Selfie estremi in Brianza: lucchetti e cancellate non bastano

Nel territorio di Monza-Brianza scoraggiare la moda del daredevil selfie sembra davvero difficile tra strutture ospedaliere in disuso, edifici fatiscenti, fabbriche abbandonate o binari di vecchie stazioni.
Non si ferma tra gli adolescenti la moda dei selfie estremi, autoscatti con il cellulare fatti in luoghi pericolosi o difficilmente raggiungibili e pubblicati sui social a caccia di like, purtroppo sbarcata da tempo anche in Brianza.
L’ultima bravata di due minorenni di 14 e 16 anni è di qualche giorno fa: beccati di notte in cima alla torre incompiuta dell’ex Autobianchi di Desio, a 90 metri di altezza. Anche la ex torre Snia di Varedo era stata presa di mira dagli scalatori armati di fotocamera. E lì il selfie a 110 metri di altezza (Leggi il nostro articolo). Ma si tratta solo dell’ultimo episodio in ordine temporale di incursione nei numerosi ecomostri presenti sul territorio: solo qualche settimana fa era toccato all’ex ospedale di Vimercate, quando due sedicenni erano saliti sul tetto di uno degli immobili abbandonati della struttura per farsi foto al buio, in condizioni realmente pericolose.
https://youtu.be/NhRJzrnFh_4
In tutti i casi i giovani sembrano voler emulare la moda dei cosiddetti daredevil selfie, letteralmente selfie temerari, lanciata da Alexander Remnev, un free clumber russo diventato famoso proprio per le foto che si è scattato in situazioni di estrema pericolosità. Nessuno dei ragazzi sembra rendersi conto del pericolo, o meglio, cerca situazioni rischiose senza capire che certi comportamenti potrebbero realmente mettere a rischio la vita: basti pensare che dal 2014 questo assurdo gioco ha fatto registrare nel mondo ben 150 vittime.
Nel territorio di Monza-Brianza, scoraggiare atti di questo tipo sembra difficile, non solo per l’incoscienza dei giovani, ma anche per le reali difficoltà di mettere in sicurezza le numerose aree abbandonate, tra strutture ospedaliere in disuso, edifici fatiscenti, fabbriche abbandonate o binari di vecchie stazioni. Per esempio, denunciamo che superate i cancelli dell’ex ospedale di Vimercate sarebbe un gioco da ragazzi per chiunque.
“L’area dell’ex Ospedale di Vimercate è di proprietà dell’Azienda Socio Sanitaria di Vimercate che ha provveduto a metterla in sicurezza più volte – spiegano dalla direzione – I cancelli di accesso sono chiusi con catene e lucchetti e vengono continuamente monitorati. Si sta provvedendo a posizionare anche cartelli di divieto e pericolo. Ma nonostante tutto, non tutti osservano i divieti e aprono varchi”.
Abbiamo fatto un sopralluogo, per renderci conto che quanto riferito dall’Asst è vero: catene chiudono i cancelli, teli coprono la visuale e ci sono cartelli che segnalano il pericolo, ma a onor del vero i muretti sono bassi, i cancelli sono facilmente superabili e i teli rotti, probabilmente da qualcuno con l’intento di guardare oltre. Sbirciando si vede che l’area versa in uno stato di abbandono, l’erba è alta, la struttura, pur non essendo pericolante, non è soggetta a controlli di sicurezza. Quanto scritto vuole essere sì una provocazione in merito alla situazione in cui versa l’area, ma soprattutto scoraggiare atti di incursione di notte in un’area realmente pericolosa. Anche perché per vedere sistemati gli edifici ci vorrà ancora parecchio tempo.
Il progetto di riconversione approvato dalla scorsa Amministrazione, infatti, è stato bloccato dall’attuale Giunta guidata dal Primo Cittadino Francesco Sartini: attualmente Comune, Regione, Asst Vimercate e privati stanno lavorando per definire la futura destinazione e la trasformazione dell’area. Durante l’ultimo incontro, i tecnici di Regione, Comune e ASST hanno valutato positivamente la prospettiva di aggiornare il progetto anche alla luce del fatto che gli aggiornamenti non richiedono la modifica dell’accordo di programma del 2009 e possono accelerare e rendere più sostenibile il piano finanziario, con il molteplice obiettivo di scongiurare lo stallo dell’attuale progetto di fronte alla crisi e alla svalutazione dell’edilizia, ottimizzare il ritorno economico per Regione Lombardia, trasformando l’operazione in un buon caso di rigenerazione urbana fondata sui concetti di sostenibilità, salute e inclusione sociale.
Per la proposta bisognerà attendere ancora qualche mese, mentre per vedere le ruspe in azione non è dato sapere.
Quello di Vimercate, dunque, è solo un esempio tra tanti. Fino ad ora le incursioni in zone a rischio sono state segnalate da residenti o comunque scoperte casualmente durante servizi di pattugliamento, ma viene da chiedersi quanti altri episodi potrebbero essersi verificati senza che nessuno se ne sia mai accorto. Per esempio, è di pochi mesi fa l’incursione di due ragazzi che sono saliti all’ultimo piano della Torre di Desio e hanno registrato un video, pubblicandolo su YouTube, senza quindi essere beccati. Basta guardare queste immagini per rendersi contro della pericolosità di un’azione del genere e per tentare di scoraggiare gesti di emulazione.
Ma se questo non bastasse, la domanda provocatoria è ovvia: cosa potrebbe essere fatto per evitare che quelle che sono state fino ad ora, fortunatamente, solo bravate si ripetano?