Il Fai porta 700 visitatori al centro Rai del parco, prossimo alla chiusura

16 ottobre 2018 | 23:54
Share0
Il Fai porta 700 visitatori al centro Rai del parco, prossimo alla chiusura

700 visitatori in 8 ore di visite guidate: è il bilancio comunicato dalla delegazione di Monza e Brianza del Fondo ambiente italiano riguardante il centro di controllo qualità di Rai Way, situato nel Parco Reale (ancora per poche settimane).

Settecento visitatori in 8 ore di visite guidate: è il bilancio comunicato dalla delegazione di Monza e Brianza del Fondo ambiente italiano riguardante il centro di controllo qualità di Rai Way, situato nel Parco Reale (ancora per poche settimane). Ieri era la domenica delle Giornate Fai d’autunno, che in Brianza ha visto aprire le porte anche di Villa Borsani a Varedo: un’accoppiata non casuale, essendo Osvaldo Borsani un architetto che ospitò nella villa di famiglia i suoi migliori collaboratori, tra i quali proprio Gio Ponti, il progettista del centro di controllo Rai di Monza.

All’inizio degli anni ‘50 a Ponti la Rai commissionò di disegnare il nuovo centro di controllo qualità rielaborando un progetto di massima. Il centro di Sesto Calende, aperto nel 1929, era diventato insufficiente in seguito al moltiplicarsi delle esigenze di rilevazione dei segnali delle trasmissioni, dovuti all’avvento della televisione anche in Italia. A Ponti venne chiesto di creare qualcosa di funzionale ma anche bello. E così sorse, nel 1954, il centro di controllo di Monza, seguito da quello di Sorrento. Quello al nord è disposto orizzontalmente, quello al sud verticalmente. A firmare la struttura inserita nel Parco Reale non fu solo Ponti, ma anche Alberto Rosselli e Antonio Fornaroli, altre due prestigiose firme dell’architettura del secolo scorso; la costruzione è rimasta pressoché invariata nei decenni, custodendo moltissimi elementi di arredo originali che il Fai ha scelto di valorizzare per le Giornate d’autunno senza sapere ancora del trasferimento deciso da Rai Way per tagliare le spese in bilancio.

L’affitto del centro costa infatti 152mila euro di canone annuo ai quali bisogna aggiungere le spese di gestione, grosso modo dello stesso importo. Il destino di questo bene vincolato dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio è però ancora tutto da scoprire.

Per 64 anni il centro di Monza è servito al controllo della qualità dei segnali trasmessi, all’utilizzo dello spettro, alle valutazioni degli impatti elettromagnetici, insomma al monitoraggio della conformità delle trasmissioni con la legislazione vigente in Italia e all’estero.

II centro è dotato di laboratori allestiti con strumentazione professionale avanzata “in cui si sviluppano – si legge sul sito internet di Ray Way – procedure, metodologie e sistemi di misura per la valutazione della qualità della ricezione in ottica utente e per il monitoraggio dei segnali diffusi dai trasmettitori radiotelevisivi aziendali.

Nei laboratori vengono inoltre verificate le prestazioni di ricevitori e strumenti di misura di nuova generazione proposti sul mercato professionale nonché tarati gli strumenti aziendali”. Il personale del centro è costituito da tecnici “il cui know-how – si legge ancora sul sito – è altamente specializzato nell’ambito della misura in radiofrequenza”.

Il Parco di Monza venne scelto in quanto serviva un luogo distante da montagne ed edifici, non disturbato da linee elettriche e ad alta tensione.

L’edificio, che ha la forma di un’antenna parabolica, si compone di un piano rialzato, di un seminterrato e di una struttura retrostante in cemento armato. Complessivamente ha una superficie di 200 metri quadrati per un totale di 158 vani e 48 porte, realizzate dalla Monti – Cantieri Milanesi di Concorezzo. Si contraddistingue per un nastro di finestre continuo, che fanno entrare la luce e riflettono il paesaggio del parco. Sotto le finestre sono state inserite delle piastrelline grigie della Richard-Ginori. È anche presente il logo originale della Rai, creato nel 1953 da Erberto Carboni.

La balaustra è invece stata inserita negli anni ‘70. Ponti, che aveva disegnato gli arredi interni di alcuni transatlantici, come l’Andrea Doria e il Giulio Cesare, inventando la parete allestita, volle sperimentare anche a Monza. Fece realizzare il pavìmento in marmo di Carrara spesso 3 centimetri e il corridoio in linoleum della Pirelli, uno dei primi in Italia. I laboratori hanno la porta con l’oblò, come sulle navi, mentre gli uffici hanno scrivanie con piano di formica e sedie che ricordano la “superleggera”, uno dei suoi grandi successi, che disegnò negli anni successivi.

La torretta richiama la manopola per la sintonizzazione delle frequenze delle vecchie radio ed è stata realizzata in legno e vetro.

All’esterno si trovano da una parte la grande antenna che captò il 6 ottobre 1957 le onde radio dello Sputnik e il 20 luglio 1969 quelle dell’Apollo 11 che sbarcò sulla Luna, ma anche i segnali radio del tentativo di “golpe” in Spagna del 23 febbraio 1981. E dall’altra un giardino, anch’esso progettato da Ponti, con piante di bambù, ortensie e un laghetto coi pesciolini rossi.

A poche decine di metri di distanza, infine, si trovano le antenne rombiche per le ricezioni in onde corte e la torre, alta 54 metri, con in cima un traliccio rotante che monta antenne VHF e UHF per ogni banda di radiodiffusione.