Arcore, asilo San Giuseppe. Sindacati: “E ora… Licenziate i lavoratori!”

Asilo San Giuseppe, parlano le lavoratrici: “Viviamo un paradosso: la nostra ultima speranza è il licenziamento”
L’ultima cena del condannato a morte ha il sapore amaro del licenziamento. E la speranza per i 10 lavoratori dell’Asilo San Giuseppe di Arcore è che arrivi, per paradosso, il prima possibile.
Parlando fuori dalla metafora, durante la conferenza stampa che si è svolta ieri nella sede della CGIL di Monza e Brianza in via Premuda, convocata da Simone Cereda (Cgil Monza e Brianza) e da Nicola Turdo (Cisl Monza Brianza e Lecco) e con una rappresentanza delle lavoratrici, che non sono riuscite a trovare un nuovo lavoro, i sindacati chiedono di passare dal Fondo Integrazione Salariale (FIS) alla Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, ovvero la Naspi, che, invece, garantirebbe loro una copertura economica maggiore.
Ma la questione sul tavolo non è meramente economica, c’è molto di più. Gigliola Mazzonica ha lavorato in questa struttura per 43 anni e un mese (ieri è andata in pensione), Maria Palmiso, ha lavorato per 30 anni, Alessandra Galimberti per 20 anni. Poi presente c’era anche Tonia Ferraro, che da 5 anni faceva l’ausiliaria e Arianna Foti, che da 4 faceva l’educatrice. “Anche nei momenti più bui, tra il 2012 e il 2015, abbiamo fatto più di quello per il quale eravamo pagate – spiegano – In quegli anni l’utenza era limitata e grazie a noi siamo arrivati ad avere ben 160 bambini, il numero che ci ha portato al 2020. Negli anni quando ci hanno chiesto di rinunciare al buono pasto, per risparmiare 15mila euro l’anno, abbiamo accettato, quando ci hanno comunicato che non ci avrebbero più pagato gli straordinari non abbiamo battuto ciglio. Eppure quando si è trattato di saper che l’asilo avrebbe chiuso siamo state trattate come l’ultima ruota del carro.
Il problema dell’asilo San Giuseppe è sempre stata la gestione economica, perchè la domanda non è mai mancata e l’offerta didattica sempre è stata apprezzata.” Questo quanto le lavoratrici hanno tirato fuori dal loro vaso di pandora, un vaso che si era scoperchiato nella notte del 22 gennaio quando assieme ai genitori andarono persino a protestare sotto le finestre del municipio.
Un pugno nello stomaco le parole di Simone Cereda (Cgil) indirizzate all’amministrazione comunale guidata da ormai otto anni da Rosalba Colombo (Pd): “Il comune di Arcore ha gestito in maniera socialmente irresponsabile questa crisi aziendale. I vari cda che si sono susseguiti erano tutti di nomina politica per quattro quinti e quindi, la politica non può sottrarsi alle sue responsabilità e alle critiche. Ora il comune si dia una mossa e tolga dal limbo questi lavoratori.”
I sindacati ripercorrono in sintesi gli ultimi 10 anni di gestione, ed escludendo l’ultima, quella guidata dal noto commercialista Ferruccio Magni, che ha fatto l’unico vero tentativo di salvataggio della struttura, poi non andato a buon fine proprio all’ultimo, e mettono la lente sul fatto che mai l’asilo abbia goduto di una situazione economica positiva eppure si è andati avanti fino a quando ad un tratto, quest’anno, il comune ha deciso di non sostenere più l’iniziativa, mettendo in crisi non solo chi ci lavorava, ma anche decine di famiglie che avevano scelto quella struttura per affidare l’educazione dei propri figli.
Adesso con il cerino in mano, come si suol dire, sono rimasti 10 lavoratori, tra i quali una coppia, marito e moglie. “Che il comune e il Cda della Civica Fondazione si diano una mossa! – picchiano i pugni sul tavolo i sindacalisti – Arrivati a questo punto che tutti i lavoratori siano licenziati affinchè almeno possano ricevere un sostegno economico che ad oggi non arriva (visti i tempi di erogazione della cassa integrazione, ndr). Si chiuda in fretta questa triste pagina del comune di Arcore.”