Sgombero Foa Boccaccio: LabMonza invoca un confronto sul futuro degli spazi giovanili

Il gruppo politico ha pubblicato una nota stampa a seguito del secondo sgombero della FOA-Boccaccio in poche settimane.
Dopo il secondo sgombero della FOA-Boccaccio in poche settimane, LabMonza ha espresso la necessità di aprire un dibattito sulla condizione giovanile, la libertà d’espressione e gli spazi aggregativi nella città di Monza. Il gruppo avverte l’urgenza di un profondo ripensamento del concetto di “ordine pubblico”, che oggi si traduce quasi esclusivamente nella repressione delle fasce giovanili e dei soggetti socialmente più esposti.
“Questo sgombero risponde chiaramente alle direttive politiche del Ministro Piantedosi, che intende sanzionare ideologicamente e reprimere a prescindere ogni forma di occupazione di immobili per alimentare le retoriche tossiche sul degrado, insicurezza e delinquenza urbana. Una concezione politica all’opposto della nostra storia e valori, in cui dunque non possiamo riconoscerci” si legge nella nota stampa.
“Ogni concezione di legalità deve necessariamente accompagnarsi ai principi di giustizia, equità e solidarietà, di autodeterminazione ed autoespressione individuale, collettiva e politica. Non si possono dunque ridurre ad una mera questione di ordine pubblico le istanze di chi chiede spazi liberi e autogestiti di socializzazione e produzione di cultura e coscienza politica, anche non allineata. Da questo punto di vista, nel corso degli anni la FOA-Boccaccio ha svolto un’importante funzione aggregativa, culturale e politica. Soprattutto nei confronti della popolazione giovanile, che più di qualunque altra ha spesso sofferto dell’inadeguatezza o dell’insufficienza di politiche a suo favore.
Questa Amministrazione comunale sta avanzando e realizzando iniziative politiche importanti sul piano culturale, sociale e giovanile, in netta controtendenza con il precedente governo di destra. Siamo convinti della possibilità e auspicabilità che entrambe le parti si aprano ad un dialogo per un confronto su queste istanze, senza assistere nuovamente alla loro semplice repressione in nome dell’ordine pubblico”.