Processo, “Domus Aurea”: gli imputati si avvalgono della facoltà di non rispondere

Ritornano alla sbarra gli imputati. Le accuse sono legate a crimini finanziari.
È ripreso ieri il processo “Domus Aurea”, che vede imputati l’imprenditore brianzolo Giuseppe Malaspina e collaboratori e professionisti, per essere parte di una presunta associazione a delinquere finalizzata a reatitributari e fallimentari, trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio, a seguito di un’inchiesta coordinata dai Pm di Monza SalvatoreBellomo e GiuliaRizzo, che vede indagate in totale 39 persone. Ieri in Tribunale a Monza il processo è ripreso, relativamente la fase dibattimentale, con la convocazione a testimoniare di coloro che hanno invece optato per il rito abbreviato, tra cui la ex moglie dell’imprenditore Adriana Foti. La maggior parte degli interpellati, ha però scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. A dibattimento con Malaspina ci sono altre quattordici persone.
In abbreviato sono invece 20 gli indagati che verranno giudicati a seguito nella medesima inchiesta. Secondo le risultanze delle indagini coordinate dai Pm Salvatore Bellomo e Giulia Rizzo, la “cricca” avrebbe finto vizi e difetti di opere mai realizzate per giustificare i mancati pagamenti di fatture, simulato la stipula di compravendite immobiliari, distratto il capitale da società che fatte fallire, per poi farlo confluire in altre create ad hoc e intestate a vari prestanome, il tutto per preservare patrimoni immobiliari, tra cui due hotel di lusso l’uno a Venezia e l’altro a Milano, e denaro riconducibili al medesimo imprenditore. Quattordici le bancarotte fraudolente contestate alla “galassia societaria” riferibile all’imprenditore arrestato che, insieme ai suoi collaboratori, avrebbe creato una “realtà societaria fittizia parallela a quella immobiliare reale”, con tanto di documentazione creata con creatività da “Walt Disney“, che gli stessi indagati, ripresi dalle telecamere dei finanzieri, avrebbero tentato di nascondere sotterrandole in un container caricato con una ruspa. Le operazioni sarebbero servite anche a mettere al riparo dalle pretese dei creditori il patrimonio di una delle società di Malaspina.