“Non si può morire ballando”, al cinema il nuovo film del brianzolo Andrea Castoldi

2 ottobre 2019 | 17:58
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“Non si può morire ballando”, al cinema il nuovo film del brianzolo Andrea Castoldi

Un cinema impegnato e impegnativo, con sfumature di commedia in agrodolce.

Dalla Brianza in tutta Italia. Il cinema come metafora della vita, quello che il regista brianzolo Andrea Castoldi è solito portare nelle sale. Un cinema impegnato e impegnativo, con sfumature di commedia in agrodolce. Castoldi, dopo il suo esordio alla regia con il lungometraggio “Ti si legge in faccia”, e la sua seconda fatica “Vista Mare”, è ora pronto ad uscire con “Non si può morire ballando”, dal 3 ottobre al cinema.

SCHEDA DEL FILM:

SINOSSI

Due fratelli, Gianluca(Salvatore Palombi) e Massimiliano (Mauro Negri). Una malattia, quella di Gianluca, ma soprattutto l’amore fraterno che spinge Massimiliano, un commercialista, a lottare contro il destino ineluttabile a cui è costretto Gianluca. Una rara malattia, la sindrome “delle cellule dormienti” di cui non si conoscono le cause. All’improvviso una cura, quella vera e unica, che nemmeno la medicina può restituire: la vita vissuta fino all’ultimo respiro.

Grazie al consiglio di due giovani medici, (Alessandra Brambilla e Marco Speziali), Massimiliano viene a conoscenza dell’esistenza di un vecchio studio sulla malattia, “le cellule che ridono”. Tra le pagine di un libro si sviluppa una teoria. Quella di affrontare il decorso della malattia rivivendo le emozioni di una vita, quelle più sincere e profonde, che fanno battere il cuore. La speranza, che comunque non è mai vana, è quella di risvegliare le cellule “dormienti” di Gianluca.

GUARDA IL TRAILER:

RECENSIONE

In Castoldi c’è la volontà di indagare la vita. Il suo spazio. Il suo tempo. La sua realtà. Lo fa attraverso movimenti di macchina studiati, mai lasciati al caso, che guardano e fanno guardare. Dentro, nel profondo, i sentimenti dei personaggi.

Quelle di Castoldi sono però persone, più che personaggi, caratterizzate o meglio attraversate dal dramma. Il dramma della vita. E attraversano un sentiero dal sapore pedagogico e riflessivo. Ma alla fine del percorso, ossia della pellicola, la domanda sorge spontanea. Chi ne esce vincitore? Più che il personaggio, verrebbe da pensare lo spettatore, che in un processo metafilmico diventa “spett-attore”. È chi guarda, infatti, che diviene attore, riflette e decifra il messaggio del regista. Un messaggio forte e pieno di brio, capace di far commuovere a più riprese, che Castoldi sa sfumare attraverso una salsa agrodolce. In “Non si può morire ballando”, c’è il dramma, ma c’è anche la commedia, in un connubio certo non semplice, che il regista sa servire in modo perfetto. “La vita altro non è che una distesa di fiori profumata con una lavatrice rotta piazzata nel mezzo“. È una citazione, forse la più incalzante del film. “Ma io ho fede – dice Gianluca – in Johnny Cash. Ho fede in un bicchiere di vino”. Ha fede negli affetti, certo, ma non ha fede in Dio, Gianluca. Eppure, ad un certo punto, Gianluca con Dio ci fa pace. In silenzio, senza dire nulla. “Non si può morire ballando – racconta Castoldi – nasce da un’esperienza personale che ho voluto raccontare con gli occhi di chi sta seduto sulla sedia di fianco al letto di un ospedale. Il film – aggiunge – viaggia su binari paralleli. Da una parte c’è il limite della scienza e della medicina e dall’altra la forza dell’amore e degli affetti”.

La scienza ha dei limiti, ma la speranza non ha confini. È un po’ questo il messaggio che Castoldi vuole lanciare. Di fatto, quello a cui assistiamo è una sorta di film nel film, dove in scena vengono messi i ricordi e le emozioni di Gianluca. Tutto viene visto, (ri)vissuto e partecipato da Gianluca attraverso un climax crescente di emozioni con le quali, finalmente, il protagonista fa pace con se stesso e col suo passato. Ed è allora, che i limiti della scienza vengono superati attraverso la fede, l’amore e la vita.

Andrea Castoldi ci parla del suo film, ascoltiamo l’intervista:

MBNews ha poi anche parlato con il cast per quanto riguarda le date in Brianza:

La produzione CF Film e in particolare il regista Andrea Castoldi ringraziano i sostenitori e gli sponsor del film: in particolare “Film Commission Lombardia, l’hotel ristorante “La Bergamina”, che ha ospitato la troupe durante l’intera durata delle riprese e il ristorante “Il Balin”.