Il boss pentito di Giussano ha collaborato alla soluzione delitto di Legnano

Secondo il pentito Belnome, nell’omcidio di un affiliato all’Ndrangheta di Legnano ci fu un tentativo di depistaggio
La lotta per mantenere l’equilibrio del clan in Lombardia e in Calabria, tentare di arginare destabilizzazioni e tattiche per depistaggi. E’ quanto emerge dalla maxi indagine dei carabinieri dei Ros, che nei giorni scorsi hanno risolto l’omicidio di Cataldo Aloisio, affiliato alla Locale di Legnano freddato con un colpo di pistola e trovato cadavere vicino al cimintero di San Giorgio su Legnano, nel milanese. A parlare della sua morte, del possibile movente e di un ipotetico tentativo di depistaggio dei killer, è stato Antonino Belnome, il boss dell’Ndrangheta di Giussano, condannato in via definitiva per l’omicidio di Carmelo Novella, reggente della Locale “Lombardia”, finita al centro della maxi inchiesta “Infinito” della Procura di Monza.
Risale al 2008 la morte di Novella, ucciso perché aveva ordito un progetto di “secessione” dalla Calabria, riunendo sotto l’effige della “Lombardia” tutte le cosche regionali. L’autorità centrale non gradì la sua iniziativa e ne ordinò l’eliminazione, che avvene per mano di Michael Panajia e, appunto, Antonino Belnome. Questi, noto per essere stato il ‘padrino’ di Giussano, divenuto collaboratore di giustizia, parla nel 2010 con i pm milanesi del delitto legnanese, avvenuto tre mesi dopo quello di Novella. Secondo lui, il fatto che il corpo di Aloisio fu trovato vicino al cimitero di San Giorgio su Legnano dove era stato sepolto Novella, fu un depistaggio ordito a tavolino perché gli inquirenti collegassero i due delitti, avvenuti appunto a due mesi l’uno dall’altro.
In qualità di collaboratore di giustizia, condannato in via definitiva per l’assassinio di Novella, “Poi l’essere buttato lì al cimitero è stato un depistaggio, perché mi ha incuriosito anche questa cosa qua, no? È evidente che era un depistaggio per far pensare altro”, si legge nell’interrogatorio reso da Belnome al Pm Ilda Bocassini, “per non far cadere su di loro determinati pensieri, per depistare un po’, per far pensare magari ad altro più che a loro. Cioè è stata una mossa questa, il farlo ritrovare lì a ridosso di un cimitero dove c’è il Novella, dopo un omicidio Novella”.