Brianza 2020: avviamenti lavorativi -16.9%, più penalizzate le donne con un -18.2%

8 marzo 2021 | 07:28
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Brianza 2020: avviamenti lavorativi -16.9%, più penalizzate le donne con un -18.2%

Anche se il rapporto tra cessazioni e avviamenti presenta un saldo positivo, si tratta di un dato buono soltanto in “apparenza”, poiché è determinato dal fatto che il numero delle cessazioni è calato tantissimo.

Il bilancio del 2020, riguardo agli avviamenti e alle cessazioni di lavoro nella provincia di Monza e Brianza, è piuttosto drammatico. Anche se il rapporto cessazioni – avviamenti presenta un saldo positivo, si tratta di un dato buono soltanto in “apparenza”, poiché è determinato dal fatto che il numero delle cessazioni è calato tantissimo: nel 2019 sono state 96.638, nel 2020 75.070, pari a -22,3%. Gli avviamenti hanno registrato invece un -16,9%, passando da 100.029 nel 2019 a 83.124 nel 2020. 

Questo primo confronto di dati dimostra inequivocabilmente che abbiamo fatto bene a mantenere il divieto di licenziamento per tutto il 2020, ovviamente in prospettiva dobbiamo fare altrettanto per il 2021″, spiega Enzo Mesagna, segretario, con delega al mercato del lavoro della Cisl Monza Brianza Lecco.

Settori e contratti: un calo unanime

Entrando più nel dettaglio: “I tempi indeterminati sono calati del 13,2% passando da 26.871 a 23.327; i tempi determinati hanno avuto un calo del 18,7%, passando da 55.082 nel 2019 a 44.758 nel 2020; sono calati anche i somministrati dell’ 11,3% e i contratti di apprendistato che registrano un -34%. Una fotografia molto pesante. In termini di genere, gli uomini hanno avuto un calo del 15,8% passando da 54.297 avviamenti a 45.701: mentre le donne sono quelle che han pagato di più il peso della crisi, registrando un -18,2%, passando da 45.732 avviamenti a 37.423″.

“A subire in maniera importante gli effetti della pandemia sono stati anche i giovani: nella fascia 15/24 anni, hanno avuto un calo del 23,7%, passando da 21.116 avviamenti nel 2019 a 16.136 nel 2020″.

“I numeri negativi si evidenziano naturalmente anche a livello dei vari settori produttivi: a parte il lavoro agricolo che è salito del 25,9%, ma si tratta di numeri esigui (463 avviamenti nel 2019 contro 583 nel 2020), gli altri hanno tutti registrato cali più o meno importanti. Il picco negativo è del settore manifatturiero:-24,2% (17.509 avviamenti nel 2019 contro 13.276 nel 2020). Le costruzioni calano del 12,7% (nel 2020 sono stati 6076 contro 6.960 nel 2019), come anche il settore del commercio e servizi che segna un -15,9% passando da 75.097 a 63.189″.

“Spostando per un istante l’attenzione sullo scenario della cassa integrazione, è doveroso evidenziare che a gennaio 2021, in questo caso sul territorio di Milano e Monza, il numero di ore di cassa integrazione approvate sono state 11 milioni 670 mila circa contro le 731.000 di gennaio 2020″.

Prorogare il blocco dei licenziamenti

“Dai dati emerge chiaramente che tre avviamenti su quattro sono ormai legati a contratti di carattere precario. Si tratta di un trend che c’era già prima della pandemia, ma che proprio il Covid-19 ha accelerato, a causa delle enormi incertezze con cui le imprese hanno dovuto fare i conti. Non va tuttavia tralasciato il fatto che importanti ricadute ci sono state anche sulle spalle dei lavoratori: è ormai universalmente noto che nei contratti a termine non sono contemplate tutte quelle tutele che sono invece previste dal contratto a tempo indeterminato”.

“Si evidenzia inoltre, la criticità dell’occupazione femminile: le donne sono le più colpite perché maggiormente impiegate in settori come la ristorazione, il turismo o l’estetica. Bene quindi, gli sgravi contributivi, introdotti dalla Legge di Bilancio, ma ovviamente non bastano da soli. Bisogna trovare il modo di incrementare l’occupazione femminile, una necessità da cui il territorio trarrà sicuramente vantaggio”.

“In conclusione si evince chiaramente che siamo ben lontani dall’essere fuori dalla crisi ed eliminare il blocco dei licenziamenti potrebbe portare a problematiche sociali decisamente più importanti. E’ pertanto necessario e doveroso che venga prorogato oltre la data ultima fissata per il 31 di marzo 2021. Non solo, deve essere un blocco dei licenziamenti generalizzato, non differenziato come proposto da Confindustria. Attualmente non ci sono le condizioni per reinserire persone nel mondo del lavoro, la domanda non esiste“. 

“E’ importante modificare il sistema degli ammortizzatori sociali, penso in particolare alla procedura di accesso alla cassa integrazione: deve diventare meno burocratizza e più veloce nel rispondere ai bisogni dei lavoratori e delle famiglie. Penso anche alla Naspi, che attualmente ha un valore tutt’altro che adeguato a sostenere chi resta a casa per lunghi periodi. Bisogna poi focalizzarsi concretamente sulle politiche attive, che in questo particolare momento storico devono assumere un ruolo d’importanza strategica. Fondamentale ovviamente anche la formazione, per il reinserimento nel mondo del lavoro”.

Bisogna far ripartire l’occupazione

“Le persone vanno formate, ma l’occupazione bisogna farla ripartire: è tempo di dare il via agli investimenti pubblici e alle grandi opere, non solo, è fondamentale incentivare e promuovere gli investimenti privati, creare una sorta di volano positivo che sia in grado di far ripartire l’economia e far balzare verso l’alto i livelli occupazionali”.

“Ovviamente per grandi opere non si intende necessariamente il ponte di Messina, ci sono anche tante altre opportunità valide sul nostro territorio, basti pensare ad esempio all’edilizia scolastica e al dissesto idrogeologico. Sono davvero tanti gli interventi importanti che si potrebbero attuare per dare il via a quel circolo virtuoso che è l’occupazione”.

Foto: Pixabay