Skater, non si fermano mai: ecco le “Venice Beach” della Brianza

Fa freddo. Si va con lo skate. Guerrieri senza sosta. In Brianza come a Milano l’attività non si ferma, nonostante…
Un passo nella storia – La “street culture”, ha diverse forme di espressione. Lo Skate è uno stile di vita che nasce in California intorno agli anni ‘60. Per capirne meglio le origini, si consiglia la visione del film-documentario “Lords of Dogtown”. È una pellicola che trae spunto da una storia vera, racconta di un gruppo di amici che negli anni settanta rivoluzionò il mondo dello Skateboard contaminandolo con le classiche figure acrobatiche del Surf. I ragazzi sono tutti originari della famosa zona di Venice Beach che divenne poi una vera e icona dello skateboard. Chiunque sia in grado di fare skate, poi non smette più. Diventa una sorta di dipendenza. È l’arte di improvvisare trick, in gergo numeri speciali con la tavola, sulla strada e chiunque può provare a divertirsi, con le dovute precauzioni. La città è protagonista, ovunque si possono trovare luoghi d’incontro per “skeitare” in compagnia. Lo Skateboard, sin dalla sua nascita, diventa subito un fenomeno di massa della cultura Underground, una vera e propria moda, un atteggiamento cui si assoceranno presto mode e culture. Skate, surf e snowboard, hanno molto in comune: scivolare con divertimento e serenità sulle onde della vita, che in questo caso diventano “onde di asfalto”. Non solo moda: da sport di nicchia quale era, lo Skate è ufficialmente sport olimpico. L’asso azzurro, Ivan Federico, è il 17enne originario di Caluso che sarà protagonista a Tokio 2020. Questa notizia, ha in parte scosso l’opinione pubblica. È difficile, per molti appassionati, definire lo skate uno sport: “è qualcosa di individuale, un atteggiamento, uno stile di vita, un modo per stare in compagnia con gli amici.
Lo Skate non prevede l’uso di regole, introdurne significa perdere lo spirito originario di questa pratica.” – dice Andrea Cantù, presidente dell’associazione Diskatepark-Bonassodromo di Usmate Brianza. Come nel Surf, anche in questo caso, ci sono luoghi più indicati per allenarsi – l’Italia resta un po’ indietro rispetto al resto d’Europa, soprattutto da un punto di vista di Skatepark –, continua Andrea. A Milano, la stazione centrale è di sicuro una delle situazioni più conosciute, poi c’è Piazza Gae Aulenti e lo Skatepark del Parco Lambro. La situazione comunque, è povera e un po’ tragica. “Il problema dell’Italia”, sostiene Andrea, “è che non ci sono abbastanza posti dove allenarsi, pochi impianti. Mancano le iniziative da parte dei comuni. Ci si affida a personaggi incompetenti che assemblano materiale inadatto, il risultato è un grande spreco di soldi perché le rampe non reggono, poi la gente si fa male.” Bologna sembra salvarsi: c’è un bellissimo centro, costruito come si deve. “A Brescia hanno speso quasi 1 milione di euro per costruire uno skatepark che ora è stato smantellato…”- commenta Andrea dispiaciuto. “Qui ad Usmate, abbiamo costruito una rampa gigante, e siamo molto soddisfatti del lavoro fatto”. In Brianza restano altri spot, come il Bohemian Skatepark di Cantù, e l’ex macello di Monza chiuso qualche anno fa, ma la rampa di Usmate resta forse la migliore della zona: “ci sono voluti mesi di lavori, ma alla fine siamo soddisfatti, questo è un punto di ritrovo. I gio
vani vengono stanno in compagnia, si divertono e si allenano un po’, anche durante il rigido inverno”. A parlare è Max Bonassi, anche lui ha contribuito al progetto del Bonassodromo di Usmate: “nei mesi invernali i più coraggiosi puliscono le rampe dall’umidità e dal ghiaccio, sfidano il freddo in rampa a Usmate, in Stazione centrale a Milano o allo Skatepark del Parco Lambro”. “La rampa di Usmate è stata costruita da noi in uno spazio adibito a discarica, ci è stato dato in gestione dal comune di Usmate, la rampa l’abbiamo costruita con i nostri soldi e con il sudore delle nostre fronti. Purtroppo quest’anno la rampa avrebbe un gran bisogno di manutenzione, è piena di buchi e, se non facciamo qualcosa diventerà presto inutilizzabile. Il comune non può garantirci il sostegno necessario, spero che questo articolo possa servire ad aiutare una realtà piccola ma importante per i giovani della zona”.
Forse che nel futuro, si potranno trovare soluzioni per aiutare i ragazzi con le attività ricreative e sportive. Avere dei punti di ritrovo giovanile, è da sempre un nobile obiettivo che dovrebbe unire i comuni e i cittadini delle città.