Sanità pubblica, diritto fondamentale. A Varedo un convegno del Pd con Irene Zappalà e Gigi Ponti

Varedo. La sanità in Lombardia non funziona e c’è bisogno di un cogente riequilibrio tra sanità pubblica e privata. Questo il punto fermo affrontato ieri sera a Varedo, giovedì 19 gennaio, durante il convegno “Sanità pubblica, diritto fondamentale” Ospitato in via Umberto I 23, sede della lista civica “Siamo Varedo”. Hanno preso parte come relatori Gigi Ponti, già consigliere regionale del Pd, Irene Zappalà, candidata alle prossime regionali del 12 e 13 febbraio e già assessore di Nova Milanese e la cardiologa dell’ospedale Pio XI di Desio, Marianna Elena Spina.
A fare gli onori di casa è stato Gigi Ponti, che in qualità di consigliere regionale ha spiegato le fragilità della così detta non riforma Moratti (ora candidata presidente alle regionali con il terzo polo ndr). La legge 22, approvata in Consiglio regionale il 14 dicembre del 2021, è la prima norma in Italia ad utilizzare i fondi previsti dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). “Gli obiettivi che si prefiggeva la riforma sanitaria,finanziata con circa 2 miliardi di euro, sono ancora ben lontani, mentre – asserisce il consigliere Pd -, l’ex assessore al Welfare non ha fatto altro che consolidare l’impianto privatistico a discapito della sanità Pubblica e senza dare ascolto alle molte istanze portate in Consiglio regionale durante 3 settimane di discussioni in aula. La medicina territoriale? Per ora molte promesse esolo scatole vuote”.

Il leitmotive della serata è quindi stato quello di cambiare per ottenere risultati concreti, soprattutto quando non è ancora stato riconosciuto il ruolo prevalente del settore pubblico. Ascoltiamo l’intervista a Gigi Ponti:
LA FOTOGRAFIA DELLA SANITÀ IN LOMBARDIA
Perché la sanità lombarda è tanto importante e fa così tanto discutere? Numeri alla mano, la Lombardia con i suoi 10 mila abitanti è la regione più popolosa del Paese. Presenta un’altissima diversità territoriale e morfologica e ha un’elevata presenza di popolazione anziana: nel totale sono 2,3 milioni i residenti over 64. Mentre gli over 85 hanno raggiunto quota 358 mila. “Per questo motivo – chiosa Ponti – è necessario che la Sanità pubblica sia messa al centro di politiche mirate e coraggiose”.

In altre parole, la sanità privata non può prevaricare su quella pubblica. E, a onor di cronaca, è proprio quello che sta succedendo. In Lombardia si stima che circa 800 mila persone siano senza MMG (medico di medicina generale o di base). Solo in Brianza (dati aggiornati luglio 2022) si stima invece che i cittadini senza medico siano oltre i 20 mila, di cui circa 2.500 solo a Varedo, su una popolazione di 14 mila.
Rafforza i dati l’elenco pubblicato da Ats in data 22 settembre 2022, in merito agli ambiti carenti di assistenza Primaria e incarichi di Continuità Assistenziale. A titolo di esempio, a Monza sono 2, 5 a Lissone, 7 a Desio e Brugherio, 3 a Seregno e a Cesano Maderno, 4 ad Arcore e a Varedo. A completamento della situazione, ci sono poi le lunghe liste di attesa: fino a 207 giorni per visite non programmate. “Questa – conclude Ponti – è una fotografia preoccupante, che indirizza il pubblico verso il privato. La riforma Moratti è stata un’occasione persa. Per questo motivo le nostre principali proposte saranno indirizzate verso il potenziamento e il rilancio della prevenzione, verso la sanità territorialee l’assistenza primaria, mettendo al centro il ruolo dei sindaci e dei Comuni”.
IL FUTURO CHE VERRÀ

Irene Zappalà, classe 1990, già assessore per il comune di Nova Milanese, oggi guarda al domani con le prossime regionali. Al centro del suo interesse, il futuro della Sanità.
“Un altro modello di Lombardia è possibile – chiosa in apertura del suo intervento – e lo è partendo proprio da un nuovo modello di Sanità, già attenta alle esigenze e alle istanze dei cittadini”. La sua è una visione, che parte proprio dall’Art 32 della nostra Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.
Un’idea tradita dalla visione del centro Destra, “che – precisa Zappalà – ha trasformato la Sanità in un’industria”. Il suo punto di partenza è che chi avrebbe dovuto avere una visione congrua e coerente, ha invece determinato la convenienza di non scegliere il pubblico, a favore del privato. Certo, allo Stato costerebbe meno, “ma il diritto alla cura – precisa Irene Zappalà – non può essere un lusso”.
Ascoltiamo l’intervista di Irene Zappalà, la quale ci racconta la sua visione di politica e cosa farebbe per cambiare il sistema sanitario, il quale ha già mostrato tutte le sue fragilità.
L’ESEMPIO PRATICO

A chiusura dell’evento è intervenuta la cardiologa Marianna Elena Spina, membro dell’associazione COBAC (Comitato Ovest Brianza Antonio Colombo).
Un intervento conciso, il suo, durante il quale ha sottolineato le difficoltà di un sistema sanitario. “Durante la fase acuta del Covid – spiega la dottoressa – si è letteralmente aperto il vaso di Pandora e tutte le fragilità di questo sistema sanitario, sono venute a galla”.
Passi l’urto della prima ondata, che ha colto impreparato ogni sistema e come la diga del Vajont ha spezzato ogni cosa. “Cessata la prima ondata – precisa la dottoressa Spina – Regione Lombardia non ha saputo gestire la ripresa e ogni ospedale si è trovato abbandonato a se stesso. Le conseguenze sono note: mentre il Privato ha ottenuto le prestazioni più remunerative, al Pubblico sono rimaste invece le prestazioni più onerose e, contestualmente, gli sono state tolte forze e risorse”.
La cardiologa ha quindi insistito sull’importanza di investire sul pubblico, cosa che finora è stata fatta in modo non sufficiente. Il riferimento va già alla precedente riforma Maroni (L.R 23/2015) che ha ridotto le 15 Asl alle attuali 8 Ats (Agenzia di tutela della salute), che coprono territori enormi e spesso eterogenei. Fa anche riferimento ai PreSST, Presidi socio sanitari, inizialmente previsti ma poi mai realizzati.
“Oggi – chiosa la dottoressa Spina – sono previste le Cdc (Case di comunità). In Brianza ne sono state realizzate 4 sulle 18 previste, ma resteranno un flop e scatole vuote, se non si pensa di investire sul personale medico sanitario e sulla medicina territoriale, tanto demonizzata dal centro Destra”. Del resto “i medici di base non servono”, parola di Giancarlo Giorgetti (Lega).
Per la dottoressa Spina è poi fondamentale investire sui Pronto soccorsi e sugli ambulatori. Sempre il Covid ha infatti evidenziato la necessità di investire maggiormente su questi elementi. Basti pensare (dati forniti dalle Asst lombarde a inizio 2022) che rispetto al 2019, ovvero alla fase pre Covid – in tutto il 2021 e il 2022 c’è stato un drastico calo, oltre al 50%, con picchi fino al 89% in alcune province, di visite oncologiche e specialistiche come quelle cardiologiche. “Le liste di attesa – conclude la dottoressa Spina – sono state bloccate a lungo. Ora stiamo assistendo ad una graduale ripresa, ma la colpa principale è da attribuire alla mancanza di programmazione regionale negli anni e così, alla prima concreta difficoltà, il sistema è crollato su ste stesso”.