Un anno fa il lockdown aveva tolto agli uomini, ma aveva portato il lupo a Montevecchia…

Un lupo è sceso nel Parco di Montevecchia, quando gli umani erano ristretti nelle loro case, per poi andarsene quando le persone sono tornate a popolare i boschi.
Se è vero che ogni situazione nasconde un lato positivo, quello del lockdown dello scorso anno è certamente connesso alla natura. Durante i mesi più rigidi delle restrizioni anti Covid, quando le persone erano costrette a vivere per buona parte del tempo dentro casa, chiuse tra quattro mura, nel Parco di Montevecchia è apparso un ospite inatteso: il lupo. All’inizio, nei mesi primaverili ed estivi del 2020, quando erano state segnalate strane uccisioni di pecore e capre al pascolo, in diverse zone dell’area protetta, si era pensato all’attacco da parte di cani.
Le uccisioni si sono però protratte anche nei mesi di novembre e dicembre: le modalità con cui erano avvenute hanno alimentato il sospetto che potesse trattarsi dell’opera di un lupo. Le successive analisi genetiche hanno confermato l’ipotesi. Un ultimo attacco si è consumato il 28 dicembre scorso, con l’uccisione di diversi animali fra loro vicini, in numero ben superiore alle necessità alimentari.
Le indagini sul territorio
L’Ente Parco, con il supporto dei Carabinieri Forestali e del gruppo di lavoro sul Lupo attivo in Regione Lombardia e nell’arco alpino occidentale (nell’ambito del Progetto LIFE WOLFALPS EU), aveva attivato una campagna di informazione nei confronti degli allevatori. Contestualmente sul territorio erano state effettuate azioni di monitoraggio.
Il lupo se n’è andato
Da allora, non ci sono più state uccisioni. Il lupo, quasi certamente, se n’è andato e con lui anche le rigide restrizioni legate alla pandemia di Covid. Il Parco di Montevecchia, come del resto tutti i boschi del nostro Paese, si è pian piano ripopolato di umani, che verosimilmente hanno tolto spazio vitale agli animali, i legittimi abitanti.
L’identikit del lupo
Del lupo di Montevecchia non resta che qualche scatto, ottenuto grazie alle fototrappole. Si può ipotizzare che si trattasse di un esemplare, maschio, allontanatosi dal territorio di origine dei rilievi delle Prealpi comasche, che nei mesi del lock-down più severo, in marzo e aprile, si è spinto fin nel territorio del Parco, indisturbato dal traffico automobilistico. Forse un giovane animale, che nel corso dell’estate, ha affinato le tecniche di assalto alle prede.
Ritornato poi verso nord, probabilmente per non esser costretto a una perenne solitudine. E forse anche per non essere disturbato dagli umani.
