Pgt, metro arriva a Monza. Le opposizioni: “Sicuri saranno tutte rose e fiori?”

15 febbraio 2019 | 09:50
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Pgt, metro arriva a Monza. Le opposizioni: “Sicuri saranno tutte rose e fiori?”

LabMonza rilancia il dibattito su quale sviluppo scegliere per il capoluogo della Brianza. Tra i tanti temi in ballo, la metro potrebbe non essere la soluzione migliore per tutti i cittadini.

Immaginare la Monza del prossimo futuro passa inevitabilmente per il decidere l’assetto urbanistico e infrastrutturale della città. L’importanza di questi temi è dimostrata dal dibattito in corso sulla variante del Pgt (Piano di governo del territorio) (clicca qui) e sull’arrivo tanto sospirato della metropolitana 5 a Monza (leggi l’articolo). Due argomenti che possono e devono essere correlati per uno sviluppo armonico e sostenibile del capoluogo della Brianza.

Ma se sul Pgt, anche per ragioni politiche, le posizioni in campo divergono, sulla metropolitana lilla, recentemente messa in forse dal sindaco di Milano, Beppe Sala (ecco la news), sembra esserci stato sin dall’inizio un consenso unanime. Almeno fino ad ora. Perché qualche voce non propriamente accordata con il coro dominante comincia ad esserci.

E così nell’incontro “Un progetto per la città: quale sviluppo urbanistico per il futuro di Monza?”, organizzato all’Arci Scuotivento da Lab Monza, lista civica candidata anche alle Elezioni amministrative del 2017, la metropolitana nella città di Teodolinda è stata oggetto di puntualizzazioni, riflessioni e più di qualche dubbio su costi, vantaggi e possibili ricadute per i residenti del capoluogo della Brianza.

“L’arrivo della linea 5 a Monza è un’opportunità importante, che è giusto possa comportare anche modifiche al Pgt, approvato nel 2017, quando non c’era ancora a disposizione il tracciato definitivo – afferma l’avvocato Claudio Colombo, ex assessore comunale all’Urbanistica dalla giunta Scanagatti ed ora impegnato nello stesso ruolo per il Comune di Villasanta – c’è, però, da tenere in considerazione anche i costi che questa opera infrastrutturale comporterà, ad esempio per la realizzazione di un deposito su un’area agricola”.

Per l’esponente della vecchia amministrazione cittadina il discorso sulla metro allunga delle ombre anche sul modo in cui il Comune di Monza, guidato dal sindaco Dario Allevi, sta pensando di cambiare il Pgt vigente.

Se a qualcuno può sembrare scontato che un ex assessore di centrosinistra critichi l’attuale maggioranza di centrodestra, perplessità sull’arrivo della linea lilla a Monza arrivano anche dal di fuori del mondo della politica.

“Monza negli ultimi 15 anni è diventata sempre più il centro di un’area urbana di 800mila abitanti, che in parte gravita su Milano – afferma l’ingegnere Andrea De Bernardi, esperto di mobilità – in questo senso la metropolitana è uno strumento per fare delle cose, ma c’è da considerare che, al confronto di un sistema ferroviario sperabilmente efficiente, non per tutti i cittadini monzesi e brianzoli sarà il modo più veloce per andare a Milano”.

Un semplice calcolo sui tempi di percorrenza sembra aprire un fronte forse poco considerato dall’opinione pubblica. “Dal centro di Monza a Porta Garibaldi con la metro ci vorranno 35 minuti, mentre oggi con il treno ne bastano tra i 18 e i 22 minuti – sostiene De Bernardi – la verità è che la linea 5 a Monza, con le fermate previste dal tracciato ufficiale, sarà sicuramente un servizio utile per i residenti della zona Sud-Ovest della città, compresi Triante e San Fruttuoso, da valutare per chi vive in centro, mentre restano scoperte le zone Est e Nord, dal quartiere Libertà a San Donato e Sant’Albino”.

“Inoltre con la prevista fermata all’Ospedale San Gerardo, unico vero attrattore della città non del centro raggiunto dalla metro, saranno da valutare gli effetti sul quartiere Cazzaniga – continua – in questo caso, infatti, il nuovo mezzo di trasporto potrebbe avere una funzione più urbana, cittadina, visto che da qui per arrivare in centro a Milano con la metro ci vorrebbero ben 45 minuti”.

La metro, comunque, è solo un aspetto, sicuramente quello più sotto la luce dei riflettori, di un più ampio panorama di scelte urbanistiche da compiere a Monza in tempi anche piuttosto brevi. Le posizioni in campo, con la necessità di equilibrare la salvaguardia dell’ambiente e del verde urbano con lo sviluppo economico della città, continuano a suscitare più di una polemica. Tra i più fermi nelle proprie idee c’è il Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni di Monza, che recentemente hanno messo a punto una serie di proposte contenute nel “Libro Bianco 2.0”.

“I punti fondamentali della nostra visione sono numerose – spiega l’architetto Paola Sacconi, referente del Comitato Sant’Albino – lo zero consumo di suolo, la riqualificazione delle aree dismesse, l’azione sulle aree strategiche pubbliche, la mobilità sostenibile e, alla base di tutto, un’urbanistica totalmente partecipata con il parere obbligatorio delle Consulte quali strumento di rappresentatività dei cittadini”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Legambiente Monza. “Il sindaco Allevi nei giorni scorsi ha ribadito che bisogna cambiare il Pgt per tornare a costruire in città e sbloccare il mercato immobiliare, esigenza di cui Monza, sostanzialmente stabile come numero di residenti negli ultimi 30 anni, non sente il bisogno – afferma l’architetto Giorgio Majoli, membro dell’associazione – tra l’altro basta fare un giro in città, in particolare a Cazzaniga, per vedere che in realtà si sta già continuando ad edificare sulla base di piani attuativi approvati dal 2011 in poi”.

Per capire, allora, che linea di condotta seguire per un sano sviluppo di Monza forse si dovrebbe guardare alle idee approvate nel recente passato. “Nel Documento di piano di qualche anno fa si parlava di Rete dell’urbanità e della naturalità diffusa, di mobilità lenta, di Parchi urbani e dell’istituzione di nuovi Parchi locali di interesse sovracomunale” ricorda l’architetto Christian Novak, coestensore del Ddp del Comune di Monza negli anni del sindaco Scanagatti. Tutto nero su bianco (Ddp_Norme_tecniche_di_attuazione), tutt’altro che un libro dei sogni. Anche perché sognare, almeno in questo caso, potrebbe costare molto caro a tutti.