Archiviare Pedemontana: anche le istituzioni chiedono lo stop

I commenti alla conferenza stampa di Insieme in rete: secondo i presenti, Pedemontana è già fallita. Un parere che contrasta con quello del Pd regionale, che ritiene disastroso l’eventuale fallimento dell’opera.
«Ampliare il Bosco delle Querce sarebbe il mio sogno, e non solo mio»: lo ha detto il presidente del consiglio comunale di Seveso Giorgio Garofalo in chiusura alla conferenza stampa “Archiviare Pedemontana” di sabato 8 luglio, rispondendo alle istanze presentate da Insieme in rete.
«Io partirei dalla piantumazione del territorio: un gesto simbolico e concreto – ha continuato -. Sono le battaglie dei cittadini a influenzare le decisioni politiche: e infatti sul tema diossina stiamo portando avanti un monitoraggio continuo. Parliamoci chiaro: della diossina ce ne eravamo dimenticati tutti, è anche grazie all’impegno di Insieme in rete che siamo tornati a parlarne. Secondo me Pedemontana è di fatto fallita: dobbiamo alimentare questa narrazione, prima che si imponga quella di chi la vuole mantenere in vita. Non è comunque finita qui: ci sono cantieri aperti, pezzi di autostrada in giro per la Brianza. E manca, nei fatti, un vero collegamento est/ovest, tenendo anche conto della situazione disastrosa dei mezzi pubblici».
Garofalo non è l’unico fra i rappresentanti delle istituzioni a pensarla così: Maurilio Longhin, neo-sindaco di Cesano Maderno, si batte da anni contro Pedemontana. «Ci siamo attivati subito sul tema diossina – ricorda -: sono io che ho presentato in Regione il primo documento congiunto tra tutte le amministrazioni per denunciarne il pericolo. Su Pedemontana, il discorso economico è importante per quanto riguarda il programma approvato dal Cipe e le compensazioni ambientali, che ancora non sono state fatte. E d’altra parte come potranno esserci compensazioni più avanti, se non ci sono i soldi nemmeno adesso? Se Pedemontana non ha risorse si fermi: si trovino, piuttosto, quelle per la Milano-Meda, struttura ormai obsoleta, fuori norma e in fase critica, che, con i volumi di traffico previsti, rischia il collasso».
Se Garofalo è un ex Pd, che ha lasciato per Articolo1, Longhin è stato eletto come candidato del Partito democratico: le dichiarazioni di entrambi sono comunque molto lontane da quelle rilasciate dalla scorsa settimana dagli esponenti del Pd regionale, secondo i quali «il fallimento di Pedemontana sarebbe un problema enorme». L’impressione è che il partito non conosca i bisogni e le istanze dei propri sindaci, con un effetto di scollamento che rischia di essere deleterio anche su scala nazionale. «Ai miei tempi erano i sindaci a fare le manifestazioni contro Pedemontana, ed è grazie a loro se si discute ancora dell’autostrada – rivendica polemicamente Vittorio Pozzati, ex sindaco di Mezzago ed ex Pd -. Ma sono le amministrazioni che dovrebbero invitare le associazioni, non esserne invitate: la loro azione dovrebbe essere più incisiva».
«Dall’87 in poi ci siamo dimenticati della diossina: Insieme in rete ha riportato le carte sul tavolo – aggiunge Gianni Del Pero, il geologo che nel 2016 è stato incaricato dai comuni di Barlassina, Bovisio Masciago, Cesano Maderno, Desio e Seveso di monitorare i campionamenti di terreno durante le analisi per la quantificare il livello di diossina presente -. Su richiesta della regione la Fondazione Lombardia per l’Ambiente sta ampliando le indagini alle aree esterne al tracciato per verificare la presenza di diossina e la compatibilità d’uso delle aree circostanti, e anche il comune di Seveso ha chiesto ulteriori indagini». Nemmeno Del Pero ha dubbi sul futuro di Pedemontana: la sua fattibilità, secondo il geologo del Wwf, è limitatissima.
In apertura: Longhin, Ezio Moretti, responsabile dell’archivio della memoria realizzato da Insieme in rete, Gemma Beretta di Insieme in rete, Garofalo, Tiziano Grassi del comitato della Brughiera Briantea, Alberto Colombo di Sinistra e Ambiente