Monza, Università Bicocca: è festa per i primi 17 laureati in “Medicine and Surgery”

Il Corso di Laurea Magistrale internazionale, in lingua inglese, sviluppato in collaborazione con l’Ateneo di Bergamo, ha proclamato neo-dottori che sanno coniugare competenze teoriche, pratiche e tecnologiche.
Monza. Riuscire a laurearsi è una soddisfazione per chi completa il percorso accademico, ma anche, quasi sempre, per la sua famiglia e le persone a lui o lei più vicine. Questa volta, però, il traguardo raggiunto dai primi 17 medici laureati del Corso di Laurea Magistrale internazionale, in lingua inglese, “Medicine and Surgery”, è un vanto anche per l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e l’Università degli Studi di Bergamo.
Il titolo accademico, che in questo caso è interateneo ed ha una delle sue due propaggini a Monza, dove ha la sua base il Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca, infatti, è il frutto di una collaborazione piuttosto originale.
Coinvolti nel percorso di studi dei nuovi laureati, formati non solo nelle discipline mediche, ma anche in quelle bioingegneristiche e tecnologiche, sono anche l’Università del Surrey e l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, sede delle lezioni e delle attività di tirocinio.

I FESTEGGIAMENTI
Mettere insieme, in una cornice internazionale, competenze scientifiche e metodologie di apprendimento pratico è la strada che l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e l’Università degli Studi di Bergamo hanno intrapreso con convinzione. Ed, ora, cominciano a raccogliere frutti concreti.
I 17 laureati del Corso di Laurea Magistrale internazionale, in lingua inglese, “Medicine and Surgery”, che alla discussione delle proprie tesi nell’Aula Magna dell’Università di Milano-Bicocca hanno presentato lavori di ricerca clinica, sono stati celebrati anche dai vertici delle istituzioni accademiche.
Per la consegna dei diplomi di laurea ai neo-dottori c’erano, infatti, la rettrice dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, Giovanna Iannantuoni, il rettore dell’Università degli Studi di Bergamo, Sergio Cavalieri, il Direttore Generale ASST Papa Giovanni XXIII, Maria Beatrice Stasi, il Professor of Molecular Genetics alla University of Surrey, JohnJoe Mc Fadden, il direttore del Dipartimento di Medicina e Chirurgia (School of Medicine and Surgery) di Milano-Bicocca, Pietro Invernizzi e la Presidente del Consiglio di Coordinamento Didattico del Corso di Laurea Magistrale in Medicine and Surgery, Maria Grazia Strepparava.

UN PERCORSO VINCENTE
Il connubio tra l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e l’Università degli Studi di Bergamo, che riguarda anche il progetto ANTHEM (AdvaNced Technologies for Human-centrEd Medicine) e proseguirà con protagonista il Polo di Medicina e Chirurgia di Monza, ha caratterizzato anche la cerimonia dei primi laureati in “Medicine and Surgery”.
Se, infatti, il 3 luglio la discussione delle tesi e la consegna dei diplomi si è svolta nell’Aula Magna dell’Università di Milano-Bicocca, il 4 luglio nell’Auditorium “Lucio Parenzan” dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo si è tenuto l’evento “Sapore di futuro”, un incontro ad ampio raggio sul ruolo dell’ospedale nella formazione dei futuri medici.

LE PROSPETTIVE
La proclamazione dei primi 17 laureati è solo la prima tappa di una sfida formativa che ha già chiare le sue metodologie e i suoi obiettivi. Dal formare medici che sviluppino da subito un approccio “del fare” e sul campo al contatto con i pazienti sin dal secondo anno di corso sulla base di un metodo di apprendimento interattivo, fino all’attenzione verso le tecnologie sviluppate ed applicate alla sanità.
Il Corso di Laurea Magistrale internazionale, in lingua inglese, “Medicine and Surgery” è una sperimentazione che ha già numeri di successo. Gli studenti sono complessivamente 197, di cui 109 sono italiani e 88 stranieri provenienti da 28 Paesi diversi.
I posti disponibili per accedere al corso di studio per l’anno accademico 2022-2023, ai cui test di ammissione si erano iscritti ben 929 candidati, sono stati 42, 26 per i cittadini comunitari o extra UE soggiornanti in Italia e 16 riservati agli studenti extra UE richiedenti visto. In un’epoca, almeno in Italia, di disamore generale per l’Università sono decisamente segnali in controtendenza.