Ufficio vertenze Cisl Monza Brianza: recuperati 10 milioni, ma il lavoro è ‘borderline’

La Cisl Monza Brianza Lecco presenta un anno di attività dell’Ufficio vertenze. Recuperati complessivamente 10 milioni, ma la situazione del lavoro è sempre meno ‘sana’
Ieri mattina bilancio dell’Ufficio Vertenze della Cisl. Cominciamo dalle buone notizie: quest’anno sono stati recuperati complessivamente circa 10 milioni di euro. Una bella cifra riconsegnata ai lavoratori, considerando anche le difficoltà in cui sempre più spesso si muovono le persone e gli uffici preposti. A farci una fotografia veritiera delle problematiche sul lavoro a Monza e Brianza e più in generale sul territorio italiano sono Mario Todeschini, segretario Cisl Monza Brianza e Lecco e Stefano Goi, dell’Ufficio vertenze.
La situazione, rispetto al 2016 è in lieve miglioramento, a livello regionale si intravede una ripresa, sottolineata dai minori ricorsi e atti fallimentari. Leggermente in controtendenza Monza e Brianza, ma, spiega Todeschini, bisogna considerare che alcune pratiche si protraggono per anni, quindi, essenzialmente la situazione in Brianza è costante.
Le somme recuperate sono i soldi che le aziende non davano ai lavoratori. L’Ufficio vertenze si occupa proprio di questo, coadiuvato anche da un avvocato penalista.
Le tendenze nel mondo del lavoro
Indubbio, sostengono entrambi, che le modalità lavorative siano in continuo cambiamento. A partire dai luoghi di lavoro, sempre meno ‘fisici’ e più labili. Il lavoro è sempre meno a tempo indeterminato e ci sono nuove forme complesse di relazioni lavorative. “Spesso, dice Todeschini, la persona assunta non conosce nemmeno chi sia il suo datore di lavoro. In questo senso, continua, andrebbe promossa una forte azione contrattuale sindacale e normativa”. Le normative, applicate a queste nuove realtà, sono, infatti, più difficili da interpretare. Il concetto di tutela non si è rafforzato e questo fa sì che molti lavoratori si trovino in una zona borderline.”
“Anche dietro a semplici dimissioni, ribadisce Goi, in pochi minuti di colloquio bisogna capire cosa c’è davvero dietro. Spesso anche se le dimissioni sono autonome si celano dei problemi. A volte si tratta solo di una sorta di ‘licenziamento mascherato’, altre volte sono indotte da comportamenti poco corretti da parte dell’azienda”. Alcuni esempi? Orari di lavoro disumani, discriminazioni e anche atteggiamenti verbali del datore di lavoro che creano nel dipendente problematiche psicologiche. Rispetto al passato, dove per danni sul luogo di lavoro, si intendevano per lo più incidenti fisici, ora sotto la lente d’ingrandimento ci sono le vessazioni psicologiche a cui spesso il dipendente è sottoposto.
Le dimissioni
Importante, dicevamo, valutare caso per caso le dimissioni. Se, per esempio, un lavoratore da le dimissioni autonomamente ma per giusta causa, l’azienda dovrà comunque pagare l’INPS. “Per questo motivo è accaduto, racconta Goi, che dopo che il dipendente ha dato le dimissioni, l’azienda le ha revocate. In questi casi il lavoro dell’ufficio vertenze è molto delicato perché la situazione va chiarita e compresa a fondo per dare le giuste responsabilità, anche penali, a chi ha mentito”. Proprio per evitare alcune di queste situazioni, da marzo 2016 è in vigore l’obbligo di certificazione per ciò che concerne le dimissioni.
Il caso di Cinisello Balsamo: licenziamento autonomo di massa
“Senza fare nomi, dichiara Goi, è proprio di questi giorni un caso di licenziamento di massa da un ristorante-griglieria di Cinisello Balsamo. 9 persone, dipendenti di quell’azienda, si sono rivolte a noi tutte insieme chiedendo il licenziamento. La causa erano le troppe ore di lavoro. Considerando che in un ristorante per la preparazione si arriva già al mattino, se non si riesce a far tornare bene il personale, si rischia davvero di avere casi dove le ore di lavoro in una giornata diventano davvero disumane.”