Alternanza Scuola Lavoro, «Fare fotocopie o friggere patatine? No, grazie!»

La tavola rotonda che si è tenuta al teatro Binario 7 ha visto protagonisti gli studenti di molte scuole che hanno raccontato la loro esperienza sull’alternanza scuola lavoro.
Incontro-scontro quello di ieri al Binario 7. Sul tappeto il tema dell’alternanza scuola lavoro. da una parte gli studenti, dall’altra parte imprenditori e il mondo delle istituzioni.
La tavola rotonda è stata organizzata presso il teatro Binario 7 di Monza dalla Consulta studenti Monza e Brianza, rappresentati da Lorenzo Pedretti. Moderati dalla giornalista Cristina Bertolini hanno trovato voce sul palco il professor Antonio Dinallo, referente nazionale delle Consulte studentesche e rappresentante del Miur, le aziende che ospitano gli studenti con Massimo Giovanardi, vicepresidente Piccola Industria di Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza, il prorettore dell’Università di Bergamo Marco Lazzari che si è occupato del punto di vista delle università. E ancora Andrea Nicolini dell’esecutivo nazionale Unione Studenti, Flavio Ratti avvocato delegato consiglio dell’ordine avvocati di Monza per alternanza scuola lavoro. Oltre al prezioso contributo dei relatori, la vera ricchezza della conferenza è stata la presenza dei numerosi studenti che hanno gremito la sala. Una platea attenta e partecipe, proveniente non solo da Monza, ma anche da Torino, Como, Novara, ha reso l’incontro interessate.
I ragazzi non si sono fatti scappare l’occasione di spiegare, in maniera diretta e incisiva, quelli che sono i dubbi e le perplessità circa l’alternanza scuola lavoro. Approfittando della presenza dei rappresentanti di ogni categoria (scuola, università, aziende, CIGL, associazioni) hanno in più occasioni scaldato l’atmosfera con domande che non sempre hanno trovato risposta.
Pur essendo state messe in luce esperienze positive, sono stati più numerosi da parte degli studenti gli interventi volti a spiegare le criticità di questa iniziativa resa obbligatoria dalla riforma della Buona Scuola nel 2015 e, a detta stessa del Ministero, ancora perfezionabile.
Parlano gli studenti
Jacopo, da Como riferisce del risultato di un questionario consegnato ai ragazzi dopo l’alternanza dove, 100 su 500 denunciavano il non interesse da parte dei professori ad agevolare questa pratica. Uno dei maggiori problemi rilevati in sala, è stato proprio quello della difficoltà a conciliare il programma scolastico con l’alternanza scuola lavoro. Un’altra criticità sta, secondo Nicola da Novara, nelle agevolazioni che mancano. Un esempio? I buoni pasti, così come sono elargiti ai dipendenti di un’azienda, dovrebbero essere concessi anche agli studenti in alternanza. Viene fatto notare dalla platea di studenti che spesso i tutor che dovrebbero guidarli in questa esperienza sono completamente o quasi all’oscuro di ciò che devono fare. I ragazzi domandano se non sarebbe il caso di dare una formazione anche ai tutor, in modo che siano in grado di insegnare davvero qualcosa all’interno di un percorso costruttivo e ben organizzato. Quello che si è evinto, dai molti interventi degli studenti, è che c’è ancora tanto da fare in ambito dell’alternanza scuola lavoro. Dare, per esempio, agli studenti maggiori possibilità di scelta, dare la possibilità di valutare l’esperienza, oltre a quella di essere valutati dall’azienda ospitante. Infatti raccontano in sala: «… spesso si ha timore a raccontare di esperienze negative avute per paura di avere ripercussioni in pagella».
«Non vogliamo andare a fare fotocopie o a friggere patatine» così parla una rappresentante della Consulta di Como evidenziando il problema della qualità di questa esperienza. Si passa da una mera manovalanza non retribuita, ad un vero e proprio “sfruttamento” di forza lavoro gratuita che non solo non arricchisce il percorso di studio del giovane ma, come sottolinea Andrea Nicolini, è anche un disincentivo ad assumere per le aziende che, facendo ricoprire alcuni ruoli ai ragazzi in alternanza, negano a tutti gli effetti lavoro a persone che la scuola l’hanno bella che finita. I numeri a tal proposito parlano chiaro: la tendenza ad andare ad assumere studenti sta aumentando esponenzialmente di anno in anno. A contribuire a tutto ciò anche gli sgravi fiscali per le aziende sviluppati in questo senso.
Un futuro incerto, ma almeno se ne parla
Non sarebbe meglio farci studiare e poi insegnarci un lavoro? Perché tutta questa fretta? Saremo solo dei disoccupati? Analfabeti funzionali?Le domande incalzano e sono domande coraggiose, dettate dalla ribellione tipica dell’età, ma anche dalla consapevolezza di essere in un’epoca difficile, senza certezze.
Antonio Dinallo nelle sue risposte sottolinea più volte quanto il Ministero non abbia potere di intervento sull’autonomia scolastica e ribadisce che l’alternanza scuola lavoro si trova ancora in una fase “adolescenziale”.
Sfatando qualsiasi mito che vorrebbe gli adolescenti svogliati e disinteressati, nella fase di dibattito la fila di studenti pronti a fare domande ai relatori è andata ben oltre ogni aspettativa, tanto da sforare tempi e orari stabiliti. In questo, ad onor di vero, come ha fatto notare anche l’imprenditore Giovanardi, sta il lato positivo della questione: «Non siete la generazione più fortunata, oggi è tutto difficile, anche per un imprenditore come me, ma siamo qui a parlarne, e questo è un ottimo segnale».