Gli illustri abitanti di Villa Mirabello e Villa Mirabellino nel parco di Monza

Monza, anno 1814, Napoleone è in ritirata dall’Italia, ma il suo fedele Eugenio di Beauharnais decide di restare ancora un pò e aspettare tempi migliori nella sua Villa Mirabello di Monza.
”Honneur et Fidélité”, onore e fedeltà. Lo stemma della famiglia Beauharnais campeggiava all’interno della sala principale di Villa Mirabello. Onore e fedeltà. Con profonda devozione il giovane Eugenio ammirava il motto coniato per la sua famiglia, che in qualche modo doveva rappresentarlo, ma non si sentiva più degno di portarselo appresso. Onore e fedeltà.
Ormai i tempi gloriosi erano passati, anche se la recente vittoria sul Mincio, contro gli austriaci, aveva dato una piccola speranza. Forse l’onore poteva essere ancora salvato. Quanto alla fedeltà, ecco, quella sembrava definitivamente compromessa dopo che ebbe disubbidito al suo patrigno Napoleone, che lo invitava ad abbandonare l’Italia. I francesi stavano perdendo la guerra su diversi fronti, e l’ordine di ritirata fu la decisione dell’imperatore in rovina. Eugenio però si oppose. Forse per orgoglio, forse perché in quel ‘’briciolo di speranza’’ ci credeva davvero, forse perché l’Italia era troppo bella. A cominciare da lì, da Villa Mirabello.
Mentre si perdeva nei suoi pensieri, lo raggiunse sua moglie, la vice regina d’Italia Augusta di Baviera. La donna lo invitò ad uscire all’esterno dell’abitazione cercando di lenire in ogni modo i suoi pensieri tormentati. Una boccata d’ossigeno lo avrebbe aiutato. Non riconosceva più l’uomo tenace ed entusiasta che aveva sposato nove anni prima e che era stato scelto da Napoleone Bonaparte quale generale per le sue campagne belliche in Egitto e in Italia. E’ vero, Napoleone aveva sposato la madre di Eugenio, dopo che il suo padre naturale fu decapitato durante la rivoluzione francese, quindi in molti lo etichettarono come ”raccomandato”, però si dimostrò in ogni situazione all’altezza del suo incarico. Era un valoroso generale, e quando il Bonaparte divenne re d’Italia, nominò Eugenio di Beauharnais suo vice re, insediandolo presso la Villa asburgica di Monza.
Qui il giovane fece numerosi abbellimenti, arrivando al punto di acquistare i terreni limitrofi per espandere il parco. I giardini avrebbero così incluso anche le numerose ville di delizia che appartenevano ai nobili delle epoche passate. Tra queste Villa Mirabello, ex dimora della famiglia Durini, edificata nella seconda metà del diciassettesimo secolo. Eugenio ed Augusta trovarono il loro nido d’amore ed ebbero quattro figli.
Fu poi per l’immensa adorazione nei confronti di sua moglie che Eugenio le donò la villa più piccola, detta il Mirabellino. Le ricordava tanto la sua dimora natale in Baviera, e per questo la scelse come propria abitazione. Ogni giorno passeggiavano insieme dal Mirabello al Mirabellino, percorrendo quel viale di carpini e sognando insieme un futuro felice.
Così fecero quel giorno dell’anno 1814. Lei prese il marito con se e insieme si incamminarono. Nell’aria c’era ancora il profumo di bagnato. Aveva piovuto forte ma il peggio era passato. Giunti al Mirabellino si sedettero sui gradini davanti all’ingresso. Lui appoggiò teneramente la testa sulla pancia di lei cercando di carpirne ogni piccolo movimento. Augusta era incinta di otto mesi. La loro situazione precaria li spaventava, ma il pensiero dei figli rappresentava un motivo per andare avanti. E poi c’era quel luogo da sogno a due passi dal centro di una città incantevole: Monza, con la sua storia, i suoi personaggi, il Duomo, la Corona Ferrea, il palazzo dell’Arengario e il castello ormai abbattuto.
Augusta aveva voluto sapere tutto di Monza e se ne era perdutamente innamorata. Andare via, voleva dire rinunciare a tutto questo. Rinunciare anche a tutto ciò che le ricordava la sua gioventù. Lei, la principessa della Baviera che capitò a Monza quasi per caso. Pensò a quest’ultima frase e si sentì per un attimo proiettata nella storia. Ebbe un sussulto, e non poté fare a meno di comunicare la fonte del suo entusiasmo al marito: ‘’ho trovato il nome che potremo dare a nostra figlia!’’. ‘’Figlia? Sei così sicura che sarà femmina?’’. Lei rispose: ‘’con gli altri non ho mai sbagliato. Certe cose me le sento’’. Eugenio si sollevò guardando con orgoglio lo sguardo così sicuro e luminoso di sua moglie, poi aggiunse con tono affabile ‘’Ebbene, quale sarà il nome di nostra figlia?’’. Augusta guardò davanti a se, la sterminata pianura del parco, con i suoi prati, gli alberi, le ville e ancora più in là le case e gli edifici che formavano Monza.
Aveva gli occhi lucidi quando rispose: ‘’Il suo nome sarà Teodolinda’’.