Caravaggio e La flagellazione di Cristo: la storia e le curiosità da sapere

Caravaggio alla Reggia di Monza con La Flagellazione di Cristo. Tutte le informazioni storiche e artistiche per godere di un’opera magnifica. #foto #video
Torna Caravaggio alla Reggia di Monza. Da ieri al 17 aprile è esposta al pubblico la Flagellazione di Cristo, uno degli esiti più importanti della produzione napoletana del Caravaggio.
Il dipinto proviene dal Museo di Capodimonte dove è esposto dal 1972. Originariamente era collocato nella chiesa di san Domenico Maggiore a Napoli di proprietà del Fondo Edifici di Culto. L’opera è un olio su tela, che misura 286 × 213 cm.
Un’opera molto bella. Da vedere. Come spesso accade con le opera d’arte più si sa di esse e più se ne può godere della loro bellezza. E allora per chi avesse tempo e curiosità in fondo a questo articolo si trova la relazione completa redatta dal curatore e storico dell’arte Andrea Dusio. Per chi avesse meno tempo da dedicare alla lettura, ecco qui di seguito, una serie di informazioni che in sintesi aiuteranno ad inquadrare questa opera di Caravaggio.
Il Caravaggio, Michelangelo Merisi (1571 – 1610), dipinse la Flagellazione durante il suo primo soggiorno napoletano che va dalla fine del 1606 ai primi di luglio del 1607. Le circostanze che hanno portato Caravaggio a Napoli sono riconducibili agli eventi immediatamente successivi all’assassinio di Ranuccio Tomassoni, avvenuto il 28 giugno 1606. L’uomo rimase ucciso inseguito ad una rissa e Caravaggio fu giudicato colpevole e condannato a morte. Il pittore fu costretto alla fuga da Roma e scelse di andare a Napoli, città che allora era ben più grande di Roma e contava circa 300mila abitanti.
È possibile dunque che il Caravaggio, su consiglio della sua protettrice, abbia scelto Napoli nella convinzione che l’ottenimento del Cavalierato del Santo Sepolcro avrebbe costituito una sorta di immunità efficace anche in presenza del bando capitale, consentendogli di rientrare a Roma e di ottenere la grazia o la revoca della condanna.
Il committente è Tommaso de Franchis per la cappella di famiglia in San Domenico. Non si ha la certezza che l’opera sia stata terminata durante il primo soggiorno o si stata completata durante il secondo soggiorno, ovvero tra il 1609 e il 1610.
Le indagini radiografiche condotte tra il 1983 e il 1999 hanno rivelato l’esistenza di un ritratto d’uomo, rivolto verso Cristo, sotto la spalla del flagellatore di destra che alcuni studiosi hanno voluto identificare con il ritratto del committente. Questo pentimento confermerebbe l’ipotesi della realizzazione del dipinto in due momenti diversi.
La tela non era inizialmente grande tanto quanto la vediamo noi oggi. Come ha ben spiegato Andrea Dusio, curatore della mostra assieme a Sylvain Bellenger, le analisi hanno rivelato che la tela del dipinto è stata ampliata dal pittore in un secondo momento di ben 17 centimetri sul lato destro. Il cambiamento ha portato ad un decentramento della colonna rispetto alla mezzaria della tela, determinando un effetto di nuovo equilibrio che attira l’attenzione dello spettatore fino al termine della sua osservazione. Anche l’altezza ha subito un cambiamento: originariamente era tre centimetri più grande.
L’iconografia scelta è molto interessante in quanto il momento raffigurato da Caravaggio è quello appena precedente la vera e propria flagellazione. Tre carcerieri si stanno apprestando a punire Cristo, prima della crocifissione. La scena raffigurata è così un’ottima sintesi tra iconografie classiche della storia dell’arte, il “Cristo alla colonna” e la “Flagellazione”. Da notare, poi, che, a differenza di quanto raccontano i vangeli, Caravaggio presenta un Cristo con già in testa la corona di spine.
La posa del Cristo è forse ciò che maggiormente colpisce da subito lo spettatore. Il figlio di Dio sembra fare un passo verso chi lo sta ammirando, in realtà la spinta in avanti non è un gesto spontaneo, ma è dovuto ai due aguzzini: uno lo ha preso per i capelli e gli spinge la testa in avanti, fino a quasi far toccare al mento il petto; l’altro lo colpisce con il piede ad un polpaccio.
Un colpo determinante per la posa raffigurata del Cristo. L’ispirazione è da trovare di certo nelle statue classiche (e anche in Michelangelo, basti guardare la gamba di Cristo per notarlo), ma risente anche della scuola manierista del ‘500. Cristo dal ginocchio in su tende a oscillare, a curvarsi sotto colpi degli aguzzini e di un destino che conosce e a cui è rassegnato.
Il genio caravaggesco non si ferma alla costruzione della scena del dipinto, ma emerge nell’uso, che gli è tipicamente proprio, della luce. La proiezione dei toni chiari è palesemente innaturale e resa in maniera teatrale. Secondo una lettura di stampo più religioso il corpo di Cristo è illuminato dalla luce divina e si propaga solo su chi è preparato a riceverla: non tutti gli aguzzini infatti sono colpiti dalla luce. Il terzo, quello accovacciato, intento a preparare una nuova verga, ha la testa completamente in ombra.
La Flagellazione di Cristo è un’opera monumentale ed austera con una gestualità sobria ed essenziale. Prevale una resa delle figure naturalistica. L’uso dei colori è limitato e ridotto ad una gamma di tonalità color terra.
La Relazione Storico Artistica del curatore Andrea Dusio
Reggia di Monza
Primo Piano Nobile, Salone delle Feste
Orari: da martedì a domenica ore 10 – 19; venerdì ore 10 – 22; lunedì chiuso (aperto lunedì 28 marzo)
INGRESSO LIBERO CON BIGLIETTO OMAGGIO – DA RITIRARE IN BIGLIETTERIA
(chiusura biglietteria 1 ora prima)
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