Omaggio gradevole e divertente ad Edoardo De Filippo al Teatro Manzoni

Edoardo De Filippo torna a Monza con Uomo e Galantuomo, una commedia farsa della giovinezza molto divertente che mette a nudo, con la regia di Alessandro D’Alatri vizi e virtù del teatro e della vita reale.
“Io scrivo per tutti, ricchi, poveri, operai, professionisti… tutti, tutti! Belli, brutti, cattivi, buoni, egoisti. Quando il sipario si apre sul primo atto d’una mia commedia, ogni spettatore deve potervi trovare una cosa che gli interessa”. Così diceva il grande Edoardo De Filippo di cui ricorre il trentennale della scomparsa.
Ebbene riprendendo quel suo invito se volete trovare “qualcosa di interessante” sul palco del Manzoni vi invitiamo fino a domenica a gustarvi l’ottimo allestimento di Uomo e Galantuomo, una delle sue più belle commedie. La regia di Alessandro D’Alatri è pulita e lieve e dona allo spettatore la sensazione di essere dentro il testo, insieme agli attori a ridere e recitare. la storia è molto divertente, si dice che come testo giovanile scritto per il fratellastro Vincenzo Scarpetta Edoardo avesse voluto farne solo una farsa. Ma secondo noi la definizione è riduttiva. Molto divertente sì, ma anche ricca di contenuti e di significati sociali che fotografano una napoletanità che c’era allora, negli anni venti, e che forse non è ancora tramontata.
Ed è lo stesso D’Alatri a spiegare quanto questo testo contenga l’essenza del teatro. Una splendida scena, la più ampia e divertente, è dedicata alle prove che questa scalmanata compagnia di attori protagonisti dello spettacolo, mettono in scena sulla terrazza dell’albergo dove alloggiano. E anche se non c’è, nell’interpretazione ottima di Gianfelice Imparato, Edoardo si rivede e si repsira tutto. «Al centro della commedia c’è proprio il teatro – racconta Alessandro D’Alatri – una scalcagnata compagnia, nominatasi “L’eclettica” (proprio perché non pone limiti alle proprie attitudini artistiche), porta in scena in una località turistica balneare “Malanova” di Libero Bovio. Attraverso il classico meccanismo della commedia degli equivoci, si scatena così il teatro nel teatro, la follia tra farsa e dramma evocando sapori pirandelliani. Ma si respirano anche profumi di Goldoni, di Skakespeare, e forse anche un po’ di quel teatro dell’assurdo che va da Osborne a Beckett a Jonesco. L’assenza di talento e l’improvvisazione della compagnia fanno infatti da contrappasso ai drammi borghesi interpretati invece con talento e una vena di follia. Sullo stesso palcoscenico della vita saranno più attori i benestanti, i cui sforzi mirano ad interpretare ruoli d’apparenza che i veri commedianti protesi, senza alcuna esigenza interpretativa, soltanto a sopravvivere al quotidiano. C’è tutto questo nel mio progetto di regia. C’è il rispetto per l’imponenza di una figura che considero un protagonista del teatro del novecento che invoca di essere affrontato con il giusto rigore che merita».
Da segnalare in particolare l’interpretazione del guitto, del suggeritore di Giovanni Esposito, ottimo attore napoletano nato artisticamente con il Decamerone di Pasolini quando era ancora un bambino, conosciuto al grande pubblico televisivo grazie alle sue doti di cabarettista nella Gialappa’s, ma anche attore cinematografico notissimo.
Insieme a lui tutti bravissimi Valerio Santoro che interpreta l’impresario che si finge folle per salvare l’onore dell’amata e Antonia Truppo che recita la parte della prima attrice. Insieme a loro come cornice perfetta di caratteristi e attori consumati a Napoli Monica Assante di Tatisso, Giancarlo Cosentino, Gennaro Di Biase, Fabrizio La Marca, Ida Brandi, Lia Zinno, Federica Aiello. Lo spettacolo è ancora al Manzoni di Monza questa sera, sabato e domenica. Informazioni teatromanzonimonza.it