Artisti in Brianza. Alberto Moioli incontra Luigi Stradella

Grazie a MbNews oggi l’incontro con Luigi Stradella è ufficiale e piacevolmente stimolante. L’artista apre la strada a una simpatica chiacchierata con un largo e sincero sorriso.
L’incontro con l’artista monzese Luigi Stradella contiene elementi che sconfinano dalla realtà alla sinestesia, l’approccio percettivo con il celebre maestro si rileva nella misura in cui, condividendo la città di natale, le nostre vite si sono ripetutamente incontrate in molti eventi artistici. Due in particolare mi piace ricordare, la grande mostra restrospettiva organizzata al Museo d’Arte Contemporanea di Lissone nel 2012 e la consegna del premio alla carriera, il 28 maggio 2014 presso la sede della Provincia di Monza e Brianza, premio assegnato dalla dinamica associazione ACCA presieduta dall’amico Walter Tosi.
Grazie a MBNews oggi l’incontro con Luigi Stradella è ufficiale e piacevolmente stimolante. L’artista apre la strada a una simpatica chiacchierata con un largo e sincero sorriso dal quale emerge immediatamente una straordinaria e sincera dote comunciativa. L’appuntamento è per un caldissimo giovedì di fine giugno in una stanza intermamente ricoperta dalle sue opere.
La carta d’identità dell’artista segna ottantacinque, “ ma io preferisco dire che sono circa 50 anni di palcoscenico – rivela l’artista – iniziamo a contarli dal ’56, quando ci fu una mia mostra alla galleria Schettini presentato da Aligi Sassu”.
La sua pittura è stata oggetto di approfondite riflessioni da parte dei più importanti critici d’arte italiani, tutti indistintamente coinvolti dall’intensità e profondità dell’espressione artistica di Luigi Stradella. Una profondità che raggiunge l’initma realtà personale dell’artista per poi riemergere sulla tela attraverso la seduzione di un nuovo raffinato alfabeto.
L’armonia poetica di ogni opera riesce a estrapolare dalla delimitazone della cornice nuovi modi d’essere che si elevano in forme e colori particolarmente coinvolgenti.
L’immersione nel mondo artistico di Stradella è un’esperienza degna d’essere vissuta in virtù del riflesso benefico che se ne riceve. Quando il sommo poeta latino Quintus Horatius Flaccus, meglio noto come Orazio, intorno al 50 aC. affermò “ut pictura poesi” intendeva forse mettere proprio sullo stesso piano alto la pittura con la poesia, un binomio oggi che torna prepotentemente nella testa osservando l’intera espressione creativa di Stradella. Ad avvalorare la mia tesi penso alla splendida opera (su carta 50×70) abbinata al progetto Omaggio Ungaretti :
“Passa la rondine e con essa estate,
E anch’io, mi dico, passerò …”
Le opere di Luigi Stradella però sono lacerata da un vecchio dolore, una ferita insanabile che lui stesso riconosce in ogni dipinto e lo pervade di ulteriore emotività. Un dolore ancora vivo, benchè siano passati già più di vent’anni, che ha donato all’artista la capacità di affinare ancor più la forza della riflessione e indagine.
“un tormento – rivela l’artista – è la partenza e l’arrivo delle mie opere, ho lavorato molto, moltissimo anche quando a Urbino cercavo di stordirmi e distrarmi da questa ferita, un modo per cercare di superarlo inseguendo ciò che avevo perso e mi tormentava”.
“Certe sofferenze me le porto dentro cercando di andare oltre,- prosegue l’artista – quasi enfatizzando il dramma e il dolore che mi morde il cuore”.
Si tratta di opere che “tendono a suggestionare lo spettatore, a inglobarlo, ad assorbirlo, all’interno delle loro forme che sono sinuose e tentacolari” rivelava in un testo del 1976, Luigi Carluccio.
Nella realizzazione delle sue opere, l’artista si lascia letteralmente trasportare, come lui stesso ama raccontare: “ …. Mi lascio trasportare dell’inconscio, forse dal sub-inconscio, a volte inzio a stendere il colore senza sapere cosa apparirà sulla tela, è un’ispirazione che nasce dentro di me e riemerge in autonomia, una sollecitazione incontrollata che io mi limito a lasciar passare”.
Tornano così alla memoria le parole di Marguerite Yourcenar, celebre scrittrice francese (1903 -1987), “il piacere e l’arte consistono nell’abbandonarsi deliberatamente a quest’incoscienza felice, nell’accettare d’essere sottilmente più deboli, più pesanti, più leggeri, più vaghi dell’esser nostro.”
Luigi Stradella, monzese doc e pittore straordinario, dotato di una grande personalità creativa e da una spiccata e contagiosa simpatia riesce a raccontare la propria carriera con la passione che solitamente è propria dei ragazzini.
La pittura è il suo linguaggio preferito, la poesia è parte del suo cuore, l’alchimia tra questi due elementi rendono tutta la produzione di Luigi Stradella particolarmente interessante laddove i sui colori e le forme sinuose tocchino le corde delle emozioni di chi sa’ e vuole osservare.
Osservare non vedere, perché la capacità di vedere è una proprietà comune mentre quella di osservare è caratteristica di coloro i quali amano riflettere e cogliere i sussulti di una poesia e gli spazi tra le note di un brano. Il momento in cui si coglie il senso più intenso delle opere di Stradella è quello che gli americani chiamano anche “open the valves of knowledge”, ed è qui che l’artista monzese approda senza dubbio tra le più belle pagine della storia dell’arte contemporanea.