60.000 copie vendute e libro finalista del Premio Letteratura d’impresa 2023. Ecco la quinta serata della rassegna “Muggiò Legge”.
60.000 copie vendute, libro finalista del Premio Letteratura d’impresa 2023 e una ambientazione premiata patrimonio dell’Unesco. Venerdì 12 maggio l’autrice AlessandraSelmi ha presentato “Al di qua del fiume” durante la quinta e ultima serata della rassegna “Muggiò Legge 2022/2023″, a cura della Biblioteca civica di Muggiò e del Gruppo di lettura “Un libro per te”.
La trama
Costruito tra la fine dell’Ottocento e gli anni ’20 del Novecento e voluto da una famiglia d’industriali che ha segnato la storia d’Italia, il Villaggio Crespi era all’epoca la perfetta sintesi di funzionalità industriale e fascino architettonico. Chi vi abitava poteva disporre di alloggi con giardini privati, bagni pubblici e lavatoi, orti, ma anche di un ambulatorio medico, una scuola, un teatro, un centro sportivo, un dopolavoro, una chiesa e addirittura un cimitero. Un mondoautosufficiente, dove nascere, vivere e morire senza aver mai bisogno di uscire dai suoi confini.

L’intervista
Alessandra Selmi è titolare dell’agenzia letteraria Lorem Ipsum, dove si occupa di scouting, e insegna scrittura editoriale nell’ambito dei master dell’Università Cattolica di Milano. A un anno dalla pubblicazione, e con Lorenzo Messaggi come moderatore, Alessandra ha svelato i dietro le quinte del suo romanzo.
Come è nato?
“Per via della mia professione – comincia Alessandra – mi chiedono se fosse un libro pensato a tavolino per avere successo. La risposta è sì: lavoro in editoria e conosco il mercato. Tuttavia questa volta è accaduto qualcosa di inaspettato: gli editori mi hanno chiesto di scrivere come se non fossi una professionista. Dovevo essere più ingenua e viscerale, così un giorno mi torna in mente un aneddoto di mia nonna su Crespi d’Adda. Capisco grazie alla mia esperienza la qualità della storia che avevo tra le mani, ma l’idea è nata dall’inconscio. Ho trovato una pepita d’oro, con la fortuna che nessuno ci aveva già scritto. Non è stata piena ingenuità, ma comunque parecchio casuale.”

Come si scrive un romanzo storico?
“Occorre studiare tantissimo. Su 22 mesi di lavoro totale, solo 6 di scrittura. – spiega Selmi – Il resto è ricerca storica accurata, dalla grande storia del periodo a quella del quotidiano. Bisogna essere attenti a rispettare la memoria, è anche una questione deontologica”
Personaggi della storia sono anche gli ultimi, gli operai. Cosa vuol dire scrivere di loro?
“Non si possono ignorare le condizioni degli operai: sono coloro che hanno costruito il villaggio. – sottolinea l’autrice – Da essere contadini abituati ai ritmi della natura, diventano schiavi delle fabbriche e della campanella del cambio turno. Non si può scrivere un romanzo di questo tipo senza analizzare queste tematiche. Crespi d’Adda è un villaggio chiuso, si nasce e si muore lì, in contrasto con il titolo “Al di qua del fiume”. Il senso del villaggio operaio nell’800 d’altronde è quello di portare vicino alle fabbriche i lavoratori, non è per bontà che vengono costruiti. Cristoforo Crespi ha sì il merito di creare un villaggio bello, ma comunque il castello del padrone era simbolo della sua autorità verso gli operai e le loro famiglie”.
