. E ancora, è follia pensare di assumere a costo zero, si rischia di rompere il patto generazionale: non esiste un solo caso al mondo in cui l’aumento di spesa pubblica è coinciso con un miglioramento della congiunzione».
Completare l’Europa? Marson specifica: «Quando si entra in un mercato unico, in una moneta unica è necessario attuare una serie di azioni politiche, finanziarie e fiscali uniformi. Se non avviene gli squilibri sono inevitabili. All’interno del sistema Europa, per esempio, convivono paesi a tassazione elevata, come l’Italia, e altri a tassazioni bassa, come l’Austria. Prendiamo il problema dell’immigrazione, andrebbe gestita, governata. I politici italiani si comportano e si sono comportati come se non fossimo in un sistema europeo con una moneta europea. Gli altri l’hanno fatto, hanno portato a termine le riforme, Germania e Svezia, per esempio».
Qual è la ricetta? «Liberare il mercato, liberare le forze. Lasciare che imprenditori e produttori di ricchezza facciano un passo in avanti. Quando il sistema economico tornerà in espansione, allora governarlo. Lo Stato deve fare un passo indietro, allentare la presa. Insistere nel cercare di disciplinare un sistema in regressione significa portarlo alla morte definitiva. Per quarant’anni l’Italia è andata a venti allora. »
Infine, la chiosa. «Se vogliamo continuare a lavorare in Italia è il caso di cominciare a vivere in Europa».