“Vado sul Golden Gate a vedere il mondo”. Monzesi in USA, l’opportunità vola oltre oceano

22 marzo 2017 | 06:00
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“Vado sul Golden Gate a vedere il mondo”. Monzesi in USA, l’opportunità vola oltre oceano

Tra le mete più ambite ci sono Germania e UK, ma anche gli USA. Che sia per lavoro, studio o semplicemente per cambiare aria, gli italiani osano e volano oltre oceano.

Ogni anno moltissimi giovani scelgono di migrare all’estero. Non è un caso che, soltanto nel 2015, sono stati circa 107mila, secondo i dati della fondazione Migrantes. Ad andarsene sono soprattutto gli under 35. Le statistiche parlano chiaro: tra le mete più ambite ci sono Germania e UK, ma anche gli USA rappresentano il sogno di molti. Nel mondo sono circa 4.482.115 i connazionali residenti all’estero iscritti all’Aire secondo il dato registrato il primo gennaio del 2014. Che sia per lavoro, studio o semplicemente per cambiare aria, gli italiani osano e volano oltre oceano.

Nonostante sia molto complesso entrare in territorio americano, le opportunità per i giovani sono moltissime: molti che si affidano alla Working Holiday Visa Usa, i più fortunati tentano la “Diversity Visa Program”, meglio conosciuta come –Lotteria Green Card -, un documento che ufficializzerebbe la cittadinanza americana a pieno titolo; si tratta di un’estrazione annuale organizzata dal dipartimento di Stato degli USA che selezionerebbe circa 50.000 persone, cui dare la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno permanente negli USA. Che dire, tentar non nuoce!

Cosa spinge i giovani a essere così attratti dall’America? Da sempre luogo affascinante e meta per pochi. Ecco la testimonianza di alcuni monzesi sulla loro nuova vita a stelle e strisce. Certo, i sacrifici da fare per una scelta simile sono molti, ma poi superato l’ostacolo dell’impatto iniziale, ci si abitua e inizia il divertimento, almeno si spera.

Alessandro Magi, è monzese di nascita, ma americano di fatto. È un fotografo freelance che ora vive a NY da cinque anni…: “seguo sempre l’Italia da qui, i suoi problemi, la mia famiglia. Sono contento di essere a NY, anche se la qualità di vita è inferiore. Parlo delle piccole cose. Del cibo nei supermercati, fino ai rapporti umani” – Continua Magi – “C’è una grande ignoranza, a New York non si evince, ma la si respira nell’aria. Noi italiani abbiamo un background diverso, siamo cresciuti in un modo diverso, siamo avanti, la nostra storia lo è. Purtroppo di questo, ce ne accorgiamo solo quando siamo via”.

Alessandro apnea

Alessandro parla di adattamento, della difficoltà di integrarsi in una società così diversa dalla nostra: “Ora mi adatto, ma all’inizio è stata dura, ho sofferto di solitudine”. Un fatto tipico che vivono in molti, soprattutto in una metropoli enorme come New York.

New York è forse una delle città più care del globo, ma gli stipendi sono alti e il lavoro non manca, soprattutto per creativi dinamici come Alessandro. La sua professione lo porta a girare molto: “San Francisco, Los Angeles, Boston, ma voglio sfatare un mito, tolte queste grandi città, scopri che non tutto è ora quello che luccica. L’America vera non è quella patinata delle serie TV. Qui sei in campagna. Anche la mentalità è arretrata. Conta che l’85% degli americani, non ha il passaporto, dicono che a loro basta quello che hanno, questo dimostra quanto siano provinciali e chiusi anche loro. In queste zone fuori-città, non hanno la curiosità, nemmeno l’esigenza, di vedere il mondo”. Continua Alessandro, mentre mi parla dall’altra parte del telefono dalle Bahamas. Alessandro mi spiega la sua visione: stando all’estero per tanto tempo ha capito che gli italiani sono molto ricchi; non solo economicamente, ma nel modo di vivere di studiare, di lavorare. L’arte, la cucina, tutta la nostra bellezza, qui non esiste. “Spesso non abbiamo occhi e quando inizi a vivere in un appartamento cool, dove le case sono dei prefabbricati che cadono a pezzi, allora inizi ad apprezzare le cose che rendono speciale l’Italia”- continua.

L’America resta una nazione forte e meritocratica. Il mercato del lavoro va bene, i datori sono puntuali nei pagamenti, le tasse sono eque: “ti puoi scaricare anche le mutande” – sorride. “La burocrazia non è un fattore da temere, funziona, è agile. Certo, se vieni qui a lavorare, devi avere è l’assicurazione sanitaria”. “Quando si viaggia verso un paese diverso, la domanda da porsi per non sbagliare è: che cosa voglio…? Molte persone hanno mille idee in testa e non sanno fare errori, li temono. Invece a volte è necessario”. Vanno presi con leggerezza. La vita è un insieme colorato di compromessi.

Quali sono le differenze che hai notato stando per tanto tempo in America?

I ritmi diversi dei vari paesi: è come in Italia. In California viaggiano tutti con ritmi molto più lenti. New York invece è più frenetica e compatta. Un po’ come il nostro Nord e Sud (ride).

Come le sembra Monza dalla grande mela?

Per me Monza è casa, ma è un posto che non amo molto. Sono scappato dalla provincia. L’aria stantia della classe intellettuale e borghese. Volevo fuggire dagli schemi fissi e preconfezionati che nel tempo mi hanno fatto soffrire molto.

Abitudini americane?

Ho imparato a fare colazione, sembra strano, ma qui hai la possibilità di fare colazioni meravigliose e poi lo Sport. Gli Americani sono davvero fissati con l’attività fisica, quindi sto provando cose nuove che mi divertono.

Un errore da non commettere…

Non fare l’italiano. Qui non vale la furbizia o le scorciatoie. Qui amano la trasparenza, le cose alla luce del sole.

Quali sono i tuoi progetti nel cassetto?

Penso di rientrare in Italia, non vedo l’ora, ma solo per fare una cosa: il turista.

Che cosa consiglieresti ai giovani che vorrebbero andare in America?

Chiunque quando è giovane è un po’ indeciso, vuole scappare per fare nuove esperienze. È naturale. È giusto maturare un sogno, l’importante è avere volontà necessaria per realizzare le cose più incredibili… se sei giovane, ne hai. Consiglierei a chiunque di fare un’esperienza all’estero per fare chiarezza. Con coraggio e umiltà.

Pietro sta bene, è molto soddisfatto della sua scelta. Classe ’89, vive a San Francisco e sta frequentando un master alla SFSU. Qui approfondisce i suoi studi di Cinema, ha girato un corto di cui è molto appagato, mi parla delle tante opportunità che la città ha da offrire, dice che sono matta a restare in Italia. – Sorride – “quando ho un attimo libero, vado sul Golden Gate Bridge ha vedere il mondo”.

Pietro Videomaker

Paola Zamperini, anche lei legata alla città di Monza, è una storia di successo. “Sono nata e cresciuta a Milano. A Monza ho vissuto durante gli anni del Liceo classico. Negli anni mi sono trasferita negli USA, avevo la residenza a Monza, lì ci vive mia madre, è casa. Mi ricordo il bellissimo Parco…”. Paola è ora stabile in America dove lavora come Professore associato presso Northwestern University. Che dire, e voi avete pronto il vostro Backpack? 

Ph. Courtesy – Facebook, Pietro Pinto, VanderBlog //