Sen. Corbetta scriverà al Presidente del Senato per salvare la casa di Bramini

Ad una settimana dal sit-in presso l’abitazione di Sergio Bramini il senatore non demorde, anzi rilancia.
Il 16 aprile la casa sotto pignoramento dell’imprenditore Bramini non era stata sequestrata per motivi di ordine pubblico. Eppure, il Senatore della Repubblica del Movimento 5 Stelle aveva eletto a su domicilio proprio quell’abitazione nel tentativo di salvarla. L’imprenditore era fallito pur vantando milioni di euro di crediti verso lo Stato, che non li aveva pagati.
Il tribunale aveva risposto picche. L’inviolabilità del domicilio del senatore (articolo 68 della Costituzione) non era sufficiente e aveva inviato le forze dell’ordine sul posto. Alla Villa però erano presente oltre ai giornalisti anche circa trecento persone che esprimevano solidarietà con Bramini. Insomma, pignoramento rimandato.
E così ad una settimana dal sit-in presso l’abitazione di Sergio Bramini il senatore non demorde, anzi rilancia.
“Come noto, avevo eletto il mio domicilio parlamentare presso la sua abitazione per renderla inviolabile ai sensi dell’, ma il Tribunale di Monza ha ritenuto di respingere la mia richiesta di inviolabilità del mio ufficio parlamentare, procedendo con lo sgombero (rinviato solo per motivi di ordine pubblico).
Nei prossimi giorni scriverò al Presidente del Senato, Alberti Casellati, per chiedere che investa del caso la Giunta delle Elezioni e delle Immunità Parlamentari, affinché si esprima sull’inviolabilità del mio ufficio parlamentare di Monza e chieda al Tribunale di Monza, nelle more di questa giudizio, di sospendere i provvedimenti nei confronti di Bramini.
Qualora poi la Giunta, non ancora costituita, dovesse darmi ragione, sarà la Corte Costituzionale a doversi esprimere in merito al conflitto di attribuzioni di competenze tra poteri dello Stato che si sarebbe venuto a creare.”
Insomma, il caso Bramini, come d’altra parte lo avevamo già definito noi, è sempre più politiche che giudiziario.