La dieta mediterrana? In prima linea per la prevenzione secondo Brianza per il Cuore

20 marzo 2017 | 18:44
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La dieta mediterrana? In prima linea per la prevenzione secondo Brianza per il Cuore

Brianza per il Cuore, la Onlus monzese che da anni si occupa di prevenzione del rischio cardiovascolare, ha deciso di diffondere il tema con una serie di articoli del dottor Luciano Licciardello.

Brianza per il Cuore, la Onlus monzese che da anni si occupa di prevenzione del rischio cardiovascolare, ha deciso di diffondere il tema con una serie di articoli del dottor Luciano Licciardello, medico farmacologo clinico e membro del comitato scientifico dell’associazione

Un altro importante contributo delle nuove lineeguida 2016 * della Società Europea di Cardiologia alla prevenzione cardiovascolare (PCV) è il notevole risalto dato a un adeguato approccio dietetico con particolare riferimento alla dieta mediterranea, poiché è confermato che essa è in grado di ridurre efficacemente i fattori di rischio  nelle malattie cardiovascolari. In particolare, i risultati delle più recenti sperimentazioni cliniche, hanno evidenziato una riduzione dell’incidenza di eventi cardiovascolari gravi del 30% nei soggetti ad alto rischio cardiovascolare che adottano una dieta mediterranea integrata con olio extravergine di oliva e frutta secca con guscio: 30 g al giorno di noci, nocciole o mandorle si sono dimostrati molto efficaci nel ridurre il rischio cardiovascolare.

I cibi sui quali è stata posta  particolare attenzione, per i danni che possono provocare, sono quelli che contengono acidi grassi saturi (che innalzano colesterolo e trigliceridi) e i sali minerali (in particolare il sodio che aumenta la pressione arteriosa).

Nella disamina degli alimenti che costituiscono la dieta mediterranea sono evidenziate le fibre alimentari  la cui assunzione quotidiana  (7-10 g) riduce del 9%-16% il rischio d’infarto e di malattia coronarica.

Altrettanto importante è il consumo di frutta fresca (5 porzioni il giorno) che, è stato dimostrato dagli studi clinici, è in grado di ridurre il rischio cardiovascolare (4%-11%)

Un altro alimento che non deve mancare nella dieta è il pesce con il suo alto contenuto di acidi grassi polinsaturi che possono essere suddivisi in due sottogruppi:

  • acidi grassi omega-6, contenuti principalmente negli alimenti vegetali
  • acidi grassi omega-3, contenuti principalmente nell’olio e nel grasso di pesce

Gli acidi grassi polinsaturi abbassano livelli del “colesterolo cattivo LDL-C” e, in misura minore, aumentano i livelli del “colesterolo buono HDL-C”.

L’elevato consumo di alcool è ritenuto un fattore ad alto rischio di provocare/aggravare malattie cardiovascolari, al contrario, una modica quantità di alcol (meglio se vino rosso, preferibilmente consumato durante i pasti) sembrerebbe possedere un modesto effetto protettivo.

L’analisi complessiva dei più importanti studi clinici ha dimostrato che una maggiore aderenza alla dieta mediterranea è associata a una riduzione del 10% dell’incidenza della mortalità CV e una riduzione dell’8% per tutte le cause di mortalità. In particolare, si è visto che  in persone ad alto rischio cardiovascolare,  che hanno adottato una dieta mediterranea nel corso di un periodo di cinque anni, rispetto a una dieta di controllo, hanno ottenuto una riduzione del 29% del rischio di contrarre una malattia cardiovascolare.

Per meglio focalizzare l’attenzione del lettore sulla dieta mediterranea, riportiamo una versione aggiornata e riassuntiva della sua proposta nutrizionale con la raccomandazione di prestare attenzione alle quantità delle singole porzioni di cibo consumate giornalmente:

articolo-brianza-per-il-cuore-licciardello-dieta-mediterranea

Allargando il discorso allo stile di vita della popolazione, si è costatato che l’introduzione in molti paesi dei nuovi parametri alimentari, ha prodotto tendenze favorevoli nei principali fattori di rischio come il livello di colesterolo nel sangue, i valori della pressione arteriosa, che si concretizzano nella in riduzione della mortalità per malattie cardiovascolari. Tuttavia, ancora molto rimane da fare soprattutto nella lotta contro l’obesità, importante fattore di rischio per l’insorgenza del diabete di tipo 2.

Articolo del dott. Luciano Licciardello

* The Sixth Joint Task Force of the European Society of Cardiology  2016. “European Guidelines on cardiovascular disease prevention in clinical practice”. Eur Heart J. 2016;37:2315-81.