Musulmani di Monza: “Ieri non in Chiesa, ma vicini ai nostri fratelli cristiani”

Per i giovani musulmani di Monza: “Deve essere l’inizio di un percorso per la reciproca tra la comunità cattolica e quella islamica”.
Musulmani nelle chiese cattoliche. All’apparenza una contraddizione in termini. Nella realtà è quello che è successo ieri in molte città italiane. Circa 23mila fedeli islamici hanno aderito all’iniziativa lanciata dalla comunità islamica francese dopo la barbara uccisione di padre Jacques Hamel a St Etienne-du-Rouvray, un sobborgo di Rouen. Da Nord a Sud dello Stivale musulmani e cattolici si sono uniti in preghiera in tante città. Non a Monza e in Brianza, però. “Non ci sono state iniziative né inviti ufficiali – spiega Mazen Hussein, 21 anni, presidente della sezione brianzola dei Giovani Musulmani d’Italia – questo non vuol dire che non ci sia partecipazione e vicinanza da parte nostra. Singolarmente alcuni musulmani si sono recati nelle chiese del territorio, ma è difficile avere numeri ufficiali. Ieri io – continua – ero fuori Monza e sono tornato in città solo questa mattina. Per questo non ho potuto aderire personalmente”.
I Giovani musulmani della Brianza, attivi dal settembre 2011, hanno le idee chiare sul significato dell’evento simbolico partito dalla Francia. “La volontà che c’è alla base è più importante del gesto perché dimostra partecipazione e fratellanza – afferma Mazen Hussein, leader del movimento dal maggio 2015 – ora, però, non deve restare qualcosa di isolato. Deve essere l’inizio di un percorso sulla strada della fiducia reciproca tra la comunità cattolica e quella islamica”. Un obiettivo tanto più urgente quanto più sta diventando crudele quella che Papa Francesco ha definito “Terza guerra mondiale a pezzetti”. “Gli attentati colpiscono tutti indistintamente, non ha senso parlare di cattivi musulmani e buoni cristiani” chiarisce Hussein, nato in Italia da genitori egiziani. La soluzione all’attuale conflitto, che non vede due chiari schieramenti sul campo di battaglia, sembra passare prima di tutto per la conoscenza personale delle rispettive credenze, usi e tradizioni. Anche e soprattutto nella casuale quotidianità di tutti i giorni. “Credo – spiega il presidente dei Giovani musulmani della Brianza – che un musulmano e un cristiano seduti a parlare su una panchina siano molto più di impatto del sermone di un imam in moschea o della messa detta da un prete cattolico”. Facile a dirsi, forse un po’ più difficile a farsi. Almeno nel contesto di profonda diffidenza, scatenato dopo la lunga sequela di attentati terroristici in Francia, Germania e Belgio.
Ecco perché un movimento giovanile non può non guardare ai propri coetanei. “Le giovani generazioni sono il nostro futuro e su di loro bisogna investire sin da oggi – dichiara il presidente della sezione di Monza dei GMI – d’altro canto lo dice anche la scienza, il cervello dei giovani può essere più facilmente modificabile di quello di chi è più avanti con l’età”.
Insomma è necessario cambiare mentalità per sperare in un avvenire migliore del presente. Le idee non mancano. “Da settembre saremo attivi con incontri nelle scuole e dei gazebo informativi in piazza per raccontare cosa è l’Islam a tutte le persone interessate – annuncia Mazen Hussein – per Aprile 2017, poi, stiamo preparando un grande evento. Si tratterà di una mostra sulla nostra religione. Stiamo valutando dove e come farla”. Per farlo i giovani musulmani brianzoli possono contare sui loro attuali 55 tesserati, di cui 35 attivi. Pochi o tanti per contribuire al cambiamento, lo potrà dire solo il tempo.