Basket, anche la Forti e Liberi piange Bob Lienhard

25 settembre 2018 | 15:45
Share0
Basket, anche la Forti e Liberi piange Bob Lienhard

Baldoni: “Alla maratona di NY, quando passerò per il Bronx gli dedicherò un pensiero, che mostrerò al meraviglioso pubblico della Grande Mela”.

Lutto nel mondo dello sport brianzolo: si è spento a Como, dopo lunga malattia, Bob Lienhard, campione statunitense di pallacanestro del Cantù e della Forti e Liberi Monza, dove era stato anche allenatore.

Lienhard, classe 1948, era nato a New York da genitori tedeschi. Cresciuto nel Bronx, aveva abbracciato il basket a scuola, dove era stato notato dai tecnici per la sua statura. Distintosi nella squadra universitaria dei Georgia Bulldogs, aveva avuto l’opportunità di fare un provino con l’Olimpia Milano ma, scartato dai meneghini, era stato immediatamente ingaggiato dal Cantù, con il quale fu amore a prima vista e non solo sportivo. Nella capitale della pallacanestro brianzola, oltre a vincere 1 scudetto, 1 Coppa Intercontinentale, 2 Coppe delle Coppe e 3 Coppe Korać, trovò moglie, fissò casa, prese la cittadinanza italiana e, terminata la carriera professionistica, venne assunto nell’azienda del futuro “patron” del club.

Dopo gli anni dei trionfi nella città del legno, i ‘70, concluse la carriera in Serie B e C, prima con l’OrSa Treviglio e poi con la Forti e Liberi. Nel 1983 non fu il solo a trasferirsi dalla cittadina bergamasca a Monza, scendendo di categoria: con lui arrivarono lo sponsor Uteco, il general manager Ambrogio Riva (che aveva il negozio ufficiale della Levi’s in via Zucchi) e l’allenatore Euro Abate. Con la Forti e Liberi il gigantesco (2,08 metri d’altezza e 110 chilogrammi di peso) e barbuto pivot conquistò subito la prima e unica promozione in Serie B della storia della società bianconera (già disputata una volta negli anni ‘70 ma grazie a un ripescaggio). E poi giocò altre due stagioni in cadetteria prima del ritiro dall’agonismo, ma non dal basket, dato che diventò il vice allenatore della stessa Forti e Liberi. Nel corso del campionato di Serie B 1986/87, diventata il quarto livello per l’introduzione della Serie B d’Eccellenza, subentrò all’esonerato Abate e guidò il team bianconero fino al termine della stagione 1987/88.

A ricordarlo bene è Fabio Baldoni (figlio di Pieralberto, lo storico presidente della polisportiva monzese), che in quegli anni allenava i Cadetti della Forti e Liberi: “Anche se non è rimasto per lungo tempo in società mi ero affezionato a Bob per vari motivi. Innanzitutto quando arrivò in Forti e Liberi era per noi ragazzi un idolo perché da giocatori, o già ex giocatori come me che avevo 23 anni, lo avevamo ammirato in televisione o dal vivo con la maglia del Cantù. Allenando i Cadetti lo incontravo in palestra tutti i giorni: si interessava del mio lavoro e di come crescevano i nostri giovani. Poi ci raccontava un sacco di aneddoti sulla sua vita negli Stati Uniti e sui suoi anni da campione nel Cantù. Era un uomo molto semplice, molto alla mano. Era da esempio per i ragazzi anche per l’umiltà: nonostante la sua età e tutti i titoli vinti si allenava seriamente. Non come certi ventenni di oggi che si credono già arrivati…”.

Baldoni ha in serbo un modo speciale per ricordarlo davanti a tutti: “Il 4 novembre andrò a correre la Maratona di New York. Quando passerò per il Bronx gli dedicherò un pensiero, che mostrerò al meraviglioso pubblico della Grande Mela”.

Foto da wikipedia