Gav Villasanta: approfondimento su nebulose, ammassi e galassie

Continuiamo ad evidenziare gli oggetti più belli del cielo profondo, visibili anche con strumenti modesti.
Continuiamo ad evidenziare gli oggetti più belli del cielo profondo, visibili anche con strumenti modesti.
M15 (vedi mappa) fu scoperto da Maraldi nel 1746. E’ un ammasso globulare nella costellazione di Pegaso con un diametro di circa 130 anni-luce. Il nucleo è molto denso, ed è circondato da numerose stelle deboli; dal nucleo si dipartono numerose catene di stelle. Per risolvere il nucleo sono necessari ingrandimenti di almeno 150x. In un piccolo binocolo appare come una stella diffusa.
L’altro ammasso globulare M2 nella costellazione dell’Acquario, sempre visibile sulla mappa precedente, fu anch’esso scoperto da Maraldi nel 1746. Il nucleo, piuttosto denso, può essere risolto con ingrandimenti intorno ai 150x. Intorno al nucleo le stelle sono innumerevoli. E’ visibile anche con un piccolo binocolo, nel quale appare come una stella diffusa.
NGC7000 è la famosa nebulosa Nord America nella costellazione del Cigno, non facile da vedere perché molto grande; con un binocolo è sufficiente puntare Deneb la stella più luminosa di questa costellazione. La nebulosa appare come una condensazione nella Via Lattea, e secondo alcuni, in caso di cielo straordinario è visibile ad occhio nudo. Con un cielo buono è facile anche in un 7×50, sebbene sia di contrasto piuttosto basso. Con telescopi sui 10 cm e un filtro UHC comincia a mostrare una struttura, più evidente in un 20 cm, dove però è impossibile osservarla tutta insieme. Secondo alcuni osservatori, sotto un cielo superbo, è possibile intravederne la forma ad occhio nudo semplicemente alzando contro il cielo un filtro UHC.
M31 è la galassia di Andromeda, nella costellazione omonima; è quella più vicina a noi tra le galassie di taglia paragonabile alla nostra; contiene una massa di almeno 200 miliardi di soli distribuiti in un disco di 150000 anni-luce di diametro. Nel 1923-24 Hubble poté identificare nei bracci della galassia alcune cefeidi e ne stabilì il periodo, riuscendo così a ricavare la distanza e le dimensioni di M31: valori a quell’epoca sottostimati di più di un fattore 2 rispetto a quelli odierni. Ha due piccole galassie satelliti, M32 e M110 (NGC 205). A occhio nudo appare come un debole fuso di luce, che nelle notti più trasparenti arriva a misurare circa 3° di lunghezza. Con il telescopio comincia a mostrare i bracci di spirale; sono visibili due bande scure di polvere e l’associazione stellare NGC206. Con telescopi intorno ai 300mm appaiono numerosi dettagli ed ammassi globulari.
M33 fu scoperta da Messier nel 1764. Si trova nella piccola costellazione del Triangolo ed è una galassia di tipo Scd, con un nucleo piccolo e grandi bracci di spirale. E’ un oggetto grande, diffuso e di bassa luminosità superficiale, e l’assenza di una condensazione apprezzabile la rende di difficile osservazione, soprattutto sotto cieli non perfetti. Con telescopi da 250mm in su è possibile vedere la struttura a spirale e alcune regioni HII.
Di M45 si è già parlato nel numero precedente, ma vale la pena ripetere. L’ammasso aperto delle Pleiadi è ritenuto da molti uno degli oggetti più belli del firmamento. Le sue dimensioni (più di 1,5° di diametro) e la luminosità delle stelle che contiene lo rendono ideale per l’osservazione con strumenti a basso ingrandimento. Anche a occhio nudo si possono distinguere le componenti più luminose, in funzione della bontà del cielo e della vista dell’osservatore; normalmente si possono distinguere da 6 a 9 componenti. L’ammasso, che si trova nella costellazione del Toro, è pervaso da una tenue nebulosità a riflessione che si mostra soprattutto intorno a 23 Tau (Merope) e 19 Tau (Maia), osservabile solo in ottime condizioni di cielo.
NGC884 insieme a NGC 869, forma il famoso “doppio ammasso” nella costellazione di Perseo. Contiene un paio di centinaia di stelle; le più luminose sono giganti rosse di tipo M o giganti di tipo A di ottava magnitudine. L’età di questo ammasso è stimata intorno a 14 milioni di anni.
NGC869 insieme a NGC 884, forma il famoso “doppio ammasso” del Perseo, ed è già visibile a occhio nudo come un addensamento della Via Lattea. Contiene centinaia di stelle, le più luminose di 6,6m. A nord-ovest un piccolo gruppo di astri appare separato dal resto dell’ammasso. L’età di questo ammasso è stimata intorno a 6 milioni di anni.
Altro ancora lo potete trovare sul nostro sito http://www.gav.altervista.org
Le simulazioni e le descrizioni degli oggetti celesti sono realizzate con il programma “Perseus” di Filippo Riccio http://www.perseus.it/.
Cieli sereni a tutti