Monza, Variante Pgt: i Comitati dei cittadini consegnano oltre 800 firme al Comune

La petizione, inviata a Piazza Trento e Trieste, insiste sullo zero consumo suolo. Per l’assessore Sassoli sono parole spot, mentre l’amministrazione punterebbe su verde e sviluppo edilizio in verticale.
Quanto possono pesare 832 firme nel dibattito pubblico sulla redazione della Variante al Piano di Governo del Territorio (PGT), avviata dalla Giunta comunale di Monza nel dicembre 2018 (clicca qui)? Lo scopriremo nei prossimi mesi. Ma, intanto, l’elenco di tutti i cittadini che, in via telematica o cartacea, hanno aderito alla petizione dal titolo “Proposte per Monza: sviluppo sostenibile e zero consumo di suolo”, lanciata dal Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni di Monza circa 4 mesi fa (leggi la news), è stato consegnato in Comune.
Destinatari, nello specifico, il sindaco di Monza, Dario Allevi, l’assessore al Territorio, Martina Sassoli e i Capigruppo consiliari. “Sono state raccolte 694 firme la versione on line e 138 in forma cartacea – si legge nel testo che accompagna la petizione con l’elenco dei suoi sostenitori – tra le varie proposte citate nel testo principale, si ribadisce l’urgenza e la necessità di un provvedimento di salvaguardia su tutte le aree libere, per evitare ulteriore cementificazione di aree verdi ed agricole, sino all’approvazione di una Variante Pgt a zero consumo di suolo”.
Se il Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni di Monza coglie l’occasione della consegna delle firme per la petizione per ribadire alcune cifre riguardanti la superficie urbanizzata di Monza, gli alloggi non occupati e i Piani Attuativi approvati (clicca qui), la risposta dell’assessore comunale all’Ambiente e all’Urbanistica, Martina Sassoli, sembra rimarcare alcune differenze di vedute dell’amministrazione cittadina rispetto al Coordinamento.
“Parlare di zero consumo suolo in questa maniera è solo uno spot, anche perché il Pgt è stato già approvato dalla Giunta precedente con regole precise – afferma – stiamo, comunque, lavorando anche con la Regione Lombardia e la Provincia per uno sviluppo edilizio in verticale, che permetterebbe di occupare meno suolo in orizzontale”.
“L’ottica su cui stiamo insistendo è quella che, soprattutto per il recupero delle aree dismesse, ogni metro quadrato di verde rinaturalizzato deve essere considerato una rigenerazione effettiva – continua – il senso è di aumentare la superfice di spazio verde filtrante (cioè non edificato né sopra né sotto il suolo, Ndr) con una restituzione a solo verde anche dell’urbanizzato”.
La logica ha anche un suo aspetto tecnico. E in questo caso i termini hanno la loro importanza. “Il Parco di Monza oggi, ad esempio, è considerato verde antropizzato (cambiato dall’intervento dell’uomo, Ndr) e non rinaturalizzato – afferma la Sassoli – questo in qualche modo falsa anche la percentuale di suolo edificato nella nostra città”.
La necessità di fermare il consumo di suolo, per il Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni di Monza, è affermata anche dall’articolo 7 della Dichiarazione per l’adattamento climatico delle Green City, dove si parla anche di “fermare l’impermeabilizzazione e il consumo di nuovo suolo…”.
Quella Dichiarazione il 30 luglio di quest’anno è stata, in un certo senso, recepita dalla Giunta comunale di Monza con l’adesione al manifesto “Green City Network”. “E’ doveroso da parte dell’amministrazione comunale attuare i dieci punti in essa contenuti, tra cui proprio il punto 7” insistono i gruppi di cittadini.
Anche su questo aspetto la risposta della Sassoli non si fa attendere. “In queste settimane stiamo lavorando sul Bilancio verde, che punta sulla necessità di suolo recuperato a verde e va proprio nella direzione espressa dalla Dichiarazione per l’adattamento climatico delle Green City” assicura l’assessore comunale all’Ambiente e all’Urbanistica. Al di là delle opinioni in campo, la forza e la velocità dei cambiamenti climatici ci dicono che il tempo delle azioni concrete deve essere, in ogni caso, molto vicino.