Dal punto di vista della Polizia: «Anche i lividi parlano»

6 giugno 2018 | 11:22
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Dal punto di vista della Polizia: «Anche i lividi parlano»

Al Convegno Interregionale della Polizia Locale Lombarda presso il Teatro Manzoni di Monza, si è discusso di strategie, metodi di intervento in casi di violenze in famiglia, Tso e bullismo.

Violenza in famiglia, cyber bullismo, femminicidio, Tso e tanti altri argomenti sono stati trattati ieri, 05 giugno, al Teatro Manzoni di Monza, in occasione del Convegno Interregionale della Polizia Locale Lombarda. Una platea per lo più in divisa d’ordinanza ha assistito agli interventi dei relatori, moderati da Piero Vergante, il Comandante del corpo di Polizia locale di Monza. Una mattinata di aggiornamenti su come comportarsi in queste situazioni delicate. Non un noioso convegno ma reali disposizioni e consigli su come agire quando si è chiamati a intervenire nelle case dei cittadini, nelle scuole o per le strade quando fatti di questo tipo avvengono realmente. Anche i reati col tempo, cambiano, e così è molto importante, specie per la Polizia Locale, essere sempre aggiornata su come e quando intervenire. Temi delicati, dicevamo, anzitutto perché vedono spesso coinvolte le persone più deboli come donne e minorenni che si trovano in condizioni di disagio, schiavitù e costrizione ma che spesso non sanno reagire e non trovano la forza di denunciare.

L’importanza di denunciare e come aiutare la vittima

Per questo, come ricorda Roberto Cesana (Comm. Polizia Locale Milano Nucleo Anti-violenza), è fondamentale come viene redatta una denuncia già dal primo intervento della Polizia Locale. Quando si tratta di violenze domestiche, per esempio, sono molti gli accorgimenti e le osservazioni che si possono fare per capire se si tratta di un episodio occasionale o di un’abitudine. «Anche i lividi parlano, racconta Cesana, sappiamo tutti che durante il processo di guarigione un livido assume varie colorazioni. Quindi anche solo dal colore di un livido si possono capire molte cose». Ma è importante anche osservare l’ambiente, la casa: se i piatti sono spaiati, se le porte sono sfondate. Potrebbero essere tutte coincidenze ma anche segnali rivelatori di una condizione famigliare di violenza perpetua. «E tutte queste osservazioni, continua Cesana, vanno riportate al PM. Una denuncia ben costruita e dettagliata che sia concorde, può già essere sufficiente per attuare delle misure cautelari. In questo senso la Polizia giudiziaria offrendo ascolto e accoglienza può aiutare a prevenire le tragedie più grandi. Un fascicolo deve dare le prove, anche le testimonianze dei vicini ed è un aiuto concreto per le vittime ad uscire dal tunnel, perché parlare di sé stessi dopo anni di vessazioni non è facile. Le vittime sono stanche morte e da parte nostra deve esserci un atteggiamento duplice, fatto di delicatezza ma anche di fermezza».

Anche difronte all’indecisione della vittima di voler o meno denunciare, bisogna comunque informarla dei suoi diritti, come quello di avere una difesa pagata dallo stato, a prescindere dalla fascia di reddito. Bisogna, inoltre fornirle i recapiti dei centri anti-violenza più vicini.

Dati allarmanti sul femminicidio

I dati sulle violenze tra le mura domestiche, come spiega il sostituto Procuratore Alessandro Pepè, sono allarmanti. Non passa giorno che non si parli di un omicidio a opera di un uomo legato alla vittima da un rapporto di intimità o di famiglia. Questi i dati relativi al 2015: Regno Unito 128 casi, Olanda 33, Germania 210, Francia 142, spagna 76, Italia 109, Romania 138. E si parla di omicidi.

«Quindi, sottolinea Pepè, la risposta da parte delle Forze dell’Ordine non può essere solo repressiva ma soprattutto preventiva, partendo dalle scuole. L’aggiornamento della Polizia Locale è essenziale per questo processo, dove è necessaria una sempre maggiore competenza tecnica ma anche una nuova sensibilità. Molti delitti di questo genere rimangono nascosti, le donne hanno paura di denunciare perché non si fidano delle istituzioni. Il primo effetto del nostro sforzo deve essere proprio l’aumento delle denunce». Considerando che secondo recenti studi, una donna prima di decidersi a denunciare accede di media 5 volte al Pronto Soccorso è molto importante sapere come agire prima che sia troppo tardi. In questo senso anche la collaborazione tra diversi enti è importantissima. «Per violenza, continua il Dott. Pepè, non si intente solo il femminicidio ma anche atti persecutori, stalking, violenza sessuale sui luoghi di lavoro e tramite internet e i social network: anche questi reati hanno effetti devastanti sulla persona che li subisce».

TSO: un intervento delicato

A parlare del TSO è Giorgio Colombo, della Polizia Locale di Milano. Città dove ci sono 1100 interventi di questo tipo all’anno, che significa circa tre al giorno. «Un Tso deve essere affrontato con ancora maggiore cautela perché si è di fronte ad una persona ignota ma anche soggetta a malattia/turba psichica. I borderline, spiega Colombo, sono di norma verbalmente aggressivi ma fisicamente innocui. I paranoidi psicotici gravi potrebbero tentare il suicidio mentre, i più pericolosi, per sé stessi e gli altri, sono senz’altro gli schizofrenici. Persone che alternano momenti di assoluta normalità ad altri di follia dove chi hanno davanti diventa solo un oggetto, uno sfogo. Una volta un collega è intervenuto per un Tso. Il paziente sembrava tranquillo e si è avvicinato nel corridoio. Arrivato vicino all’agente ha estratto un coltello e lo ha ferito quasi mortalmente. Ci sono quindi procedure esatte da seguire come le distanze da mantenere (almeno un metro e mezzo), il non guardare mai la persona negli occhi, il dividersi nella stanza a seconda delle esigenze ponendo sempre un agente vicino alla finestra per evitare gesti estremi, evitare di stare in stanze che potrebbero fornire oggetti pericolosi, come la cucina, mai voltare le spalle e mostrare sicurezza. La tossicodipendenza di per sé, sottolinea Colombo, se non associata ad una malattia psichica non prevede Tso».

Prevenire, prevenire, prevenire

Tutti i relatori, compresi Valter Bouique (Polizia Locale di Torino) e Giulia Maria Bouique, esperta di pubblicazioni, (che hanno parlato di bullismo e cyber bullismo) erano concordi sull’importanza degli aggiornamenti professionali della Polizia Locale e su quella ancora più evidente della prevenzione. Ed è con una frase di Anna Maria Baldelli (capo della procura di minori di Torino) che concludiamo questo articolo: «Gli imperativi sono quattro: prevenzione, prevenzione, prevenzione e prevenzione.»

A partire dalle scuole ma anche dall’ambiente famigliare cambiare radicalmente la mentalità è alla base di tutto. Dopo la giornata di oggi, a cui sarebbe stato bello avessero assistito anche i semplici cittadini, si ha maggiore consapevolezza dell’enorme lavoro che la Polizia Locale svolge ogni giorno spesso senza tanti ringraziamenti.