Agrate, a un anno dall’apertura il Centro Ingrosso Cina non fa più paura

24 gennaio 2018 | 10:19
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Agrate, a un anno dall’apertura il Centro Ingrosso Cina non fa più paura

Si temeva per il traffico o per il commercio locale, ma la Chinatown della Brianza ad oggi non ha portato nulla di tutto ciò

A poco più di un anno dall’apertura, il Centro Ingrosso Cina di Agrate Brianza non fa più così paura. Si temeva per il traffico, per le ripercussioni che avrebbe potuto avere sul commercio locale, ma al momento il centro del Sol Levante più grande d’Europa non sembra aver creato grossi danni.

Sarà per quella mozione del Consiglio comunale che impegna le giunte agratesi presenti e future a permettere solo la vendita all’ingrosso, ma il centro non ha intaccato granché (potremmo dire per niente) le abitudini commerciali dei brianzoli e non è pressoché mai stato causa di code chilometriche lungo la sp121 (che ci sono sempre state e restano per una serie di altre innumerevoli ragioni).

LA CHINATOWN DELLA BRIANZA

Inaugurato nel dicembre del 2016, il centro è da qualche mese sorvegliato da due enormi leoni di pietra, presenze benauguranti nella cultura cinese, che accolgono i visitatori all’ingresso principale.

Per realizzare Cina Mercato, ideato dal Gruppo Aumai e guidato dall’imprenditore Chen Wen Xu, detto Il Sandro, sono stati investiti qualcosa come 60 milioni di euro (13 dei quali andati in oneri di urbanizzazione), per una struttura realizzata al posto della vecchia fabbrica Uquifa e che annovera 400 negozi su 35mila metri quadrati.

Ci si trova di tutto: ogni genere e stile di abbigliamento, oggettistica, casalinghi, parrucchieri, scarpe, borse, bijoux, cellulari e chi più ne ha più ne metta, impossibile citare tutto. Nota di colore, meritano un’attenzione particolare i numerosi e bizzarri oggetti nel tipico “stile del tutto-è-possibile” cinese, come borse a forma di cavallo o di enormi orologi a cipolla.

In ogni caso, anche qualora qualcuno si appassioni a uno di questi insoliti accessori, non potrà acquistare nulla, se non in grosse quantità (il che presume che sia un negoziante o che voglia riempire il proprio armadio di inconsuete pochette): qui non è possibile comprare un solo abito o un solo paio di scarpe, anche con partita iva, dal momento che c’è un numero o un prezzo minimo di acquisto.

Insomma, se la curiosità vi calamita da quelle parti, una sbirciatina alla Chinatown della Brianza vale la pena, tra corridoi ampi e asettici, negozi modulabili, indicazioni e nomi italiani immancabilmente tradotti in cinese. Del resto quella del Gruppo Aumai (il Panda verde che ha preso il posto della Upim di Piazzale Loreto) è un’operazione studiata e voluta per decongestionare la zona Paolo Sarpi di Milano, spostando i grossisti in Brianza: una vera e propria rivoluzione delle rotte dei progetti Made in China e quindi, si potrebbe dire, un evento epocale.