Arcore, il signor Cavalli dell’Albero Azzurro presenta il suo libro “Ragnatele”

Lo scrittore, autore televisivo e teatrale e direttore artistico di importanti manifestazioni e avventure culturali, sarà il 13 aprile presso la libreria “Lo Sciame Libri” nel Comune brianzolo in cui ha vissuto per tanti anni e realizzato diversi progetti.
In tanti, tra quelli che oggi hanno tra i 30 e i 40 anni, ma anche una buona parte di chi all’inizio degli anni Novanta era già genitore, se lo ricordano come un baffuto e geniale narratore di storie, “il signor Cavalli” dell’Albero Azzurro, il programma per bambini più longevo della televisione pubblica italiana.
Ma in realtà Claudio Cavalli, scrittore, autore televisivo e teatrale, direttore artistico di importanti manifestazioni culturali in Italia e all’estero e di avventure culturali come Arteingioco, realizzato ad Arcore, ed ora il progetto “Artexplora”, è molto di più del signor Cavalli.
È un vero e proprio vulcano di idee. Che ancora adesso, a 75 anni suonati, non sa cosa significhi annoiarsi. L’inventare e il costruire, dalle storie agli oggetti più disparati fino ai festival, con una predilezione per l’avventuroso e il fiabesco, tipico di tutti coloro che hanno un bel rapporto con l’immaginazione, come i bambini, rientrano nel flusso costante delle sue giornate.

Il prossimo 13 aprile, alle ore 20.45, Claudio Cavalli sarà alla libreria “Lo Sciame Libri” di Arcore per presentare il suo libro “Ragnatele”, pubblicato nel febbraio 2023 dal Gruppo Albatros Il Filo. A condurre la serata, che avrà luogo nel Comune brianzolo in cui Cavalli ha vissuto 12 anni e lavorato per altri 18, ha realizzato tra l’altro il progetto culturale del restauro delle scuderie di villa Borromeo, sarà il direttore di MBNews, Matteo Riccardo Speziali.
In quest’intervista Claudio ci racconta qualcosa di “Ragnatele”, thriller dalle molteplici sfaccettature, ma anche del suo percorso umano e professionale. Compreso una storia curiosa con bambini spettatori dell’Albero Azzurro”, di cui è stato autore nelle prime 500 puntate.
L’INTERVISTA
“Ragnatele” è la sua ultima fatica letteraria. Come è nato?
In realtà non è l’ultimo lavoro: da anni dedico tempo a scrivere, soprattutto storie. “Ragnatele” è nato nel 2017. Nel 2019, arrivato alla parola fine, era finito in un cassetto insieme ad altri scritti, alcuni per ragazzi, altri per adulti. Devo ringraziare mia figlia Lara se il libro è fuggito da quel cassetto ed è finito pubblicato.

Cosa vuole raccontare in questo thriller?
Mi attraeva l’idea di scrivere un romanzo con protagonista un giornalista di provincia, bravo e quindi scomodo, che vorrebbe fare informazione e inchieste ma per le molte pressioni che arrivano al suo quotidiano non viene pubblicato.
Il giallo thriller è la struttura narrativa che ho scelto perché offre empatia, suspense, imprevedibilità, ma l’ho usata in maniera anomala perché racconto anche pezzi di vita quotidiana – amori, amicizie, progetti – di questa società di adulti, bloccata dentro ragnatele di varia natura: livelli di cultura che si abbassano, mala economia, malavita, mala politica.
“Una buona domanda va molto più lontano di una buona risposta” è la frase simbolo del romanzo. Quanto c’è bisogno di buone domande oggi, in un mondo dove sembra facile trovare soprattutto le risposte, anche attraverso i mezzi tecnologici?
Ero un ragazzino quando ho scoperto che le domande vere erano quelle che sconcertavano e aprivano la mente a cercare risposte. Le buone domande erano per Socrate il mezzo per portare i suoi discepoli a conoscere l’essenza dell’umanità. Sono un elemento della saggezza educativa e strumento chiave delle brave maestre e dei bravi maestri. Sono l’anima di una efficace intervista, di una buona inchiesta giornalistica, di un saggio scientifico, di riflessioni sulla vita e sul mondo. Sono un segno dell’autenticità delle persone.

Tra i protagonisti di “Ragnatele” c’è Willer, un giornalista di inchieste, che oggi sono sempre più rare e difficili. Perché questa scelta? Il personaggio a chi è ispirato?
Willer è un giornalista tenace. Quando è trascinato in processi con richieste di danni milionari li vince, ma fa domande su ogni questione storta, indipendentemente dall’appartenenza o dall’importanza degli interessati. E questo lo rende scomodo, per cui le pressioni a non pubblicarlo vengono dalle molte ragnatele di potere presenti nel territorio, compresi personaggi politici per cui vota.
Willer tuttavia non è un eroe, non vuole esserlo e non vuole farsi impallinare. Non gli piace neppure essere un solista. Per questo si organizza insieme ad un gruppo. Mette in atto un piano avventuroso, sorprendente per idee e invenzioni, e riesce a rendere finalmente pubblici fatti, realtà malavitose e informazioni pericolose e sconosciute.
Lei è scrittore, autore-attore televisivo e teatrale, tra l’altro anche di spettacoli per la Scala di Milano, direttore artistico di festival e avventure culturali. Cosa accomuna tutto questo in una personalità poliedrica come la sua?
La passione per l’arte di narrare, per le molteplici possibilità della cultura educativa, per i molti aspetti delle arti in genere, il cinema compreso: il tutto condito con molta curiosità.
Nella sua lunga carriera, qual è la cosa che ha scritto o realizzato a cui è più legato?
Faccio parte della categoria dei creativi che ritengono che la cosa migliore – più appassionante, nuova, inventiva e così via – è quella che devono ancora fare.
Quando, molto molto raramente, mi capita di guardare alcune cose fatte – un libro, una puntata dell’Albero Azzurro, il video o le foto di uno spettacolo teatrale – le trovo qualcosa di estraneo. Anche la mia immagine la vedo come qualcosa di altro da me. Credo sia un riflesso condizionato del narratore: preferisco raccontare la memoria in storie, piuttosto che analizzarla su documenti.

Lei è stato tra gli autori delle prime 500 puntate dell’Albero Azzurro, in cui era anche uno dei personaggi-narratori. Ci racconta un aneddoto di questa trasmissione che va in onda dal 1990 ed è il programma per bambini più longevo della televisione pubblica italiana?
Incontri venivano organizzati dalla Rai – Albero Azzurro nelle scuole dell’infanzia. Da ricordare che quelle prime 500 puntate sono il programma più videoregistrato della storia della Rai.
Risultò che erano migliaia le scuole dell’infanzia che collezionavano le puntate. Ad uno di questi incontri, appena entrato in una classe rumoreggiante di giochi e chiacchiericci, la maestra diede l’annuncio ai bambini: “Guardate bambini, la sorpresa di oggi! Con noi c’è il signor Cavalli dell’Albero Azzurro!”.
Alcuni bambini si girarono, spalancarono gli occhi e zittirono. A quell’epoca era una vera sorpresa per bambini di quell’età vedere un personaggio della televisione dal vivo. Ma un gruppo di bambini proprio vicino a me continuò a giocare rumorosamente.
La maestra allora chiamò uno di questi: “Matteo, guarda che c’è il sig. Cavalli!”. Matteo, senza girarsi e senza smettere di giocare: “Ma va, maestra, il sig. Cavalli è un cartone, ce l’abbiamo dentro la televisione!”. All’insistenza della maestra, Matteo si girò e quando mi vide cominciò a squadrarmi e a guardare il televisore, con la bocca aperta. Poi mi chiese: “Come hai fatto a venire fuori dal televisore?”.

“Artexplora”, di cui lei è direttore artistico, è un parco unico in Italia che sorge nella sua nativa Romagna e avvicina i bambini al mondo dell’arte. Si può considerare un po’ la summa di tutto quello che ha cercato di fare, in diverse modalità, nella sua attività lavorativa?
Artexplora è una “summa”, ma non solo mia: è, in ogni aspetto, l’opera di un gruppo. Anzi, nel nostro caso è l’opera di una “famiglia d’arte”, come raramente accade. Infatti a me e a Lucietta Godi e alle nostre specificità artistiche, si sono aggiunte le figlie Leila e Lara, con competenze, arti e conoscenze in altri linguaggi. Insieme abbiamo elaborato ed elaboriamo progetti nuovi e, da qualche anno, entrano nelle iniziative alcuni giovani che, da bambini e ragazzi, hanno partecipato alle molte proposte di Artexplora.

Come può sintetizzare, allora, l’essenza di Artexplora?
Artexplora è il progetto più ricco e complesso. È un’opera di intrattenimento educativo, rivolto a bambini, ragazzi, famiglie, insegnanti, composto da oltre 500 fra giochi di nostra invenzione, postazioni interattive e laboratori nei quali si intrecciano linguaggi e strumenti espressivi, come le arti pittoriche e plastiche, la narrazione, il cinema, la fotografia, il video, la poesia, il teatro, varie forme di strutture ludiche.
Le finalità sono due: la prima è fare per capire i capolavori dell’arte, il patrimonio artistico, i grandi maestri, conservati nei musei. La seconda è fare arte per esprimersi, raccontarsi, comunicare.
