Intervista a Erminia Belli, che con il Cadom aiuta le donne contro la violenza economica

11 marzo 2022 | 13:00
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Intervista a Erminia Belli, che con il Cadom aiuta le donne contro la violenza economica

Esperta di HR, dal 1996 collabora con il Cadom di Monza per aiutare le donne nel campo che conosce meglio: quello del lavoro.

La violenza di genere passa anche per la violenza economica. Non ha dubbi Erminia Belli, volontaria e membro del direttivo del Cadom (Centro Aiuto Donne Maltrattate) di Monza: “La violenza economica è una delle forme della violenza di genere, insieme alla violenza fisica, psicologica e sessuale – afferma -. È uno dei modi in cui il maltrattante ottiene il controllo della donna”.

Violenza economica: una violenza di genere

“È violenza economica non solo lesinare il denaro o fare gli acquisti necessari alla compagna e ai figli decidendoli direttamente, senza consultarli, ma anche obbligare a firmare documenti senza spiegarne l’utilizzo e che spesso si rivelano poi trappole come fideiussioni o ipoteche, chiedere o costringere la compagna a lasciare il posto di lavoro, non onorare gli impegni economici presi in sede di separazione o divorzio. E quando la donna, a seguito di ripetuti episodi di maltrattamento, decide di separarsi, il tema economico si ripresenta sotto forma di vincolo alla decisione di costruirsi una nuova vita” spiega Belli.

Con una formazione di Giurisprudenza e Diritto del Lavoro, Erminia Belli è una consulente nell’ambito delle Risorse Umane: un’esperienza che le è tornata utile anche all’interno del Cadom, organizzazione di volontariato “formata da donne che mettono a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze per aiutare le donne che subiscono violenza”, nata nel 1994 e attiva su tutto il territorio della Brianza.

L’incontro con Cadom, un amore a prima vista

“Mi sono laureata nel 1986 – riepiloga Belli -, ho lavorato per sei anni, poi, nel ’92, mi sono trasferita per due anni in Olanda. Una volta tornata avvertivo il desiderio di fare volontariato con persone adulte, che mi permettessero di instaurare una relazione alla pari, e la scelta è caduta molto naturalmente sul Cadom, che rispondeva alla mia inclinazione per le tematiche femminili e che proprio in quel momento stava facendo una pubblicità per un corso di formazione per nuove volontarie. Ricordo come fosse ieri il colloquio preliminare e la prima, piccolissima sede: era in una casa un po’ vecchiotta ed è scattato subito un amore a prima vista“.

Dopo il corso, durato fino in primavera inoltrata, la prima difficoltà: “All’epoca lavoravo molto intensamente, c’era il rischio che potessi offrire scarsa disponibilità di tempo all’associazione. Fu una volontaria, Giuliana, a proporre che mi occupassi di orientamento al lavoro. Allora, come oggi, erano molte le donne che, dopo aver fatto un percorso con noi, avevano bisogno di essere reindirizzate nel mondo del lavoro, e per di più all’epoca c’era pochissimo, lo stesso ufficio di collocamento era un disastro”.

Il suo contributo divenne così importante che la sua attività continua ancora oggi: “Sì, nonostante ora ci siano molti più servizi sul territorio, ma è un ambito che mi appassiona moltissimo. Credo che il lavoro sia una fonte di autonomia, socialità, riconoscimento e autostima molto importante per le donne. Questo, ovviamente, senza dare un giudizio su chi non lavora, per scelta o perché il lavoro non lo trova”.

L’importanza di essere indipendenti

Non facciamoci illusioni: non basta l’indipendenza economica a salvarci da una relazione abusante. Anche se può aiutare: “Nella mia esperienza la violenza domestica risulta presente in tutti i ceti socio-economici, in tutti i livelli di istruzione e in tutte le condizioni famigliari. Ritengo che il fatto che una donna sia autonoma da un punto di vista lavorativo non impedisce che le possa capitare di trovarsi in una relazione violenta, tuttavia potrebbe essere un fattore facilitante nel prendere la decisione di troncare la relazione più velocemente che in altri casi. Non a caso spesso gli uomini maltrattanti insistono che la donna lasci il lavoro, per isolarla”.

Per questo il suo corso pensato per le donne e dedicato alla gestione del denaro è così importante, e sempre attuale: “In questo momento ce lo stanno chiedendo sia il comune di Villasanta sia quello di Seregno – conferma Belli -. Non è un qualcosa di calato dall’alto, ma un laboratorio basato sulla nostra esperienza con donne che hanno subito violenza economica”.

Il laboratorio “Le donne e la gestione del denaro sulla violenza economica” cerca di fornire informazioni tecniche, di natura bancaria e legale, lavorando però preliminarmente sulla consapevolezza. “Inutile andare ad approfondire la parte tecnica senza prima creare consapevolezza del rapporto con il denaro – chiarisce Belli -. È un lavoro che fa emergere il rapporto di odio e amore che le donne hanno con il denaro: più conflittuale, meno lineare di quello degli uomini”. Cioè? “Abbiamo molta vergogna a chiederlo, tanto per cominciare. Non negoziamo per noi stesse, vorremmo essere valutate per quello che siamo senza doverlo chiedere direttamente. Per questo è necessario un percorso di autostima“.

Una considerazione, quest’ultima, che vale per tutte le donne. Un consiglio su come comportarsi, per quelle donne che stanno cercando di ritagliarsi il proprio spazio nel mondo del lavoro?

“Prendersi i propri spazi, costruire una comunicazione assertiva e rispettosa degli altri e creare una rete di solidarietà con altre donne. Alcune persone confondono assertività con aggressività, mentre noi donne dovremmo cominciare a essere maggiormente consapevoli delle nostre emozioni, dei nostri desideri e dei nostri bisogni e quindi adottare uno stile di comunicazione più solido, pacato, ma sicuro di sé e quindi più assertivo. Non lasciare che gli uomini usino il “divide et impera” con le donne nel mondo del lavoro, ma creare alleanze e senso di solidarietà con colleghe e responsabili. L’unione fa la forza, anche in questo caso”.

Generico marzo 2022

Chi è Erminia Belli

Laureata in Giurisprudenza, ha un diploma in Economia del Lavoro presso l’Università di Leiden, in Olanda, dove ha abitato alcuni anni.

Con una vasta esperienza in tematiche HR, maturata come responsabile a livello italiano e europeo di grandi multinazionali in settori diversi, da sempre nutre interesse per i temi del Diversity Management ed è impegnata da molti anni nel no profit: in particolare, fa parte del Consiglio Direttivo del C.A.DO.M di Monza, un centro aiuto contro la violenza domestica che opera sul territorio di Monza e Brianza dal 1994. Per il Cadom si occupa di orientamento al lavoro, di formazione e del progetto “Le donne e la gestione del denaro sulla violenza economica”.

Il Centro offre colloqui di accoglienza a donne in situazione di maltrattamento domestico, supporto legale e psicologico, nonché svolge attività di prevenzione nelle scuole e formazione per operatori sociali, sanitari e giudiziari.