Violenza contro le donne, fondi per 400mila euro. Tutto bene? Sì e no…

30 gennaio 2017 | 07:41
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Violenza contro le donne, fondi per 400mila euro. Tutto bene? Sì e no…

La Regione Lombardia assegna 400mila euro alla Brianza contro la violenza sulla donna.Beneficiari centri e case rifugio.Che ringraziano,ma dicono:”Non basta!”

Forse non salveranno direttamente vite umane, ma potrebbero aiutare le donne che sono state vittime di violenza a tornare più velocemente ad una normale quotidianità. Almeno questo è l’obiettivo della Regione Lombardia. Che ha stanziato 3,3 milioni di euro da destinare ai centri antiviolenza, alle case rifugio e ad altre strutture residenziali. Per aumentarne il numero, ma anche per adeguare dal punto di vista strutturale quelle già esistenti. In Brianza, per l’esattezza alla locale Ats (Azienda di tutela della salute, Ndr), arriveranno poco più di 400mila euro. Per l’esattezza  411.401,90 euro. Una cifra che dovrà fare i conti con le regole stabilite dal provvedimento regionale per l’erogazione. In particolare per ogni singolo progetto potrà essere riconosciuto un contributo a fondo perduto fino a un massimo del 90 per cento della spesa ammissibile, stabilita in non più di 200mila euro. L’apertura dei bandi deve avvenire entro il 28 febbraio 2017 e non deve chiudersi prima di 120 giorni dalla pubblicazione di ogni singolo bando. La Regione Lombardia si riserva il compito, attraversa un’apposita Cabina di regia, di valutare i vari progetti, approvare le graduatorie ed effettuare controlli sui progetti ammessi al contributo.

La macchina operativa dei fondi regionali antiviolenza, quindi, non si è ancora messa in atto. Ma a Monza le idee già non mancano. A livello istituzionale e non solo. “I 400mila euro serviranno sicuramente per proseguire le attività in atto – afferma Cherubina Bertola, vicesindaco ed assessore comunale alle Politiche sociali – ci sono progetti in atto, già prorogati fino a giugno del 2017, che, a questo punto, potremo confermare”. Su tutti Diade (Development of Intervention Against Domestic Violence). Che, da quando è nato nel 2014 in collaborazione con la Regione Lombardia, ha già permesso la realizzazione di una serie di iniziative. Dall’attivazione di 3 servizi territoriali di accoglienza a Brugherio, Lissone e Vimercate alla supervisione, formazione e sensibilizzazione degli operatori. Fino al potenziamento del Cadom (Centro aiuto donne maltrattate) di Monza. E proprio il Centro, presente dal 1994 nel capoluogo brianzolo, ha già in mente come utilizzare i fondi regionali che eventualmente arriveranno. “La nostra struttura di via Mentana, per questioni di sicurezza, ha sicuramente bisogno di rifare l’impianto elettrico – spiega Maria Luisa Carta, presidentessa del Cadom (foto in basso)- poi abbiamo c’è la necessità di allargare gli spazi dei nostri locali. In questo modo – continua – non dovremo più chiedere ospitalità al Centro civico di San Rocco per le nostre riunioni mensili allargate e per alcune attività formative”. Restano dei dubbi sui tempi di effettivo stanziamento dei fondi e sull’approvazione dei progetti. “Dal provvedimento della Regione si capisce che tra presentazione dei bandi, valutazione della Commissione e altri adempimenti si andrà a finire almeno a fine 2017 per attribuire i soldi – afferma Carta – tempi piuttosto lunghi, anche mimma-carta-cadomse è molto interessante che gli stanziamenti siano concessi a fondo perduto fino al 90 per cento”. 

I fondi regionali difficilmente potranno soddisfare le necessità di una vasta rete antiviolenza che, al fianco delle donne, è composta da Comuni, enti ed associazioni. La scarsità di risorse economiche, in particolare, è un problema con cui devono confrontarsi, in tutta Italia, molti Centri di aiuto alle donne maltrattate. Alcuni, negli ultimi anni, sono stati costretti alla chiusura. La colpa, come già denunciato da MBNews (leggi articolo), è anche del Piano nazionale anti-violenza. Che, in base alla legge sul femminicidio, ha stanziato 16 milioni di euro per il Piano 2013-14 e 9 milioni all’anno per il biennio 2015-16. Ma prevede una lunga trafila tra enti pubblici prima che i soldi arrivino a destinazione. “I fondi statali arrivano alle Regioni e quindi ai Comuni, ma non sono vincolati – spiega la presidentessa del Cadom Monza – quindi, se non ci sono altre esigenze o buchi da tappare, vengono destinati davvero alle nostre attività”. Il risultato è che, nel capoluogo della Brianza, il Cadom deve appoggiarsi completamente sulle spalle delle sue 40 volontarie. “Da qualche tempo devono anche dividersi tra la nostra sede centrale di Monza e quelle distaccate di Brugherio, Lissone e Vimercate – spiega Carta – impegni raddoppiato, senza ricevere nessun aiuto in più”. Eppure il lavoro da fare è ampio e variegato. “Nel 2015 abbiamo assistito 292 donne e 351 figli, di cui 216 minorenni – afferma la presidentessa – ma a noi viene delegata anche la formazione sul tema della violenza alle donne per le forze dell’Ordine e i medici di base”. C’è, poi, la questione delle mancanza di strutture. “Siamo carenti nell’ospitare donne che hanno subito violenza e non sono in condizioni di autonomia economica o vivono in contesti familiari difficili – spiega l’assessore Bertola – ci vorrebbero molti più fondi”. Insomma i 400mila euro della Regione saranno sicuramente utili. Ma per diminuire il numero di donne che subiscono violenze e muoiono in Italia, 120 solo nel 2016, ce ne vorranno tanti di più. E, probabilmente, molti anni.