Pedemontana, i dubbi degli ambientalisti sulla bonifica

17 settembre 2019 | 00:17
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Pedemontana, i dubbi degli ambientalisti sulla bonifica

Sinistra e Ambiente di Meda e il circolo Legambiente di Seveso scrivono ai sindaci, insieme al medico Edoardo Bai, a proposito della bonifica da diossina.

Il gruppo Sinistra e Ambiente di Meda e la sezione Legambiente di Seveso tornano a rivolgersi ai sindaci della zona in merito alla questione Pedemontana. Questa volta si è unito a loro anche Edoardo Bai, dell’associazione Medici per l’Ambiente – ISDE, e facente parte del comitato scientifico di Legambiente Lombardia. Al centro dell’istanza degli ambientalisti, il progetto operativo di bonifica che dovrebbe essere realizzato sulle aree contaminate da diossina.
«È evidente che su molti aspetti, per ragioni economiche, il proponente ha cercato di limitare l’intervento di bonifica» esordiscono gli ambientalisti, sottolineando la «follia» di costruire sui terreni inquinati da diossina e paventando il rischio legato alla movimentazione di terreno contaminato.
Al primo posto, infatti, c’è il tema sicurezza: «Non ci si dovrebbe limitare ad una scarificazione e asportazione di soli 20 cm laddove il top soil risulta inquinato – spiegano -. Una profondità di scavo maggiore garantirebbe più certezza di bonifica e più sicurezza. Anche la mancata rimozione dello strato intermedio laddove questo, successivamente al top soil risulta contaminato, ci lascia perplessi. Infatti nelle zone dove si configura questa condizione, l’area di cantiere verrà isolata dalla contaminazione intermedia a mezzo di geotessuto, dopo aver asportato solo lo strato di top soil inquinato».
Resta aperta, invece, la questione degli svincoli medesi: ormai, dicono i portavoce dei due gruppi brianzoli, la situazione dovrebbe essere chiara, «eppure c’è titubanza nell’effettuare qui un intervento di bonifica e si preferisce rimandare ad ulteriori approfondimenti analitici». «Non è nemmeno condivisibile il considerare che le aree al di fuori della pertinenza della Pedemontana potranno poi avere la destinazione d’uso che sarà  decisa dal Comune – aggiungono -. Occorrerebbe non consentirne l’utilizzo nelle aree dove la CSC di 10 ng Eq/kg risulta superato. Continuano poi a mancare le cartografie ufficiali del progetto definitivo 2018, da mettere in correlazione diretta con il Progetto Operativo di Bonifica.
In particolare, sulla la valutazione del rischio elaborata da Pedemontana, si produce poi l’allegato documento istruttorio
redatto a cura del Dr. Edoardo Bai, sulle cui considerazioni si concorda, evidenziando come la suddetta valutazione non possa essere ritenuta idonea e men che meno esaustiva, per la sua grave incompletezza in particolare relativamente alla fase più critica dell’intervento prospettato, ovvero gli scavi, le movimentazioni e il conferimento definitivo delle terre contaminate, per la mancanza di specifiche e di corretti riferimenti nei parametri utilizzati nei calcoli prodotti relativamente alla valutazione del rischio sanitario per i residenti e gli operatori, mancando sostanziali valutazioni circa il rischio connesso con la fase di cantiere».
Per questo Sinistra e Ambiente e Legambiente ritengono che sia impossibile proseguire con la bonifica, almeno per come era stata pensata. «Inoltre – aggiungono -, gli elementi che emergono relativamente alla persistenza dello stato di contaminazione degli orizzonti superficiali di terreno oggetto di analisi, con il rilevamento di concentrazioni eccedenti le soglie riportate nelle tabelle allegate al D. Lgs. 152/2006 e Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, 1 marzo 2019 n. 46, inducono a richiedere che ogni intervento nelle aree che hanno subito la contaminazione dal fall-out dell’evento del 10 luglio 1976, inclusa la realizzazione di nuove infrastrutture come nel caso di specie, debba essere ricompreso in un piano generale preordinato che definisca procedure, destinazioni e usi del suolo compatibili».
Gli ambientalisti chiedono ai sindaci di approfondire le criticità e di informare in modo adeguato la popolazione in merito alle analisi di rischio.
Foto d’archivio.