Agrate, Star: presidio per i due operai licenziati. “La mascherina è un pretesto”

Manifestazione della Flai Cgil nella piazza del municipio a sostegno dei lavoratori e per denunciare il peggioramento del clima aziendale
Il primo operaio licenziato alla Star di Agrate Brianza perché trovato con la mascherina abbassata è stato Fabrizio Ferrari, da 25 anni in azienda, sindacalista della Flai Cgil a cui mancano ancora 18 anni per andare in pensione. La sua vicenda inizia con un provvedimento disciplinare l’8 gennaio che porta a tre settimane di sospensione cautelare e si conclude il 3 febbraio con il licenziamento definitivo.
E lunedì pomeriggio 31 maggio, nella piazza del Comune di Agrate, durante la manifestazione di protesta organizzata dalla Flai Cgil Monza e Brianza, il caso di Fabrizio è stato indicato come la “punta dell’iceberg”, come il “test” fatto d’azienda per vedere se funziona davvero la possibilità di fare licenziamenti disciplinari in questo modo, avvalendosi della legge Fornero.
Soprattutto ora – denuncia il sindacato Flai Cgil nel volantino distribuito in piazza – che sta venendo meno l’accordo siglato nel 2017 con la Star che aveva bloccato i licenziamenti dichiarati dalla multinazionale spagnola GBfoods che ha rilevato il marchio nel 2015, nella prospettiva di avviare un importante piano di investimento sullo stabilimento brianzolo dal 2017 al 2020 chiamato “Agrate Reborn”.

I due lavoratori licenziati dalla Star, Igrazio Ficara e Fabrizio Ferrari
E di essere un “test”, un altro esperimento fatto per confermare il primo, ne è convinto anche il secondo operaio licenziato alla Star, Ignazio Ficara, lasciato a casa il 7 maggio dopo 32 anni di lavoro ed essere stato assunto all’età di 18 anni nello stabilimento agratese. Anche lui viene indicato da Flai Cgil, come Fabrizio, come “un lavoratore che non taceva quando c’erano problemi che gravavano sui lavoratori” e anche lui ha avuto la stessa sorte, licenziato perché trovato con la mascherina abbassata.
Per sostenere i due lavoratori licenziati e per denunciare che “in entrambi i casi la motivazione era pretestuosa per liberarsi di lavoratori scomodi” lunedì al presidio in piazza ad Agrate hanno partecipato colleghi, sindacalisti anche di altre imprese del territorio, oltre a una rappresentanza della politica locale bipartisan con il sindaco Simone Sironi, il senatore del Pd Roberto Rampi, il deputato della Lega Massimiliano Capitanio e la referente per la Brianza di Sinistra italiana Giovanna Amodio.

Sostegno bipartisan: presenti anche il senatore Rampi (Pd) e il deputato Capitanio (Lega)
“Questi licenziamenti sono solo la punta dell’iceberg di una situazione nella quale è peggiorato il clima aziendale – ha detto Federica Cattaneo, segretaria provinciale di Flai Cgil – sono aumentati i carichi di lavoro, peggiorata l’organizzazione del lavoro con una sostanziale riduzione occupazionale”. Lunedì c’è stata anche la prima udienza per il licenziamento di Fabrizio Ferrari ma c’è poca fiducia che la vertenza legale possa portare a un reintegro in azienda. E la stessa prospettiva di non riavere il lavoro, e al massimo di ricevere un indennizzo, la sente anche il collega Ignazio Ficara.

Federica Cattaneo, segretaria provinciale di Flai Cgil
“La vertenze seguiranno il loro corso e confidiamo in un esito positivo – ha aggiunto Federica Cattaneo – Ma intanto sosteniamo i due lavoratori e facciamo richiesta del loro reintegro. E non è un rito perché riguarda due licenziamenti che ci hanno colpito profondamente, fatti in modo pretestuoso, usando la questione della mascherina abbassata, e strumentale per altre questioni aziendali”.